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mercoledì 18 luglio 2012

Hushabye Mountain

Sto percependo finalmente il senso giusto e profondo del detto "chi si contenta gode".
Più che capirlo, sto cominciando lievemente, fugacemente, quasi inavvertitamente, a sperimentarne gli effetti sulla mia pelle.
Tutto sta a comprendere che significa "contentarsi".
Perché c'è un modo di contentarsi che è illusione ed umiliazione, a cui non bisogna mai piegarsi. Mai.
Poi c'è il contentarsi che è quella "perfetta letizia" di cui parla Francesco d'Assisi.
Che è tutt'altra cosa.
E lì contentarsi e godere, appieno, è tutt'uno.
E significa, semplicemente, vivere.
Sapere di esserci.
Che è la ricchezza più inestimabile che potremo mai sperare di ottenere.


A gentle breeze from Hushabye Mountain
Softly blows o'er lullaby bay.
It fills the sails of boats that are waiting--
Waiting to sail your worries away.
It isn't far to Hushabye Mountain
And your boat waits down by the key.
The winds of night so softly are sighing--
Soon they will fly your troubles to sea.
So close your eyes on Hushabye Mountain.
Wave good-bye to cares of the day.
And watch your boat from Hushabye Mountain
Sail far away from lullaby bay.