Musica, musica. E' da un po' che ho smarrito le parole.
Perché dentro di me da un po' tutto risuona, rimbomba, dissona, in un fracasso che pare quello dell'officina di Dio durante i giorni della Creazione.
Dentro di me non c'è più spazio per le parole.
Dentro di me tutto è musica.
Music was my first love
and it will be my last
Music of the future
and music of the past
To live without my music
would be impossible to do,
In this world of troubles
my music pulls me through
Visualizzazione post con etichetta Alan Parson Project. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Alan Parson Project. Mostra tutti i post
sabato 29 marzo 2014
giovedì 28 giugno 2012
Days are numbers
Vi saluto per un paio di giorni. A presto.
The traveller is always leaving town
He never has the time to turn around
And if the road he's taken isn't leading anywhere
He seems to be completely unaware
The traveller is always leaving home
The only kind of life he's ever known
When every moment seems to be
A race against the time
There's always one more mountain left to clim
Days are numbers
Watch the stars
We can only see so far
Someday, you'll know where you are
Remember
Days are numbers
Count the stars
We can only go so far
One day, you'll know where you are
The traveller awaits the morning tide
He doesn't know what's on the other side
But something deep inside of him
Keeps telling him to go
He hasn't found a reason to say no
The traveller is only passing through
He cannot understand your point of view
Abandoning reality, unsure of what he'll find
The traveller in me is close behind
Days are numbers
Watch the stars
We can only see so far
Someday, you'll know where you are
Remember
Days are numbers
Count the stars
We can only go so far
One day, you'll know where you are
martedì 19 giugno 2012
Nothing left to lose
Sofferenza e dolore non sono sinonimi, affatto.
La sofferenza quale brezza mortifera ti piomba addosso all'improvviso facendosi tela di ragno che si invischia sull'anima permeandola di trafitture ulcerose e opprimendola di un fastidio molesto e gravoso, di un tormento insopportabile che la cinge d'assedio, la separa da ogni altro legame spirituale e la esclude dal contesto dell'armonia cosmica. E' fetido impiastro di pece che la inquina, angustia fredda e cieca che la isola, giogo - reso ulteriormente penoso da un'intollerabile oscurità di senso - che la asservisce.
E, come in un palude di sabbie mobili, tu ti dibatti in essa impantanandoti e sprofondando sempre di più.
Il dolore è l'opposto. Non è una sensazione che ti assale, è una condizione esistenziale. E' il nucleo compatto, caldo e pulsante di passione dove immergerti per arrivare al cuore di quel senso che disperatamente cerchi. Non ti viene incontro, sei tu che devi andarlo a scovare dentro di te, nel fondo della tua caverna viscerale, come un tesoro celato in una grotta nel ventre della terra, come la fonte stessa della vita, il codice del tuo DNA, il luogo mistico dove giungere straziata a guardare in faccia la verità di te stessa. Non è malessere, no. E' essere.
Lì, rimosso alla coscienza, riposto nelle migliaia di esperienze di infelicità e frustrazione occorse dal giorno della tua nascita e da prima ancora, si trova il segreto della tua autenticità.
Se avrai il coraggio di ripercorrere a ritroso quella galleria di orrore ed afflizione, di rivestirti di tutte quelle ferite dimenticate ma mai rimarginate, alla fine otterrai un bene inestimabile: la comprensione della struggente tenerezza della mortalità - impulso e gusto e motivo della necessità e capacità di amare, declinata in tutte le sue meravigliose conseguenze di misericordia, empatia, fiducia, speranza, benevolenza, per te e per i tuoi simili.
Nell'accettazione del dolore - che è dolore per la lacerazione primigenia della morte - sarai folgorata da tutta la bellezza, la gioia, l'energia, l'intensità pregnante della vita, che finora hai sempre e solo intuito, e solo per brevi istanti percepito.
E dopo nulla sarà più come prima.
Nothing's good the news is bad
The heat goes on and it drives you mad
Scornful thoughts that fly your way
You should turn away 'cause there's nothing more to say
You gave the best you had to give
You only have one life to live
You fought so hard you were a slave
After all you gave there was nothing left to save
You've got nothing left to lose (you've got nothing left to lose)
No you've got nothing left to lose (who'd wanna be standing in your shoes)
You read the book you turn the page
You change your life in a thousand ways
The dawn of reason lights your eyes
With the key you realise
To the kingdom of the wise
You've got nothing left to lose (you've got nothing left to lose)
No you've got nothing left to lose (who'd wanna be standing in your shoes)
Nothing ventured nothing gained
No more lingering doubt remained
Nothing sacred or profane
Everything to gain
Cause you've nothing left
Etichette:
A che punto è la notte,
Alan Parson Project,
Armonie,
Cazzeggio e parole in libertà. E' primavera,
Cri,
Nothing left to lose,
schizofrenia e dissociazione psichica
domenica 19 febbraio 2012
Così lontani, così vicini
Di diversità e di cose incomprensibili e assurde e di rapporti tra le persone e auguri ad Angie per il suo compleanno. <3
Some of us laugh,
Some of us cry,
Some of us lay back - watch the world go by.
Some of us fear,
Some of us hate,
Some of us won't wake up 'till it's too late!
The distance between us is a mystery to us all,
The difference between us is so small!
There are no answers, only questions
And we're all strangers to the truth
But in my mind's eye
I have found the reason why
And I carry the burden of the proof.
Why do we fight?
Why do we fall?
Why do we stand there - backs against the wall?
Why don't we change?
Why don't we try?
Why don't we turn 'round, help the other guy?
The distance between us is a mystery to us all,
The difference between us is so small!
There are no answers, only questions
And we're all strangers to the truth
But in my mind's eye
I have found the reason why
And I carry the burden of the proof.
venerdì 10 febbraio 2012
Ammonia Avenue
Dopo la splendida giornata di sole di ieri, oggi si ripiomba nell'inverno siberiano. Gelo, cielo plumbeo, pioggia che adesso, da pochi minuti, vien giù mista a visibili fiocchi di neve. Mi sono alzata dopo aver dormito troppo e male ora sono qui, svogliata, insoddisfatta di me stessa, intirizzita, impensierita dalla mia assenza di pensieri, inquieta della mia quiete inerte. E dire che ieri mi era sembrato davvero un giorno di rinascita, pieno dei segni germoglianti di fecondità di ogni genere, biologiche, naturali, spirituali. Un giorno in cui la Cri selvaggia si è destata anche lei, dandosi da fare parecchio, ma così di buonumore come in certe preziose, rare occasioni le accade, da farmi sentire quasi un privilegio averla dentro ad essermi di così tanta compagnia, a colorarmi ogni dettaglio, scartoffie scrivanie sole viali alberati linde palazzine primo novecento stanze d'ospedale vetrate finestre lussureggianti cedri del libano sottopassaggi imbottigliamenti stradali marmi statue frontoni visi figure sciarpe cappelli rami di pino marciapiedi squarci di prati podisti accaldati semafori cani al guinzaglio, di colori più vividi e intensi, come se le percezioni esterne, le sollecitazioni del tutto che ci contornava, se le pigliasse lei al posto mio, facendosene trafiggere ritta sulla cima del mondo, a braccia aperte, palme distese ed occhi chiusi per ricrearne, per lei e per me, la propria autentica immagine interiore, veicolarne attraverso una straordinaria capacità di affezione la propria verità dell'esistenza, che è sempre e solo quella: tenerezza, tenerezza, struggente, amorosa tenerezza, per lei-me stessa e per gli altri, nessuno escluso.
Ieri sera tutto questo si è smorzato, appassito, come spesso fatalmente mi accade. Lo slancio è stato frenato dall'impatto con la realtà, il volo si è interrotto, impantanato in una vischiosità di parole non in sintonia con i miei colpi d'ala. Però so che riprenderà.
Come so che, anche se oggi è quasi impossibile crederci, tornerà la primavera.
Per intanto, caro Aldo, ti comunico che già da qualche giorno, indizio fausto e foriero di salda speranza, sorridente e vitale e bella come e più di prima, ben imbacuccata e calzata di un cappellino di lana bianco a disegni blu (che mi son parsi fiocchi di neve), all'incrocio tra via Conte Verde e Viale Manzoni, è tornata la ragazza rom.
Is there no sign of light as we stand in the darkness?
Watching the sun arise
Is there no sign of life as we gaze at the waters?
Into the strangers eyes
And who are we to criticize or scorn the things that they do?
For we shall seek and we shall find Ammonia Avenue
If we call for the proof and we question the answers
Only the doubt will grow
Are we blind to the truth or a sign to believe in?
Only the wise will know
And word by word they handed down the light that shines today
And those who came at first to scoff, remained behind to pray
Yes those who came at first to scoff, remained behind to pray
When you can't hear the rhyme and you can't see the reason
Why should the hope remain?
For a man will be tired and his soul will grow weary
Living his life in vain
And who are we to justify the right in all we do?
Until we seek until we find Ammonia Avenue
Through all the doubt somehow they knew
And stone by stone they built it high
Until the sun broke through
A ray of hope, a shining light Ammonia Avenue
lunedì 12 dicembre 2011
Limelight
Di nuovo lunedì.
Dopo un'alba di burrasca, col cielo scuro come a mezzanotte, e un diluvio che faceva presagire un'intera giornata di maltempo finalmente in linea con la stagione, le nuvole si sono inaspettatamente diradate per lasciar spazio ad un sole tiepido e luminoso che ha ricollocato anche la mattinata di oggi nel solco dell'eccezionalità di quest'incredibile autunno romano.
Altrettanto inaspettatamente il mio collega Claudio non c'è, e io sono e mi sento un po' sola nella stanza vuota.
Non c'è tanto da fare, per fortuna, e io lavoro lentamente, rilassata, indolente, invischiata in un languore che assomiglia ad una tristezza dolce e quieta, appena riottosa al contatto col mondo che mi gira intorno e che ogni tanto mi richiama con una telefonata o con l'arrivo del postino, o di Kajsa che deve fare un fax, o di Vito che mi porta lettere firmate da protocollare.
Ora è entrato Nazzareno, il nostro vigilante, col caffè con la cremina che è la sua specialità.
Io tiro fuori un cioccolatino fondente dal mio cassetto segreto.
Pausa. Mi gusto caffè e cioccolatino, mi ascolto Alan Parson Project, e intanto penso a quelli che porto nel cuore.
Etichette:
Alan Parson Project,
Armonie,
Cri,
Limelight,
Persone amate
mercoledì 7 dicembre 2011
Don't answer me
In loop da tre giorni. Sistole e diastole. Trepidazione e serenità. Pena e gioia. Lucidità e confusione. Luce ed ombra. Sole e nebbia.
A parte questo, è proprio una bella canzone.
If you believe in the power magic, I can change your mind
And if you need to believe in someone, turn and look behind
When we were living in a dream world, clouds got in the way
We gave it up in a moment of madness
and threw it all away
Don't answer me, don't break the silence, don't let me win
Don't answer me, stay on your island, don't let me in
Run away and hide from everyone
Can you change the things we've said and done?
If you believe in the power of magic, it's all a fantasy
So if you need to believe in someone, just pretend it's me
It ain't enough that we meet as strangers I can't set you free
So will you turn your back forever
on what you mean to me?
Don't answer me, don't break the silence, don't let me win
Don't answer me, stay on your island, don't let me in
Run away and hide from everyone
Can you change the things we've said and done?
lunedì 28 novembre 2011
Silence and I
Di nuovo lunedì.
Di nuovo, dopo alcune settimane scombussolate, fatte di minuti sconvolgimenti, turbamenti e scarti anche nell'ordine rassicurante della mia quotidianità, mi trovo a praticare la vecchia, cara consuetudine di percorrere i giardini di Piazza Vittorio per andare al lavoro.
Alle mie spalle la basilica di Santa Maria Maggiore, in fronte a me la luce bassa e densa del sole nascente che illumina i profili dei palazzi e mi entra nella mente trapassandomi una frotta di pensieri.
All'orizzonte l'azzurro abbagliante del cielo, in contrasto con l'ombra che mi circonda e mi avvolge come un'immersione in mare all'alba.
Sotto i miei piedi l'umido della terra, nelle narici l'odore dell'erba bagnata.
Nessun suono nella mia gola, nessuna parola sulle mie labbra chiuse. Nelle orecchie, sparata dalle cuffiette del walkman, la musica di questa canzone.
Nell'anima l'agognata, ritrovata sensazione di abbraccio panico, il dilatarsi dei polmoni in un respiro di amore universale che tutto contorna e tutto accarezza.
Nell'estasi che mi pervade e mi dissolve io sono l'intero di quel che percepisco, sono alberi e siepi e rosse foglie cadute e cani che si scapicollano abbaiando e giostre immobili e deserte e sassi e marmi e gente che incrocio nel mio passare. Io sono io e sono tutto, perché tutto comprendo.
Sono pianta animale essere umano. Vibro e pulso e silenziosamente ascolto ogni voce e ogni grido e ogni sussurro. Il sangue che mi scorre nelle vene mi lega a tutto il resto, in un'osmosi inarrestabile che mi colma di senso e mi fa toccare il velo che copre il mistero del sublime. Con gli occhi scruto gli occhi delle persone che incontro, il ragazzo svagato e sorridente di un suo pensiero segreto, la donna stanca con le borse sotto gli occhi, l'uomo che corre in tuta, vedo col cuore nei loro cuori. Sentendo in loro il mio stesso dolce peso, l'affanno squisito della finitudine, tragedia e ricchezza dell'umanità, invidia degli dei.
Sono viva, viva, viva, e consapevole di esserlo. Di una consapevolezza che mi rende talmente salda, autentica, concreta, che tutti miei rovelli passati, presenti e futuri, i miei sentimenti, i miei desideri, trovano il giusto posto in un attimo infinito di armonia perfetta, insostenibile per una creatura mortale.
Esplodo, e son quieta. Nel dolore c'è la gioia, nel tormento la serenità, nell'ebbrezza la pace.
Sono pronta per un'altra settimana.
domenica 20 novembre 2011
Old and wise
"Vedi, secondo me noi siamo simili in un paio di cose. Una è questa: la nostra necessità di quel che a noi pare essere "capire", o meglio, "comprendere", ma che in realtà è "poter dire che avevamo ragione".
La dinamica funziona così: una persona interessante ci si accosta, ci seduce; noi, affamati di amore, di considerazione, di stimoli, di emozioni, corrispondiamo il multiplo di quanto ci viene offerto; poi veniamo immancabilmente "fregati", frustrati nelle nostre aspettative, mortificati nello spirito; e allora cominciamo ad ostinarci, con quella nostra testardaggine di mangusta, a rimuginare, ad arrovellarci, a interpretare segnali, atti, parole, silenzi, in modo di arrivare a comporre un quadro che sia coerente al nostro ideale riferimento iniziale, che ovviamente è a sua volta direttamente proporzionale alle aspettative che ci eravamo fatti su quella persona, alla nostra esigenza di soddisfare la nostra fame, la nostra sete, per colmare il buco del nostro enorme, gigantesco cuore. Ma è, per dirla come Boccaccio, come gettare una fava in bocca ad un leone. Perché la mancanza che abbiamo dentro non è così che si può colmare. Nessuno ce la può colmare. Nemmeno le persone che più ci hanno amato nella nostra vita.
Allora giunge il momento che uno, se vuol salvarsi la vita, deve accettare. Accettare che l'altro io non lo posso salvare. Accettare che l'altro è così perché ha trovato un suo precario equilibrio, che magari è tutta finzione ma che lo fa stare in piedi, e allora chi siamo noi per sapere cos'è meglio per lui, non dico nell'orizzonte della vita intera, ma lì, in quel dato momento, con quelle date condizioni? Chi siamo noi per decidere del destino di un essere avulso da noi, noi che facciamo così tanta fatica ad occuparci del nostro, di destino?
Uno allora deve accettare, e mollare la presa. Smettere di tirare. Lasciare l'altro libero di andare dove vuole. Ma libero davvero, stavolta davvero. Soprattutto se sente di volergli bene sul serio.
Deve guardarsi dentro, e riconoscere che non è solo la salvezza dell'altro che sta cercando. Ma la sua attenzione, il suo sguardo. Voler ottenere il riconoscimento di essere, noi, significativi nella sua vita. Che è la cosa che più di tutte ci sta a cuore. E sulla quale dovremmo focalizzarci. Sul "perché" ci accada questo. Con una tale costante coazione a ripetere. Come se dovessimo tappare una falla che non si chiude mai. Come se versassimo acqua in un colino.
Deve guardarsi dentro, e riconoscere che la paura di essere sostituiti nei pensieri e nel cuore dell'altro da un'altra persona lo mette in ansia. Che prova gelosia, come un bambino è geloso delle attenzioni della mamma nei confronti di un fratellino.
Deve guardarsi dentro, e riconoscere che quello che crede essere amore è forse anche dipendenza. Attaccamento. Perché non ha una solida stima di se stesso, perché ha bisogno di continue conferme e rassicurazioni esterne. Perché fa una fatica dannata a volersi bene."
Attieniti, Cri. Molla, piccola. Apri la mano, lascialo volare, 'sto palloncino. Non piangere, su, asciugati le lacrime. Sorridi. Non aver paura.
Ci sono io, con te.
Ci sono io, con te.
Etichette:
A che punto è la notte,
Alan Parson Project,
Armonie,
che Dio ce la mandi buona,
Cri,
Old and wise,
Persone amate,
rêverie,
schizofrenia e dissociazione psichica
mercoledì 16 novembre 2011
Bugs
Sono una ragazza cagionevole. Di anima.
Forse perché ci son nata, forse perché mi ci hanno fatto diventare, forse per tutte e due le concause, sono un'handicappata spirituale. Difetto di pezzi essenziali, oltretutto pure doloranti malgrado la loro assenza, in una sindrome dell'arto mancante in piena regola.
Al loro posto ci sono ferite aperte. Strappi, tagli. Buchi. Buchi che sono varchi d'accesso per chiunque abbia voglia di entrare dentro di me.
Non tutti tutti, per carità. Nonostante le apparenze, non è facile accostarmisi. Sono una finta estroversa, piuttosto difesa, al di fuori di me stessa, da distese di rose spinose difficilmente penetrabili disposte in file concentriche progressive. Devono essere fiori attraenti, perché sovente in tanti si trovano a gironzolare intorno ai primi cespugli. Ma poi la maggior parte desiste, rimane nei cerchi esterni, oppure torna indietro, stufa di pungersi ad ogni piè sospinto. Pensando, probabilmente, e forse non a torto, che non valga la pena di fare tanta fatica.
C'è però sempre, ciclicamente, qualcuno, più corazzato, più ostinato, più resistente, o semplicemente più incosciente, che, oltrepassate tutte le schiere, arriva davanti alla mia anima inerme. E a quel punto entra come vuole. E una volta dentro può fare quel che vuole. Anche devastarmela. Oppure, se è una buona persona, limitarsi a scorrazzare e poi liberamente uscire quando lo desidera.
Lasciando orme, tracce, segni del suo passaggio che non mi sarà mai rapido e semplice cancellare.
Perché nell'orto della mia anima, non essendovi recinzione, come si può entrare a piacimento, altrettanto a piacimento ce ne si può andare tutte le volte che si vuole. Nessuno resta chiuso in trappola.
Una bella fregatura, per me.
Però quei buchi, che mi rendono così vulnerabile, fanno passare anche altro, da dentro a fuori, da fuori a dentro, con un'intensità miracolosa: emozioni, sentimenti. Gioia, dolore, affetto, rabbia, gelosia, generosità, tenerezza. Amore.
Sarà forse per questo che c'è sempre qualcuno che, liberamente e felicemente, sceglie di restare.
Iscriviti a:
Post (Atom)