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martedì 27 gennaio 2015

I will survive

La tempesta perfetta pare in fase di esaurimento.
E il mio maestro jedi dovrebbe esser di nuovo in Italia, sano e salvo (altrimenti, dato il luogo in cui stava, una delle polveriere più pericolose del globo, avrei avuto brutte nuove dagli organi di informazione). E lo rivedrò tra meno di quarantott'ore.
(E faremo quello che ha detto endi.)
E, a proposito del mio maestro jedi, da quelle parti, a non troppa distanza dal suo territorio d'azione, i combattenti curdi - tra cui le bellissime ragazze fiere, laiche, straordinariamente toste e sempre sorridenti, che compaiono in foto a corredo di ogni servizio o lancio d'agenzia - hanno liberato Kobane, il che è pure una notizia meravigliosa.
E in Grecia vince finalmente, come millenni fa, la democrazia, e la speranza che ci possa essere un'alternativa politica capace di tener testa alla finanza, mostro senza volto che sta erodendo alla radice i valori primari della nostra civiltà: solidarietà, equità sociale, giustizia. Eguaglianza. Fratellanza. Libertà.

Ieri, tornando in auto per l'ennesima volta dal luogo in cui dal cinque gennaio sono andata una, più spesso due volte al giorno, ascoltando come al solito le notizie alla radio, ho sentito l'esultanza, il sollievo per l'affrancazione da un giogo insopportabile di un popolo mescolarsi all'esultanza e al sollievo per la mia personale affrancazione, inebriata dal riprendere contatto con me stessa e autonomia del mio corpo e dei miei pensieri, governo pieno sulla mia esistenza.

Una nuova leggerezza si è impossessata di me. I will survive! M'è venuto spontaneo di canticchiare allegramente, mentre mentalmente mi congedavo per l'ennesima volta - questa però con gran soddisfazione e placidità - da chi mi voltò le spalle in tempi lontanissimi lasciando, al posto di un legame tra me e lei, una ferita in me ormai cicatrizzata, un vuoto sempre più ristretto man mano che mi dilato: non con rabbia o amarezza, come sarebbe appropriato per le parole della canzone: no, con la levità variopinta, aerea, soave, del playback danzante delle meravigliose drag queen infilate in vestiti incongrui, incredibili, in mezzo al desolato, aspro outback australiano in Priscilla, regina del deserto. Ciascuna col suo carico di umiliazioni e vessazioni subite; ciascuna con la sua pena in cuore, col suo sé irrisolto, alla disperata ricerca del senso della propria vita: ma lo stesso sorridenti di un sorriso che è aureo distacco e insieme profonda empatia e intenso legame con gli altri esseri umani, che affratella la loro artificiosità emarginata nel consesso civile alla naturalezza selvaggia di altri emarginati, i nativi autoctoni del deserto, e che viene solo da dentro.

Pian piano riprenderò in mano i fili abbandonati: scriverò mail, sistemerò abiti, esaminerò pratiche, andrò a trovare amici.

Oggi ho festeggiato concedendomi l'abbandono ad una soffice, beata inerzia.

Anche questa è fatta. I will survive, ho svoltato un'altra curva e sono ancora qua.

Giubiliamo.

Stamane intanto, all'alba, ormai tra veglia e sonno, ho fatto un sogno bellissimo: ho sognato che era primavera, e io mi preparavo lieta e uscivo a farmi carezzare da un raggio di sole, e tutto era tiepido e luminoso. E no, non era andato avanti il tempo: era gennaio, proprio oggi, ventisei gennaio, ed era primavera in gennaio, e io mi dicevo, gaia e sicura, "andiamo a goderci questa primavera di gennaio!", sì, proprio così.



At first I was afraid, I was petrified,
Kept thinkin' I could never live without you by my side,
But then I spent so many nights thinkin' how you did me wrong,
And I grew strong, and I learned how to get along,

And so your back, from outerspace,
I just walked in to find you here with that sad look upon your face,
I should've changed that stupid lock,
I should've made you leave your key,
If I had known for just one second you'd be back to bother me,

Go on now go, walk out the door,
Just turn around now, 'cause you're not welcome anymore,
Weren't you the one who tried to hurt me with goodbye,
You think I'd crumble? You think I'd lay down and die?
Oh no not I, I will survive,
Oh as long as I know how to love I know I'll stay alive,
I've got all my life to live; I've got all my love to give,
And I'll survive, I will survive,
Hey, Hey!

It took all the strength I had not to fall apart,
And trying hard to mend the pieces of my broken heart,
And I spent oh so many nights just feeling sorry for myself,
I used to cry, but now I hold my head up high,
And you'll see me, somebody new,
I'm not that chained up little person still in love with you,
And so you felt like droppin' in and just expect me to be free,
Now I'm savin' all my lovin' for someone who's lovin' me.

Go on now go, walk out the door,
Just turn around now, 'cause your not welcome anymore,
Weren't you the one who tried to break me with goodbye,
You think I'd crumble? You think I'd lay down and die?
Oh no not I, I will survive,
Oh as long as I know how to love I know I'll stay alive,
I've got all my life to live, I've got all my love to give,
And I'll survive, I will survive. Oh

Go on now go, walk out the door,
Just turn around now, 'cause your not welcome anymore,
Weren't you the one who tried to break me with goodbye,
You think I'd crumble? You think I lay down and die?
Oh no not I, I will survive,
Oh as long as I know how to love I know I'll stay alive,
I've got all my life to live, I've got all my love to give,
And I'll survive, I will survive, I will survive

It took all the strength I had not to fall apart,
And trying hard to mend the pieces of my broken heart,
And I spent oh so many nights just feeling sorry for myself,
I used to cry, but now I hold my head up high,
And you'll see me, somebody new,
I'm not that chained up little person still in love with you,
And so you felt like droppin' in and just expect me to be free,
Now I'm savin' all my lovin' for someone who's lovin' me.

Go on now go, walk out the door,
Just turn around now, 'cause you're not welcome anymore,
Weren't you the one who tried to hurt me with goodbye,
You I'd crumble? D'you think I'd break down and die?
Oh no not I, I will survive,
Oh as long as I know how to love I know I'll stay alive,
I've got all my life to live; I've got all my love to give,
And I'll survive, I will survive, I will survive

venerdì 18 aprile 2014

Amarsi un po'


E comunque tu sai che oggi si celebra la definitiva dipartita della tua diciassettennitudine.
Perché da oggi c'è un'altra diciassettenne che ti passa avanti.
Da oggi l'unica diciassettenne legittimata è la giacobina, che compie oggi le sue diciassette primavere.
A lei, alla vostra burrascosa relazione, che tu sai cosa significhi nella tua vita ma non puoi scriverlo perché c'è il rischio che lei legga il post, e alla sua passione per Lucio Battisti (che a te ha invece sempre fatto abbastanza cagare, prima che arrivassero lei e il suo compagno di classe a costringerti ad ascoltarlo e ad apprezzarlo), alzi i calici nella sintesi di una delle di lui canzoni più note, la più adatta, scritta due decenni prima che lei venisse al mondo.
E speriamo che lei non se ne accorga.

(Auguri!)



sabato 12 aprile 2014

Così celeste

Roma quanto sei stupida stasera, in cui io, in missione per conto della giacobina, dopo l'ufficio invece di andare a casa devio verso il tuo centro, parcheggio sotto la lama del sole al tramonto all'angolo con Piazza della Pilotta e mi avvio a piedi verso l'ex Rinascente ora Zara di Via del Corso seguendo il solito tragitto che passa per Fontana di Trevi e Galleria Colonna, quello che le mie gambe hanno percorso migliaia di volte da quando sono su questa terra, perdendo magicamente peso e fatica ad ogni falcata.
Quanto sei stupida, Roma, quanto sei ruffiana, quando meno di un'ora dopo esco dalla Feltrinelli e poi anche dalla Galleria, ingolfata di pacchetti di profumi e di libri, e mi incammino a ritroso su quelle tue pietre accumulando, un piede dietro l'altro, le mie ennesime impronte sopra al minutissimo puzzle degli altri miliardi di miliardi di passi perduti e ritrovati, presenti e passati, di estranei sconosciuti che ti hanno calpestata, di persone care che m'hanno camminato accanto, un anno, due anni fa, o dieci, o trenta, ed è frattanto sceso su di te il manto della notte, un manto scuro così celeste, e nell'aria c'è una freschezza lieve che solo qui da te, di sera, in aprile può aleggiare, una freschezza che ti lucida e ti rimette a nuovo come fossi stata costruita oggi, come se non t'avessi mai attraversata prima d'ora, come se tu ti schiudessi al mio passaggio per la prima volta; un senso di non so che aspettativa di felicità, che trasfigura come un incantesimo le facciate in ombra dei palazzi e i volti dei turisti divenuti tutti così familiari, così perfettamente inseriti nel quadro che mi circonda, come se non ci fosse altro posto nel mondo più adatto a loro di questo, come se fossero sempre vissuti qui con me, come se la loro espressione competente, l'accuratezza nello svolgimento del loro ruolo, si stemperasse in un languore segreto e morbido che è lo stesso mio, che è lo stesso loro. Dalla centralità del mio essere volgo lo sguardo in giro, e vedo tutti gli uomini belli, e bellissime le cosce delle ragazze sfiorate da stoffe svolazzanti, sorelle delle mie, che paion anche loro rinvigorite da stamane, quando sono riuscita ad infilarmi uno dei tubini che non mi entravano più scoprendo giubilante una sorta di salto a ritroso del tempo, e così pure del mio girovita, e che ora ondeggiano nelle mie calze color perla tra il biancore di tutta quella massa di carne giovane discretamente indistinguibile dalla mia.
Quanto sei stupida, Roma, quanto puttana, nel danzarmi intorno corteggiandomi così, come se fossi per te unica e speciale quanto tu lo sei per me e per qualche altro centinaio di milioni di persone, insinuandoti nel mio cuore fino a spaccarlo in due come un cocomero maturo, e inondandolo d'amore, amore immenso, totale e appassionato, e di gioia purissima, e fierezza inesprimibile, nel sentirti mia, mia, parte delle mie viscere, sangue del mio sangue, ossa delle mie ossa, e nel farmi pensare inebriata che non sono mai stata innamorata di nessuno come lo sono di te, che tu, solo tu, sei il mio solo uomo e la mia sola donna, e uguale io per te, e che questo è un miracolo che si rinnova di anno in anno, da prima che io esistessi, quando tu invece c'eri già, e anche quando io sarò finita, e tu continuerai ad esserci ancora.

Un altro sole, quando viene sera 
Sta colorando l'anima mia 
Potrebbe essere, di chi spera 
Ma nel mio cuore è solo mia! 
E mi fa piangere e sospirare 
così celeste, she's my baby
E mi fa ridere, bestemmiare,
e brucia il fuoco, she's my baby


lunedì 7 aprile 2014

Weather to fly

Buona settimana a tutti. E ora apriamo le ali!




Are we having the time of our life?
Are we having the time of our lives?
Are we coming across clear?
Are we coming across fine?
Are we part of the plan here?
Are we having the time of our lives?
Are we coming across clear?
Are we coming across fine?
Are we having the time of our lives?
Are we part of the plan here?

We have the drive and time on our hands
One little room and the biggest of plans.
The days were shaping up,
Frosty and bright.
Perfect weather to fly
Perfect weather to fly

Pounding the streets where my fathers feet still
Ring from the walls,
we'd sing in the doorways,
or bicker and row
Just figuring how we were wired inside
Perfect weather to fly

So in looking to stray from the line
we decided instead
we should pull out the thread that was
stitching us into this tapestry vile,
And why wouldn't you try?
Perfect weather to fly

venerdì 14 marzo 2014

Tutto su Aldo (Il monticiano)

Dunque, esortata da molti di voi, ieri sera ho telefonato ad Aldo: buone notizie! L'intervento, o meglio, gli interventi, hanno avuto un esito positivo e il decorso post operatorio procede in modo soddisfacente, a parte un focolaio d'infezione restio a farsi domare che somiglia  per ostinazione a quello con cui aveva già lottato nel precedente ricovero, e che i sanitari sono decisi a debellare a tutti i costi prima di dimetterlo. Da qui il prolungamento della sua degenza.
I batteri, comunque, non avranno vita facile con Aldo, a giudicare dalla nostra conversazione frizzantina...
Il nostro Monticiano è cosciente, senziente, loquace, mordace e salace quanto e più del solito. Dunque chi volesse (so che qualcuno l'ha già fatto) lo chiami, per un sicuro reciproco diletto.
Ho scommesso con lui che martedì prossimo al massimo sarà a casa e aggiornerà il blog. Vediamo se ci piglio, mi farebbero comodo un po' di soldi...

mercoledì 2 ottobre 2013

La saggezza nel sangue



Dal sito di Spinoza il fantastico, laconico, essenziale tweet di eio, il fondatore in persona:




Il giardino delle delizie


AHAHAHAHAHAHAAHAHH!!! LO SAPEVO! Lo sapevo che avrei vinto la scommessa!
Sono diventata una fine politologa, ahem.

E nel clima di "pacificazione" che ha auspicato il Caimano durante il suo grave discorso cominciano già i distinguo: Sacconi smentisce Formigoni che aveva affermato che "ormai la fiducia di Berlusconi è tardiva" e che i nuovi gruppi parlamentari avrebbero comunque visto la luce; Zanda rimbecca Bondi, Nitto Palma se ne va per dissenso con Zanda, e PD e PDL cominciano a darsele di santa ragione: bagarre in aula.
Per non essere da meno avevano cominciato i grillini, minacciando ed offendendo la senatrice Dal Pin, ex appartenente al Movimento, che aveva dichiarato di votare la fiducia al governo per evitare la follia di rimandare il Paese a votare col Porcellum.



E il commentatore del Wall Street Journal Simon Nixon twitta: "Berlusconi declares his support for Letta government and all of Europe collapses in laughter at the absurdity of Italian politics."
Devo tradurre?




Faith

Faccio una scommessa con me stessa: il Caimano, pur di spiazzare la strategia deberlusconizzante di Letta e Napolitano, all'ultimo momento voterà la fiducia. Da una bestia senza catene, senza faccia, senza principi, senza dignità, è lecito aspettarsi tutto e il contrario di tutto.
Se lo farà sapremo che la minaccia di Alfano, Giovanardi, Cicchitto (Dio che raccapriccio scrivere questi nomi qua sopra), era fondata e destinata a concretizzarsi.
Altrimenti, semplicemente, prosegue la scommessa, il governo cadrà per la sfiducia dell'intero PdL.
Ecco, Cri, facciamo così: se il governo si salva o cade per il voto più o meno compatto (concedimi qualche patetica, poetica defezione, magari i sei che pare abbiano applaudito il discorso di Letta) dei servi del delinquente, vinco io. Se invece si salva per l'ausilio di una corposa pattuglia di transfughi che certifichi l'abbandono da parte dei topi della fogna prosciugata e contestualmente la rifondazione della Democrazia Cristiana che lobotomizza come niente fosse stato vent'anni di follie e riprende senza soluzione di continuità a sguazzare nella palude dove eravamo prima dell'avvento del maggioritario, vinci tu.
In entrambi i casi, come al solito, perde l'Italia. Tiremm innanz'.
(Ed intanto, come volevasi dimostrare, ecco apparire dichiarazioni a raffica del redivivo Casini...)

venerdì 6 settembre 2013

Friday I'm in love

Oggi c'era un'aria così lieve, un sole così giallo, un cielo così azzurro, un tepore così grato, colori così netti, e tutto era così fresco e vivo e nuovo di zecca e smagliante come se il mondo fosse stato creato stamattina, che persino Viale Partenope pareva un bel posto dove vivere.
Ah, settembre, quanto ti amo, sei il mese migliore dell'anno.


sabato 15 giugno 2013

Sabato, domenica e venerdì

Sabato

Mentre medito amaramente sui sei-sette tubini taglia 44, compreso quello sghicissimo nero delle foto dell'anno scorso sulla scalinata del Visconti, che ho dovuto accantonare perché mi fanno le sembianze di un insaccato (maledetta pillola, l'avevo detto io che mi faceva 'sto scherzo, avrò messo almeno quattro chili, e mo' per perderli so' cavoli amari!!!) ed eroicamente sopporto il primo giorno di dieta fai-da-te che consiste nel digiunare senza se e senza ma, sento un ronzio da qualche parte e m'accorgo che no, non è la lavatrice, è un elicottero che vigila dall'alto sul Gay Pride. In merito al quale mi viene in mente l'ultimo mio pensiero di donna della strada (intesa nell'accezione di genere femminile di "uomo della strada": uh, che gabbie semantiche queste espressioni stereotipate) sul mio nuovo sindaco, aspramente criticato per non aver presenziato. Soprattutto da Aldo Busi, che si è spinto ad affermare che "allora tanto valeva tenersi Alemanno" perché Marino si sarebbe permesso di dire "resto in famiglia", enunciato di gravissima gravità per la pretesa sottesa infamità che lancerebbe contro i gay contrapponendo "la famiglia" di stampo patriarcale, rassicurante, perbenista, cattofondamentalista, difesa ad oltranza dai family day, agli omosessuali stigmatizzati come nemici della medesima e portatori di istanze che ne minacciano la tenuta nella società. Ora, io lo so che Busi è amante della trasgressione e dello scandalo, che gode a spararle grosse per il gusto di ascoltare la sua voce e adora per raffinatissimo snobismo far parte dello showbiz più trash e cheap al punto di partecipare all'Isola dei Famosi, ma a tutto c'è un limite, persino ai paradossi busiani librati in eccitante precario equilibrio tra il genio e l'idiozia. Il fedifrago sta davvero in famiglia, fuori Roma, come peraltro aveva già dichiarato di voler fare per un paio di giorni dopo l'elezione (visto che poi i due giorni coincidevano pure col sabato e la domenica), per ripigliare fiato prima di cimentarsi nella composizione della Giunta, dunque l'espressione "resto in famiglia" null'altro significa che quello che esprime pianamente, e vorrei vedere pure che Marino l'avesse intesa caricare d'altri significati in un voltafaccia subitaneo e completo a un giorno solo dalle elezioni, fregandosi le mani sardonico manco fosse Dottor Jeckyll e Mr Hyde o la Strega di Hansel e Gretel o Cattivik (eccheccazzo d'omo sarebbe, il Genio del Male? E allora adesso che dobbiamo aspettarci, i raduni nazi anche noi a Fori Imperiali? Ecco perché voleva pedonalizzarli, il malvagio!!!). Inoltre al Gay Pride ha presenziato in nome del Campidoglio l'appena eletto Luigi Nieri di SeL, già amministratore regionale, persona stimatissima che chiunque abbia un minimo di cognizione della politica romana conosce e rispetta; e Imma Battaglia, che del Gay Pride è stata più volte organizzatrice, si è candidata per il Consiglio comunale pure lei nelle fila di SeL, dunque correndo per Marino (che non credo non ne sapesse nulla...), risultando, in prima battuta, la prima dei non eletti, e poi ottenendo un seggio in Campidoglio per la proclamata non eleggibilità del suo compagno di partito Andrea "Tarzan" Alzetta, il famosissimo paladino delle lotte per la casa. Dire che tanto valeva tenersi Alemanno è una bestialità, non solo in assoluto, ma anche, dunque, nello specifico. Perché, cos'è più importante, una comparsata propagandistica ad una manifestazione o i fatti? Ecco, giudichiamo i fatti: quelli sin qui avvenuti - le intolleranze, gli episodi di violenza, l'accresciuta insicurezza e il moltiplicarsi degli ostacoli ad una normale e civile vita quotidiana per i gay in questi ultimi cinque anni, che non potevano certo esser cancellati e nemmeno bilanciati da un'affacciata del sindaco strabico fascista in un paio di occasioni al Gay Village, e quelli che verranno, se verranno, come verranno. Solo allora si potrà a buon diritto decidere chi è meglio di chi, e se l'uno vale l'altro. E dopo questo pretendo pane per la mia fame di "ordinaria amministrazione" nel senso migliore del termine; il che, tradotto, significa la speranza di non dover mai più interessarmi di Marino per almeno i prossimi tre mesi...

Domenica

Non pervenuta (spero).


Venerdì

Dopo appena (sic!) due mesi, l'ex amica di cui parla questo post si è accorta che l'ho cancellata da FaceBook, e ha cominciato a bombardarmi: prima una mail, poi un messaggio privato, poi un SMS di cui  conosco solo l'incipit: "oggi passo da Roma, vorrei vederti" (e rivendico il diritto di esser vigliacca e di aver cancellato tutto, mail, messaggio privato ed SMS, senza rispondere e senza leggere niente di quello che contenevano. Tanto cosa avrei potuto replicare? Un bel tacer non fu mai scritto, dice il proverbio, e io approvo e mi adeguo.)
Non faccio in tempo a respingere l'assalto che ne inizia un altro: SMS della mia ex terapeuta che mi chiede come sto, se mi sono ripresa dalla morte di mio padre, che mi pensa sempre, che mi vuole bene etcetcetc. Io, arrancante a ostinato passo di marcia su per Via Bissolati, ripetendomi "undué, undué" per mantenere la cadenza che spero giovi all'erosione del percepitissimo sfregamento del sommo del mio interno cosce, leggo basita. Poi a casa mi faccio coraggio e a questa, sì, a questa rispondo. Undici anni di confidenze, dopotutto, meritano almeno l'onore delle armi. Lei mi ri-risponde. Io rispondo salutando per tagliare. Lei ri-ri-risponde, e io smetto di leggere, abbattuta.
Queste due tizie sono tutte e due psicologhe, e tutte e due invaghite di me. Vado forte con la categoria, wow.
E allora mentalmente rivolgo una prece al mio maestro jedi, il mio Vincent Price dai luciferini occhi cerulei (quando gliel'ho detto, un paio di sedute fa, che non riesco a guardarlo in faccia perché mi mette in soggezione, con quegli occhi da Vincent Price, mi ha risposto saltandomi quasi addosso: perché, cos'hai contro Vincent Price?): Edo, ma perché devono corteggiarmi solo donne psicologhe? Visto che vado forte coi terapeuti, e visto che ora sei tu il mio terapeuta, non si potrebbe, per la proprietà transitiva, avere un messaggino amoroso da te? No? Che ti costa?
Per ora nessun segno di riscontro, azz.



giovedì 13 giugno 2013

Old and wise

Anvedi, ecco, Marino, il mio nuovo sindaco, ha moglie e persino una figlia, e io che avevo arguito fosse un bel zitello, vedendolo sempre accompagnato dalla mamma. La quale risulta nelle note biografiche di wikipedia essere svizzera; ciò che secondo me spiega, in parte, il carattere - non così tipico alle nostre latitudini - fermo, volitivo, determinato, coerente sino all'intransigenza con la propria etica, del figlio. 
Invece il suo aplomb, la signorilità un poco dandy, quel fare cortese, semplice ma suadente che talvolta fa balenare dietro l'apparente bonomia del suo sguardo d'acciaio sapidi guizzi di un sarcasmo graffiante, probabilmente gli derivano dalla sicilianità del padre.
Lui, poi, è nato a Genova. Non so quanto ci abbia vissuto, forse gli anni dell'infanzia e dell'adolescenza, visto che da universitario stava già a Roma, per laurearsi in medicina alla Cattolica Agostino Gemelli; ma certo degli schivi e sobri autoctoni di quella città ha assorbito caratteristiche per la maggior parte diametralmente opposte a quelle di Grillo.
Un bel mix, comunque, per un uomo d'ingegno brillante, d'indole forte e di nervi evidentemente molto saldi, che si appresta, non si sa con quanta competenza da spendere, a governare una delle città più ingestibili del mondo.
(A me, per esempio, già il suo tanto strombazzato annuncio che chiuderà Via dei Fori Imperiali al traffico ha fatto incazzare, anche perché oltretutto non mi pare un provvedimento prioritario. Questo per dire che non ho particolari aspettative - che non siano quelle elementari, minime, per considerarlo un amministratore onesto, e venendo dopo la gestione appena conclusa ci vuol proprio poco - o pregiudizi verso di lui, né in negativo né in positivo.)
Berlusconi, asserendo (in verità con poca passione) che non fosse un credibile candidato sindaco perché, a differenza dell'ingegnere delle biomasse - titolo che gli ho appena scoperto in seguito alla sua dichiarazione "andrò a rispolverare la mia laurea", stupefatta per la laurea e in surplus per l'ingegneria, ma non per l'interesse alle biomasse - Giovanni Alemanno (peraltro nato a Bari), "non è romano", ha mostrato al mondo ulteriori squarci dei suoi abissi di ignoranza, sia in merito alle qualità necessarie per l'amministrazione della cosa pubblica, sia specificamente riguardo a Roma, coacervo di culture e di origini sin dalla sua fondazione, mica paesetto all'ombra del campanile chiuso nell'angusto orizzonte delle sue tradizioni folkloristiche e dei suoi micro egoismi come, per dire, certi centri del trevigiano o del varesotto.
E dunque: come mi sento oggi, da romana finalmente liberata dall'insostenibile degradazione causata dal più sfacciato malaffare coniugato alla più tragica inadeguatezza nel catastrofico operato del penoso fascistello strabico nella maniera più supremamente sconcia che la storia ricordi?
Boh, moderatamente bene.
Essendomi preparata al peggio, non mi sono esaltata oltre misura per il meglio.
Non sono proprio più la pasionaria di una volta. Dieci anni fa, o anche solo sette, o anche solo cinque, per un avvenimento simile avrei stappato bottiglie di champagne, fatto caroselli per le strade, pianto di felicità.
Invece oggi l'entusiasmo è temperato dalla sensazione che tutto sia avvenuto non già per una resipiscenza dei miei concittadini - o connazionali, visti i risultati dei ballottaggi da Nord a Sud -, ma per mera consunzione dell'apparato di potere messo su da Berlusconi e sodali. Usurati dai mille scandali, dall'immagine della totale mancanza di decoro, dall'assoluta negazione di dialettica democratica, dalla macroscopica inidoneità e indifferenza alla gestione dei problemi del paese, alla lunga si sono sfilacciati anche i saldissimi legami coll'elettorato di liberi professionisti, piccoli imprenditori, industriali, adesso pure investiti anche loro dall'onda lunga della crisi, per troppo tempo negata e celata dietro posticce allegrie da paese del bengodi dove tutto va ben, madama la marchesa, quinte sceniche che alla fine sono cadute rivelando il baratro, sepolcri imbiancati che si sono spalancati, facendo emergere lezzo e putritudine. E poi alla lunga tutto stanca: la volgarità, l'insulto, il becerume, la sfacciataggine, ora che poi ci arrivano da più fronti, cominciano a stufare la gente, smettono di essere di moda, stuccano, non divertono più. Ci sono molte spie di questo fisiologico cambio di rotta, nei dibattiti TV, negli psicodrammi che martoriano il Movimento Cinque Stelle. E forse, chissà, è arrivato il momento di un nuovo Rinascimento, se non di sostanza, almeno di forma, nell'affermazione del galateo, della pacatezza, dell'educazione, dei buoni studi e buone letture, della dialettica un po' noiosa e soporifera di un Letta o di un Marino, che quieta, distende i nervi scossi, fa ripigliare fiato, dopo anni di cappi e mortadelle sventolati in Parlamento, facce di tolla del Cavaliere lider maximo, grugniti preistorici di Bossi, Borghezio o di Calderoli, provocazioni alla Feltri o Belpietro, gutturalismi gasparriani, irrisioni luciferine alla La Russa, diti medi di Santanché, e, per non risparmiare l'opposto fronte, sgrammaticature dipietresche venate di populismo, rotacismi bertinottiani o scempiaggini pupo-pieraccionesche di Renzi (del quale, visto il cambio di trend, spero presto declinino le fortune).
A proposito di Letta, egli è stato perculato da tutti per aver detto che il voto di queste amministrative rafforza il governo delle larghe intese. Certo, più o meno siamo dalle parti della battuta del genio burlone su twitter che vuole Berlusconi contentone perché, se pure lui ha perso ovunque, in compenso ovunque ha vinto il PD, suo alleato. In verità qui c'è poco da rafforzare o indebolire. In Parlamento c'è una maggioranza formata da due partiti che alle amministrative hanno corso in antagonismo perfetto, e all'opposizione ci sono due forze, la Lega e SeL, che alle amministrative hanno corso alleate, una ciascuna, delle due forze di maggioranza: un guazzabuglio. Io però mi sentirei di dire semmai il contrario, e cioè che il governo di larghe intese non ha danneggiato Letta, inteso come esponente del PD. Insomma, l'elettore del centro sinistra, di solito assai poco incline all'indulgenza con i suoi politici di riferimento, non ha evidentemente considerato l'attuale vituperato inciucio come l'ennesimo peccato imperdonabile da far scontare ai "suoi" ritirando la sua adesione nell'urna.
E a questo punto, fatta salva la solfa delle amministrative che non son politiche, del radicamento sul territorio e quant'altro, resta il fatto che Berlusconi ha toccato con mano la raggiunta volatilità del consenso popolare. E non può più crogiolarsi sugli allori dei sondaggi favorevoli in caso di scioglimento anticipato delle Camere. Senza contare che il marasma grillesco può pigliare direzioni imprevedibili, e nemmeno la Madonna può profetizzare l'impossibilità di un ricambio di maggioranza con pezzi di M5S e SeL e PD se il PdL, sfilandosi, dovesse far cadere il governo Letta.
In quanto all'astensionismo, io penso che anche il non voto è un voto. Tanto più in un sistema maggioritario. Ossia, è l'espressione di una volontà elettorale consapevole delle conseguenze di essa. Quando io, per non riuscire a votare la Bonino, annullai la scheda delle regionali 2010 scrivendoci sopra "Vendola", sapevo di star sottraendo un voto al centro sinistra, regalando così un vantaggio al centro destra. E avevo messo in conto che nella vittoria della Polverini (che io davo, se non per certa, almeno per alquanto probabile) io avrei avuto la mia parte di responsabilità. Ma all'epoca pensai "mai si rompe, mai s'aggiusta". E poi, mi perdonino i suoi estimatori, io la Bonino, per quanti sforzi faccia, non riesco proprio a mandarla giù.
Insomma, voglio significare che i cittadini romani, se fossero proprio stati pregiudizialmente contrari a Marino, avrebbero fatto lo sforzo di andare al seggio e mettere la croce su Alemanno. Non averlo fatto fa ritenere che essi avessero messo in conto, con la loro diserzione, di favorire, nella migliore delle ipotesi, ambedue i candidati, e che avrebbero potuto ritrovarsi sindaco indifferentemente l'uno o l'altro. Poi in realtà si capiva bene che l'aria tirava molto più a favore di Marino, indipendentemente dai suoi meriti. Ma questo, con ogni evidenza, non è bastato ad indurre i suoi oppositori ad andare a sostenere il sindaco uscente. E allora vuol dire che, se pure non erano entusiasti dell'ancora illustre sconosciuto Marino, lo erano ancora di meno di Alemanno, di cui avevano sperimentato cinque anni di operato. Più chiaro di così!
Sic stantibus rebus, io credo che, in ogni modo, stavolta abbiano vinto le forze del bene: che sia stata, questa vittoria, una vittoria della democrazia, della volontà di cambiare passo, della necessità di chiudere un folle ciclo di demagogia e populismo che ha stremato il paese. Magari verrò smentita di qui a un mese. Ma in fondo questa imprevedibilità non è un male: nessuno, nemmeno Berlusconi, può più essere sicuro di nulla. Il che, anzi, direi che è proprio un bene.
Il vantaggio di aspettarsi di tutto è che ti riempi di fiducia. Possono capitare catastrofi come possono accadere meraviglie. E le une e le altre sono destinate a finire, immerse nell'incessante variabile fluttuare delle cose della vita. E' una faccenda che, finché sei giovane, non comprendi, e allora ogni sconfitta è un assoluto che ti fa disperare, come ogni trionfo ti fa schizzare in cielo, destinandoti a dare una bella culata ricadendo, inevitabilmente.
Invece così sai che ogni sconfitta non è definitiva, perché domani potrebbe ribaltarsi in vittoria. Ma anche viceversa, e questo ti aiuta a restare coi piedi per terra, a circoscrivere, contestualizzare, dare contorno alle cose.
Dunque sono moderatamente soddisfatta, moderatamente ottimista e soprattutto serena.
Vado al cinema, guardo una commedia francese rutilante di romanticismo, colori pastello, amore per il cinema, e scopro che riesco a godermela come quando ero ragazza, con lo stesso calore nel petto.
Poi vado al Campidoglio, e lo scopro immutabile, da ieri ad oggi, nelle losanghe del pavimento michelangiolesco, nella statua equestre di Marco Aurelio che adesso è una copia ma nei turisti continua a creare l'illusione perfetta di quella ora custodita nel Palazzo dei Conservatori perché quello che conta non è l'oggetto, ma la sua funzione simbolica, il miraggio di magia che evoca, i cinque anni dell'era del sindaco più imbarazzante della sua storia passati come un soffio e già assorbiti, inglobati, digeriti.
Poi la mattina dopo vado in ufficio, e davanti all'ennesima meschineria provocatoria del capo, che fino a qualche tempo fa mi avrebbe mandato il sangue alla testa, mi sento così divertita, e così fiera di averla saputa supporre, e così contenta che lui non mi abbia smentito, che mi viene voglia di andare a schioccargli un bacio in fronte (anche lui, come Alemanno, è più basso di me) ed esclamargli con gratitudine: non mi hai deluso!
Non lo faccio, ma questo mi cambia tutta la giornata. Come Roma ho traversato deserti di abomini uscendone senza un granello di polvere addosso, serafica, intangibile.
E ho scoperto che, come Roma, posso diventare vecchia e saggia senza perdere la giovinezza e la bellezza. Alé.

(Edit: leggo ora che "Veltroni lancia Renzi a segretario". Cavoli, i miei auspici allora si avverano prima del previsto!)

lunedì 10 giugno 2013

Side effects


Mattia Marchesi
29 minuti fa ·
Il PD fa il pieno ai ballottaggi. A dimostrazione che sostenere Berlusconi fa vincere.
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Maria Cristina Vecchiarelli E allora perché il PDL ha perso?
17 minuti fa · Mi piace

Mattia Marchesi Mi pare evidente, stanno abbandonando la nave che affonda.
13 minuti fa · Mi piace

Maria Cristina Vecchiarelli No, io cercavo di fare la prosecuzione logica della battuta: capisco di non essere del mestiere, eh. Ma se sostenere Berlusconi fa vincere, allora vuol dire che il Pdl non lo sta sostenendo? Ma allora, se non lo sta sostenendo, non è vero che il governo attuale è un governo Pd-Berlusconi, ma un governo Pd-Pdl che non sostiene più Berlusconi. Ergo, il Pd non sta sostenendo Berlusconi. O no?
11 minuti fa · Mi piace

Mattia Marchesi L'architrave comico della battuta sta nel fatto che il PD (partito notoriamente perdente) si è scontrato col PDL (entità con a capo Berlusconi, notoriamente vincente) alle comunali, pur governando insieme al PDL stesso.
E' evidente che trattasi di iperbole e non di raffinato ragionamento politico che, per essere tale, non verrebbe scritto da me.
4 minuti fa · Mi piace

Maria Cristina Vecchiarelli Qui di raffinato c'è solo il sale che ha sparso Alemanno: l'ho detta, la battuta da Bagaglino, così non ci pensiamo più.

(A domani considerazioni più serie. Oggi godo solo, e godo ancor di più dei rosiconi. Tiè)

Un inverno da baciare


Ha lentamente languito anche la fine di questa domenica stagnante, imbronciata di nubi e di vento, e poi arresa nel tardo pomeriggio al sorriso di un pigro, lento, dolce tramonto del sole.
Ho passato un sabato pesante, oppressivo, con lo spirito solo a tratti liberato dopo la pulizia di un bello scoppio di pianto. Ma subito gioconda, in quei tratti, lustra, nitida, assolutamente serena, guizzata su dal mare procelloso come un delfino, o una sirena, che combattono agili e sinuosi contro, e in, un elemento familiare, conosciuto e riconosciuto.
Sono stata al cinema da sola, a gustarmi col piacere di una bimba al luna park l'ultimo Sodebergh, un thriller mefitico e mordente al punto giusto, dove come nelle migliori fiabe i buoni fessi diventano malefici vendicatori e le furbissime streghe vengono sputtanate e punite come meritano. Poi come Jep Gambardella - lui solo a piedi, io in compagnia della mia bellissima Agila - ho fatto un bel girotondo per le strade decongestionate e illuminate, assaporando la supplementare magia dell'aria del sabato sera nell'usuale magia dell'atmosfera di Roma e riflettendo quieta e silenziosa su me stessa.

E ora, che è di nuovo notte, la notte di un giorno costellato di innumerevoli minuscole tempeste in un bicchier d'acqua a cui comincio a reagire con sempre maggior fiacchezza ed indifferenza e incastonato come una tiara di diamanti di altrettante piccole purissime gioie, chiudendo FaceBook prima di dormire scopro sulla bacheca di una delle Grandi Donne che mi onoro di conoscere il link de I treni a vapore, e un flusso di ricordi dolceamari mi investe soffice, senza travolgermi.
L'ho amata tanto, questa canzone, col suo ritmo che simula lo sferragliare del treno sui binari, e la sofferenza a cui faceva da soave sottofondo, e da cui mi scuoteva e rincuorava.

"Quest'inverno passerà" ha scritto Alessandra, estrapolando la frase dal testo del suo ritornello, probabilmente in riferimento al tempo meteorologico e metaforico in cui stiamo vivendo.

Curiosa coincidenza: nel pomeriggio, mentre da sola guardavo da dietro i vetri il sole basso e morbido all'orizzonte, anch'io avevo pensato ad una canzone che parlava d'inverno.
Un'altra canzone che mi piace tanto.
La posto perché io così piuttosto ora mi sento, e mi raffermo in questo sentire sempre più, in particolare se estrapolo questi altri versi da quest'altro ritornello: "Io sono qui a dirti che non ho più paura".

Ora non voglio più che passi quest'inverno, io lo voglio baciare.

(Buonanotte)

martedì 4 giugno 2013

Serendipity

Da wiki: 
Il termine serendipità è un neologismo indicante la sensazione che si prova quando si scopre una cosa non cercata e imprevista mentre se ne sta cercando un'altra.
A me capitano di continuo esperienze di serendipità, ovviamente. Me ne nutro, sono il mio pane quotidiano. Il mio cervello sfrenato galoppa in permanenza, sgroppa, si impenna, non si acquieta mai.
C'entra molto con la serendipità la mia tendenza a connettere in unico sentire cose tra loro lontanissime, come la filosofia e le canzonette. Non esistono scissioni nella mia cosmologia personale: alto e basso, sacro e profano, bellezza e bruttezza sono sfaccettature di un unico poliedro.
Il defunto casumano mi disse, un pomeriggio: "tu sei come un prisma che è stato forgiato al buio e poi, d'un tratto, viene esposto alla luce, ed ecco che subito mentre quella gli passa attraverso la scinde e rifrange in tutti i colori dell'arcobaleno, creando un'insolita affascinante fantasmagoria nuova di zecca. Questo effetto tu fai alle persone. Perché, ricordati: la luce viene da fuori, ma la forma è la tua".
Poetico e lusinghiero, quel giudizio mi intenerì non poco. Mi sembrava calzarmi bene addosso, espresso con fondamento, e pertanto mi spinse a perseverare nell'erronea convinzione che tra noi ci fossero una sintonia e un affetto profondi. Col senno di poi quell'apostrofarmi retorico ha svelato il suo retrogusto di stantio e di falso, ma all'epoca mi parve il segno che ero stata riconosciuta. E se pure non c'era autenticità e reale trasporto nell'anima di chi l'aveva espresso, c'era la verità della commozione che aveva in me suscitato a legittimarlo fino ad oggi.
Questa, insomma, è una qualità di cui mi è piaciuto gloriarmi a lungo.

Fino a che la settimana scorsa il mio maestro jedi non ha tirato in ballo la resilienza come dote indispensabile per vivere pienamente e positivamente, di cui, a sentir lui, io sarei provvista.

Sempre da wiki:
Resilienza [dal lat. resiliens, genit. resilientis, part. pres. di resilire "saltare indietro, rimbalzare"] è un termine che può assumere diversi significati a seconda del contesto:
in ingegneria, la resilienza è la capacità di un materiale di resistere a forze impulsive (ovvero, la capacità di resistere ad urti improvvisi senza spezzarsi).
in informatica, la resilienza è la capacità di un sistema di adattarsi alle condizioni d'uso e di resistere all'usura in modo da garantire la disponibilità dei servizi erogati. I contesti di riferimento sono quelli relativi alla business continuity e al disaster recovery. Sinonimi di resilienza sono: elasticità, mobilità. È definibile anche come una somma di abilità, capacità di adattamento attivo e flessibilità necessaria per adottare nuovi comportamenti una volta che si è appurato che i precedenti non funzionano.
in ecologia e biologia la resilienza è la capacità di un ecosistema, inclusi quelli umani come le città, o di un organismo di ripristinare l'omeostasi, ovvero la condizione di equilibrio del sistema, a seguito di un intervento esterno (come quello dell'uomo) che può provocare un deficit ecologico, ovvero l'erosione della consistenza di risorse che il sistema è in grado di produrre rispetto alla capacità di carico.
in psicologia, la resilienza viene vista come la capacità dell'uomo di affrontare le avversità della vita, di superarle e di uscirne rinforzato e addirittura trasformato positivamente.

A conti fatti, oggi preferisco la mia resilienza alla mia serendipità.

giovedì 30 maggio 2013

The riddle

"Non ci capisco più niente."
Questo, in ordine alle recenti vicende elettorali, il commento laconico e mortificato della mia nevrastenica collega caterpillar, che si crede comunista ed è inconsapevole del suo essere invece reazionaria, vittima delle sue ingenue e contraddittorie fantasie mentali di ex simpatizzante grillina (ora dissimula, ma io le sue continue visite al blog del guru me le ricordo), manichea fanatica di Travaglio e fedele seguace de Il fatto quotidiano al quale quotidianamente si abbevera sfogliandolo e citandolo come un musulmano citerebbe il Corano, ultima patetica giapponese nostalgica - lei, funzionaria apicale con invidiabile stipendio entrata nell'amministrazione (legittimamente e con merito, per carità) grazie al privilegio di un provvedimento che fu all'epoca una singolare ed eccezionale corsia preferenziale per una specifica categoria di personale - della dittatura del proletariato e di lotte ideologiche e non, che peraltro per motivi anagrafici (essendo mia coetanea, negli anni sessanta portava il pannolino e nei settanta giocava con le bambole o tutt'al più a campana con le amichette per strada) non ha mai combattuto, indomita rappresentante di lista alle ultime politiche per Rivoluzione Civile, visceralmente inferocita contro "la casta" secondo lo schema savonarolesco del comico bloggerista, che negli equanimi strali rivolti al pidielle e al pidimenoelle svela lo squilibrio del suo orientamento politico (perché questi e quelli pari NON sono), traducibile in un'indulgenza venata d'ammirazione per il magnate di Arcore bilanciata dalla rabbia irridente e distruttiva per gli interi apparati, dai dirigenti giù fino agli esponenti e alla base degli elettori, dei partiti di centro sinistra aspiranti al governo del Paese, ossia PD e SeL.

A me invece pare di capire molte cose. Mi astengo dall'esporne la maggioranza, data la precarietà del dato emerso dalla tornata elettorale di tre giorni fa, che potrebbe esser anche totalmente sconfessata dai ballottaggi. Ne scrivo solo tre.

Uno, evidentemente per gli italiani i buffoni non sono tutti uguali. Gli urlatori a vanvera fanno sempre simpatia, ma il Masaniello di turno, concionante e nullafacente, gode di un'apertura di credito a tempo limitato. Se non staziona (più) in tivvù, ovviamente, a condizionare le menti. E Grillo, che è figlio della stessa TV anni ottanta da cui proviene il suo Modello di vita, in questa cosa ci ha sbattuto il grugno.
Due, che aver fatto del piddì il capro espiatorio di tutti i Mali del mondo, in un paese di ipocriti beghini masochisti quale è il nostro, ha giovato al piddì medesimo. Io stessa, se non avessi con entusiasmo votato per SeL - entusiasmo ulteriormente rafforzato dalla circostanza che il capolista per la mia Circoscrizione è uomo perbene, appassionato e impegnato amministratore da anni sul territorio, da me conosciuto personalmente - sarei stata fortemente tentata dal barrare il simbolo del PD, tanto mi ha irritato questo ossessivo tiro al piccione verso un partito dipinto come covo di coglioni e complici, aut aut, assurto a simbolo delle più turpi malefatte e dello scatafascio sociale della nazione. Come se vent'anni di berlusconismo, al confronto con le nefandezze di Bersani & Co., fossero bazzecole.
Tre, che un sindaco che al termine di cinque anni di governo si ripresenti davanti alla cittadinanza per chiedere la riconferma ed ottenga al primo turno 364.337 voti, ossia meno della metà di quelli (783.225) che aveva preso al ballottaggio precedente che ne aveva decretato la vittoria, subisce una clamorosa stroncatura del suo operato, e se fosse persona seria e dignitosa dovrebbe prenderne atto e ritirarsi in buon ordine.
Se fosse persona seria e dignitosa. Ma, come abbiamo visto anche dalla cronaca di oggi, non è evidentemente questo il caso, anzi. Checché ne dicano - sconciamente - i grillini, per i quali questo e Marino pari sono.

(La canzone sottostante, altra pietra miliare degli anni ottanta, l'ho captata stamane alla radio: e mi pare ci stia a pennello qui)


I got two strong arms blessings of Babylon
time to carry on and try for sins and false alarms
so to America the brave wise men save.

Near a tree by a river there's a hole in the ground
Where an old man of Aran goes around and around
And his mind is a beacon in the veil of the night
For a strange kind of fashion there's a wrong and a right
But he'll never, never fight over you

I got plans for us
Nights in the scullery
And days instead of me
I only know what to discuss
Oh for anything but light
Wise men fighting over you

It's not me you see
Pieces of Valentine
And just a song of mine
To keep from burning history
Seasons of gasoline and gold
Wise men fold

Near a tree by a river there's a hole in the ground
Where an old man of Aran goes around and around
And his mind is a beacon in the veil of the night
For a strange kind of fashion there's a wrong and a right
But he'll never, never fight over you

I got time to kill
Sly looks in corridors without a plan of yours
A blackbird sings on bluebird hill
Thanks to the calling of the wild 
wise men child

Near a tree by a river there's a hole in the ground
Where an old man of Aran goes around and around
And his mind is a beacon in the veil of the night
For a strange kind of fashion there's a wrong and a right
But he'll never, never fight over you

Near a tree by a river there's a hole in the ground
Where an old man of Aran goes around and around
And his mind is a beacon in the veil of the night
For a strange kind of fashion there's a wrong and a right
But he'll never, never fight over you

No he'll never
never fight over you.
 
Ho braccia robuste benedizioni di Babylon
Tempo di proseguire e tentare per i peccati e falsi allarmi
Così risparmio all'America i coraggiosi uomini saggi

Vicino a un albero presso un fiume c'è un buco nel terreno
Dove un vecchio uomo di Aran gira e rigira in tondo
E la sua mente è un faro nel velo della notte
Per una strana sorta di moda c'è un giusto e uno sbagliato
Ma lui mai, mai lotterà per voi

Ho piani per noi
Notti nel retrocucina
E giorni in alternativa a me
Io so solo di cosa discutere
Oh di qualsiasi cosa purchè leggera
Uomini saggi stanno combattendo per voi

Non sono io come vedi
Pezzi di innamorati
E giusto una delle mie canzoni
Per trattenersi dal bruciare la storia
Stagioni di benzina e oro
Uomini saggi chiudono il gregge

Vicino a un albero presso un fiume c'è un buco nel terreno
Dove un vecchio uomo di Aran gira e rigira in tondo
E la sua mente è un faro nel velo della notte
Per una strana sorta di moda c'è un giusto e uno sbagliato
Ma lui mai, mai lotterà per voi

Ho tempo da perdere
Occhiate maliziose nei corridoi senza uno dei tuoi progetti
Un merlo canta su una collina di passeri
Ringrazia il richiamo della natura
Saggi bambinoni

Vicino a un albero presso un fiume c'è un buco nel terreno
Dove un vecchio uomo di Aran gira e rigira in tondo
E la sua mente è un faro nel velo della notte
Per una strana sorta di moda c'è un giusto e uno sbagliato
Ma lui mai, mai lotterà per voi

Vicino a un albero presso un fiume c'è un buco nel terreno
Dove un vecchio uomo di Aran gira e rigira in tondo
E la sua mente è un faro nel velo della notte
Per una strana sorta di moda c'è un giusto e uno sbagliato
Ma lui mai, mai lotterà per voi

No lui mai
mai lotterà per voi


sabato 18 maggio 2013

Ma il cielo è sempre più blu.


Analisi negative, ultimo spettacolo del Quirino, ieri sera, meno peggio del solito, casini familiari per oggi contenuti, piatti lavati, panni sistemati, ansia scemata, sole che fa capolino dopo l'ennesimo acquazzone: anche questa settimanaccia densa di nubi è passata, e il cielo è sempre più blu.
Perciò ora spengo e mi rimetto a leggere, e a pensare alle cose che mi piacciono. Si va ad ore, a minuti, ad istanti. E in questo istante non c'è niente che non vada, dunque godiamoci quest'effimera quiete. 
Tiriamo avanti così.
Buon fine settimana.


(Santiddio, Rino era un poeta e un profeta)




Chi vive in baracca, chi suda il salario
chi ama l'amore e i sogni di gloria
chi ruba pensioni, chi ha scarsa memoria
Chi mangia una volta, chi tira al bersaglio
chi vuole l'aumento, chi gioca a Sanremo
chi porta gli occhiali, chi va sotto un treno
Chi ama la zia, chi va a Porta Pia
chi trova scontato, chi come ha trovato
na na na na na na na na na
Ma il cielo è sempre più blu
ma il cielo è sempre più blu
Chi sogna i milioni, chi gioca d'azzardo
chi gioca coi fili, chi ha fatto l'indiano
chi fa il contadino, chi spazza i cortili
chi ruba, chi lotta, chi ha fatto la spia
na na na na na na na na na
Ma il cielo è sempre più blu
ma il cielo è sempre più blu
Chi è assunto alla Zecca, chi ha fatto cilecca
chi ha crisi interiori, chi scava nei cuori
chi legge la mano, chi regna sovrano
chi suda, chi lotta, chi mangia una volta
chi gli manca la casa, chi vive da solo
chi prende assai poco, chi gioca col fuoco
chi vive in Calabria, chi vive d'amore
chi ha fatto la guerra, chi prende i sessanta
chi arriva agli ottanta, chi muore al lavoro
na na na na na na na na na
Ma il cielo è sempre più blu
ma il cielo è sempre più blu
ma il cielo è sempre più blu
Chi è assicurato, chi è stato multato
chi possiede ed è avuto, chi va in farmacia
chi è morto di invidia o di gelosia
chi ha torto o ragione, chi è Napoleone
chi grida "al ladro!", chi ha l'antifurto
chi ha fatto un bel quadro, chi scrive sui muri
chi reagisce d'istinto, chi ha perso, chi ha vinto
chi mangia una volta, chi vuole l'aumento
chi cambia la barca felice e contento
chi come ha trovato, chi tutto sommato
chi sogna i milioni, chi gioca d'azzardo
chi parte per Beirut e ha in tasca un miliardo
chi è stato multato, chi odia i terroni
chi canta Prévert, chi copia Baglioni
chi fa il contadino, chi ha fatto la spia
chi è morto d'invidia o di gelosia
chi legge la mano, chi vende amuleti
chi scrive poesie, chi tira le reti
chi mangia patate, chi beve un bicchiere
chi solo ogni tanto, chi tutte le sere
na na na na na na na na na
Ma il cielo è sempre più blu
ma il cielo è sempre più blu

venerdì 17 maggio 2013

A spasso con Daisy


Scemenzuola rubata ad un milanese contatto biondo (che non è la 17n Bionda) su FB


E' un tautogramma: usa la prima lettera del tuo nome per rispondere alle domande. Devono essere reali, non inventate!
E' più difficile di quanto non sembri!
Copia in una nuova nota, cancella le mie risposte, inserisci le tue e tagga venti persone (fate conto che l'abbia fatto), tra cui la Bionda, alla quale hai promesso pan per focaccia coi giochini di feisbucche ormai da più di una settimana.
Non puoi usare le parole due volte e non puoi usare il tuo nome per la domanda del nome maschile/femminile.

1. Il tuo nome: Cri
2. Una parola di quattro lettere: caro
3. Un nome maschile : Carlo
4. Un nome femminile : Chiara
5. Una professione : cicisbeo
6. Un colore: celeste
7. Qualcosa da indossare: casacca
8. L'incipit d'una poesia o di un testo letterario: Col mare/mi sono fatto/una bara/di freschezza
9. Un cibo: Coppa Fassi (chi non sa cos'è si documenti)
10. Qualcosa che si trova in bagno: cumuli di calzini zozzi dei maschi di casa
11. Un luogo: Collevalenza
12. Un motivo per essere in ritardo: centinaia
13. Qualcosa che urleresti: cazzo!
14. Il titolo di un film: Centochiodi
15. Qualcosa da bere: Chinotto
16. Un gruppo musicale: Cars, The
17. Un animale: civetta
18. Il nome di una via: Cristoforo Colombo (viale, a Roma, ma vabbé)
19. Un tipo di macchina: Carrera (Porsche)
20. Il titolo di una canzone: Cathedral song, Tanita Tikaram

(E grazie per la luminosa mattinata, Bionda. Alla prossima. Baci! )

giovedì 2 maggio 2013

For your eyes only

Interrompo la narrazione delle mie esaltanti avventure fuori patria per condividere il post di Aldo il Monticiano , col quale organizzo ogni tanto delle piccole monellerie, come si usa tra ragazzini.
Siccome l'anno scorso ci siamo molto divertiti quest'anno ci riproviamo.
E' coinvolta nel post di Aldo anche l'incolpevole Luz (cara Luz!) che, al pari di altre magnifiche donne mie "amiche" di blog, non vedo l'ora di riabbracciare.
(Chiedo scusa ai maschi che transiteranno di qui: prometto che non mi sottrarrò, se richiesta, allo scambio di abbracci anche con loro.)
Sul testo, opera integrale della mente di Aldo, declino ogni responsabilità. Ma il primo giugno a mezzogiorno ci sarò, ad accogliervi, al centro esatto del parco di Piazza Vittorio (e speriamo non faccia troppo caldo ché lì il sole ci squaglia!)

Aggiungo che, ove non fossimo stremati oltremisura dal confronto con le impegnative pietanze, io mi terrò libera anche nel dopopranzo per una passeggiata ad libitum (al Colle Oppio o dovunque altro eventualmente si deciderà). 
A presto, dunque!

IL TRIO A.LU.CRI. ORGANIZZA UN INCONTRO BLOGGER A ROMA

Ieri di prima mattina, saranno state le 12-12.30, si è riunito attorno ad un tavolo dell'osteria di Nando er bujaccaro il Trio A- che sta per Aldo, Lu - che sta per Luz e Cri - che sta per Cri, per decidere di organizzare qui a Roma un secondo incontro tra blogger per sabato 1° giugno p.v. Data l'ora in cui si svolge questa riunione il Trio all'unanimità ha deciso di consumare un antipastino a base di rigatoni con la pajata e, a seguire, coda alla vaccinara.
Seguendo un preciso e dettagliato O.d.G. al primo punto occorre decidere il luogo e l'orario del primo approccio per coloro che parteciperanno e, a maggioranza, io mi sono astenuto, il Trio ha deciso lo stesso del primo incontro del 5 maggio dell'anno scorso e cioè al centro del Parco di Piazza Vittorio Emanuele II che ha quattro ingressi sud-ovest-nord-est, alle ore 12 a.m.
Come la volta precedente, dopo il pranzo fissato per le ore 13, ogni partecipante sarà libero di dedicare il resto della propria permanenza a Roma a tutto ciò che più gli aggrada.
Pranzo al RISTORANTE LE CAVEAU – VIA CONTE VERDE 6 – ROMA vicinissimo al parco www.ristorantelecaveau.com/. (lo stesso del primo incontro).
La partecipazione è aperta a single, coppie, terzetti, quartetti ecc.
E andiamo alle cose concrete:
1) il menù:
  • antipasto rustico
  • due mezzi primi: rigatoni alla matriciana e pappardelle al castrato
  • abbacchio al forno. (Per eventuali vegetariani) fritto all'italiana
  • insalata e patate
  • vino della casa e acqua minerale
  • caffé
  • ammazzacaffé
  • tiramisu della casa.
  1. il costo del pranzo: Euro 25 (venticinque) a testa
  2. la scadenza del termine entro il quale inviare le adesioni dei partecipanti è il 25 maggio 2013.
Mauro, il proprietario del Ristorante, ha aggiunto che qualsiasi variazione al menù può essere richiesta al momento del pranzo.
Ci sembra opportuno indicare, per chi desidera ulteriori particolari, due indirizzi email e dueURL:"aldo.accardo@tiscali.it"www.viadellapolveriera.blogspot.com

venerdì 19 aprile 2013

Tubthumping (I get knocked down)

Sono stanchissima, sudata, ma ancora elettrizzata. Che giornata fantastica, quella che è appena terminata. Dal principio alla fine. Che giornata!





We'll be singing when we're winning
We'll be singing

I get knocked down, but I get up again
You're never gonna keep me down
I get knocked down, but I get up again
You're never gonna keep me down
I get knocked down, but I get up again
You're never gonna keep me down
I get knocked down, but I get up again
You're never gonna keep me down

Pissing the night away
Pissing the night away

He drinks a whiskey drink
He drinks a vodka drink
He drinks a lager drink
He drinks a cider drink
He sings the songs that remind him of the good times
He sings the songs that remind him of the best times
Oh, Danny boy, Danny Boy, Danny Boy...

I get knocked down, but I get up again
You're never gonna keep me down
I get knocked down, but I get up again
You're never gonna keep me down
I get knocked down, but I get up again
You're never gonna keep me down
I get knocked down, but I get up again
You're never gonna keep me down

Pissing the night away
Pissing the night away

He drinks a whiskey drink
He drinks a vodka drink
He drinks a lager drink
He drinks a cider drink
He sings the songs that remind him of the good times
He sings the songs that remind him of the best times

Don't cry for me next door neighbor...

I get knocked down, but I get up again
You're never gonna keep me down
I get knocked down, but I get up again
You're never gonna keep me down
I get knocked down, but I get up again
You're never gonna keep me down
I get knocked down, but I get up again
You're never gonna keep me down

I get knocked down, but I get up again
You're never gonna keep me down
I get knocked down, but I get up again
You're never gonna keep me down
I get knocked down, but I get up again
You're never gonna keep me down
I get knocked down, but I get up again
You're never gonna keep me down

I get knocked down, but I get up again