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venerdì 26 dicembre 2014

Still Wie Die Nacht

Non ho mai amato il Natale. Non tanto perché da bambina i regali me la portava la Befana (nella mia famiglia disfunzionale i danni venivano accresciuti dalla schizofrenia affettiva dell'esser, sì, maltrattata come una bambola di pezza, trovando però poi sempre il 6 gennaio il tavolo della sala da pranzo stracolmo di doni), com'era usanza romana ai miei tempi non consumistici, quando ancora Babbo Natale risultava, assieme alla Coca Cola, una roba americana, e la festa di Halloween manco si sapeva che esistesse. Non l'ho mai amato perché è una festa meravigliosa e impietosa, che per essere goduta presuppone la condivisione di un sentimento collettivo di serenità e sicurezza che viene dalla certezza di essere benvoluto e di avere un posto nel mondo: certezza che mi è stata preclusa sin dai miei primissimi anni di vita.
Ho invece sempre amato tantissimo Bruno Bettelheim, psicoterapeuta naturalizzato americano, direttore della Chicago Orthogenic School per bambini psicotici, pioniere delle cure della sofferenza psichica dell'infanzia, che ho conosciuto attraverso il suo libro Il mondo incantato durante il seminario sulle fiabe facente parte dell'esame di psicologia dell'età evolutiva (voto: trenta e lode), il mio primo e unico sostenuto in quella facoltà.
Divenuta madre ho spesso consultato, tra tutti i suoi, Un genitore quasi perfetto, celeberrimo testo che esplora con semplicità, saggezza, delicatezza ed ottimismo, le gioie ed i problemi che sorgono nel rapporto quotidiano con i figli. Credo di averne prestate - e mai recuperate - almeno dieci copie, ogni volta ricomprate nell'ennesima ristampa.
Tra i vari capitoli, gli ultimi tre, dedicati alle feste, mi hanno sempre commosso, come mi commuove qualsiasi cosa di cui intuisco e quasi sfioro la bellezza senza riuscire ad accedervi.
Il terzultimo si intitola "Giorni incantati".
"(...) La cosa straordinaria della magia buona dei giorni di festa è il suo potere di conferire sicurezza per tutto l'anno, quando più se ne ha bisogno, nelle situazioni più buie. I bambini lo sanno e, lasciati a se stessi, ricorrono alla forza simbolica che emana dallo spirito della festività per ricevere sostegno morale nei momenti di disperazione. Ce lo dimostra il seguente episodio, riferito dalla psicoanalista svedese Stefi Pedersen.
Quando i nazisti occuparono la Norvegia, la Pedersen fece da guida a un gruppo di profughi, tra i quali molti ragazzini, in fuga nel cuore dell'inverno attraverso le alte montagne che dividono la Norvegia dalla Svezia. Poiché la scalata era difficoltosa ed era vitale compierla nel più breve tempo possibile, tutti avevano dovuto portare con sé solo il poco bagaglio che erano in grado di reggere sulle spalle. (...) Guardando per caso nel sacco di uno dei bambini, Stefi Pedersen vide tra le poche povere cose che vi erano contenute una stellina d'argento, di quelle che si appendono all'albero di Natale. (...) Guardò anche negli altri zaini, e in tutti trovò decorazioni natalizie da pochi soldi, stelle e campane di cartone ricoperto di carta argentata. Erano quelle le cose che quei bambini (perlopiù di religione ebraica, ma di famiglie assimilate, che nel Natale non celebravano un evento religioso, ma una festa della famiglia e soprattutto una festa dei bambini) avevano scelto di portare con sé dalla Norvegia, a preferenza di qualunque altro bene: per il resto, avevano soltanto i vestiti che portavano indosso. Stefi Pedersen ne concluse che si erano portati via quei simboli di un passato felice perché essi soltanto avrebbero potuto irradiare una luce di speranza dentro la buia angoscia di un viaggio verso l'ignoto."
(---) "Le persone che da bambine hanno passato dei Natali particolarmente infelici, tendono per tutta la vita a soffrire di gravi depressioni intorno al periodo natalizio, mentre quelle che da bambine hanno vissuto esperienze felici a Natale non soffriranno in seguito di depressioni in quel periodo, neppure se hanno una vita dura e sono soli."
Insomma, la ricorrenza del Natale - che è festa religiosa e pagana, rito ancestrale di speranzosa evocazione della luce nel cuore della notte più lunga, del buio più profondo, dell'inizio dell'inverno, gioiosa celebrazione del sole che torna a salire sopra la linea dell'orizzonte e della conseguente rinnovata promessa della rinascita della vita e della terra nella prossima primavera - è un evento non neutro, con cui fa i conti l'inconscio collettivo, perché tocca corde essenziali della nostra umanità e del nostro rapporto con i nostri simili e con gli altri esseri viventi, con l'universo che ci circonda e ci sovrasta, con lo scorrere del tempo. 
Ma nei bambini, che ancora nulla sanno delle fatiche e delle angosce della vita, che cosa simboleggia quella luce di speranza, da dove attinge la sua fiamma?
Bettelheim lo spiega quasi alla fine del libro, nelle ultime pagine dell'ultimo capitolo.
" (...) tutti i bambini si domandano che effetto abbia fatto il loro arrivo ai loro genitori, se sia stato accolto con gioia oppure no. Perciò, qualunque festività che celebri la natività ha un effetto rassicurante, e tale appunto è l'evento che più evidentemente il Natale festeggia. La gioia con la quale il Cristo bambino viene accolto nel mondo, la felicità non solo dei suoi genitori ma anche dei pastori e dei tre Re Magi, viene assunta dal bambino come segno che la sua nascita fu un avvenimento gioioso per i suoi genitori e per la collettività, visto che tutti festeggiano il Natale."
Ecco qual è la luce del Natale per i piccoli: la certezza che la loro venuta al mondo sia stata una festa. Una festa talmente importante che ha segnato il corso della storia e che anno dopo anno ricomincia: una festa che li riguarda, poiché, se è Gesù che nasce, i regali in realtà li ricevono loro, ed è dunque evidente la loro associazione a quella nascita: è chiaro che è anche la loro nascita, insieme a quella di un dio bambino, che si festeggia.
Ecco, a me è mancata del tutto questa certezza fondamentale. Ogni giorno della mia esistenza recava un messaggio contrario a questo, un messaggio che mi si imprimeva nel cervello e nell'anima ogni volta con più chiarezza. Per cui per me il Natale è sempre stato un periodo dolceamaro, qualcosa di cui afferravo echi, strappavo briciole argentate, senza diritto a parteciparne. Fare il presepe, l'albero scintillante, camminare sotto le luminarie delle strade, in mezzo alle melodie sfumate delle carole suonate dalle zampogne era solo un'occasione di rimpianto per un eden da cui ero stata estromessa, un banchetto dove m'ero sempre sentita fuori della porta, non invitata, mentre gli altri all'interno si divertivano ed erano felici.
Quest'anno, invece, per la prima volta, io lo sento, il Natale. Lo comprendo, oltre ad intuirlo.
Quest'anno non ho fatto presepi né alberi addobbati. Perché non ho bisogno di luci, intorno a me.
Perché quest'anno la luce la sento dentro, mi si è accesa nel cuore.



Still wie die Nacht 
und tief wie das Meer, 
soll deine Liebe sein!
Wenn du mich liebst, 
so wie ich dich, 
will ich dein eigen sein.
Heiß wie der Stahl 
und fest wie der Stein 
soll deine Liebe sein!



giovedì 16 ottobre 2014

The way we were

"!!! Pronto!!! Ma davvero sei tu??? Sei tu davvero???"
"Ciao, Cri. Ti disturbo?"
"Seeeeee! Certo che mi disturbi, e come no!"
"Sul serio, ti disturbo?"
"Ma che dici, tu disturbi? Tu? E poi come fai a disturbarmi? E' pomeriggio inoltrato e qui non c'è più nessuno, non sto facendo niente. Mica lavoro da un commercialista, io."
"Ahem. Ma è possibile che facciate tutti cinquant'anni? Vivo circondato da cinquantenni. Ma è proprio vero che hai fatto cinquant'anni anche tu?"
"Oddio, mi commuovi, te ne sei accorto solo dopo un mese. Ecco perché m'hai chiamato così all'improvviso! E com'è che ti viene in mente proprio adesso? Ah, ci so' arrivata! Ieri ha fatto cinquant'anni Fabio, tu gli hai fatto gli auguri e lui ti ha ricordato che anch'io... Oddio! Meno male che m'hai chiamata, mi sono dimenticata del compleanno di Fabio, come ho potuto!"
"Ahahah. E insomma, adesso sei una cinquantenne. Incredibile."
"Beh, tu sei un sessantenne, se è per questo. Ancora più incredibile."
"Mpf."
"Pensa, quando ci siamo conosciuti avevi trentun anni"
"Trentun anni? Cavolo."
"Sì, tu trentuno e io ventuno. Praticamente ti conosco da ben oltre metà della mia vita. E circa metà della tua."
"Era il 1985, allora?"
"No, il 1986. Aprile. Vabbé, tu ne facevi trentadue ad agosto, io ventidue a settembre. Il tempo vola, vero?"
"Accidenti. Impressionante. E quanto sei stata con noi?"
"Da aprile 1986 a febbraio 1989. Poco, no? Proprio poco, a paragone del segno indelebile che ho lasciato a studio in tutti voi."
"Eheh."
"Davvero, sai, senza scherzi, quello è stato il periodo più felice della mia vita. Della mia vita fino a quel momento, perlomeno. Non me ne dimenticherò mai, finché vivo. E quando avrai cent'anni e io novanta ti farò gli auguri per il compleanno anche allora..."
"Eh, stai fresca. Ce ne vole. Campa cavallo. Avoja!"
"Ahahahah, sì, hai ragione. Avoja!"
"Senti, quant'è che non vieni a trovarci?"
"Boh sarà un anno, più o meno."
"Perché non passi?"
"Perché avete sempre da fare! L'ho detto a Rosi: fatemi un fischio, e io arrivo con le paste, così festeggiamo assieme tutti i compleanni tondi di questo 2014."
"Con che arrivi?"
"Con un vassoio di paste! Ma tu tanto non ci sei mai, lo so. Conosco il tuo essere un po' orso, e lo rispetto."
"Ma non è vero, dai. E poi mica dev'essere un giorno che va bene solo a me. Dev'essere un giorno che va bene a tutti."
"Ah, le paste vanno bene a tutti sempre, lo sai. Non li conoscessimo, io e te! Organizziamo, allora?"

(...)

"Allora restiamo così."
"Grazie di avermi chiamato."
"Grazie a te. Un bacio."
"A te tanti. Tanti baci. Ciao, a presto!"
"Stammi bene, Cri. Mi raccomando. Dico davvero."
"Stammi bene anche tu. Tanto. Davvero davvero, caro boss."

Sono una donna di mezza età. Non ho più giovinezza, non ho la forza di un tempo, non ho più speranze né grandi sogni. Bellezza non ne ho avuta mai. Ho dispiaceri, invece. E ansie. E dolori.
Ma voglio bene da quasi trent'anni a una persona speciale che da quasi trent'anni mi vuol bene.
E se non fossero passati trent'anni non ne avrei avuta una così rotonda, esatta consapevolezza.
Perciò va benissimo così.
Non c'è nessuno al mondo più ricco di me.

sabato 20 settembre 2014

Cinquanta sfumature di Cri

1. Fa di preferenza le cose all'ultimo momento.
2. Si mangia le unghie da quando aveva cinque anni.
3. Scrive con tre dita, appoggiando la penna sull'anulare.
4. A quattro anni le viene ricucito con quattro punti il mento.
5. Ad otto con tre punti la tempia sinistra.
6. A quattordici con due punti la testa.
7. A trentadue e mezzo si taglia via la punta dell'anulare sinistro mentre tenta di aprire con un coltello da macellaio una confezione di latte in polvere per la giacobina.
8. A quarantatré si ustiona un braccio facendosi scoppiare in mano una bottiglia di alcool spruzzando il quale aveva appena finito di attizzare il fuoco nel camino della casa di campagna.
9. E' molto disordinata e disorganizzata.
10. Patisce moltissimo il disordine e la disorganizzazione.
11. Ha sofferto di attacchi di panico.
12. Ha sofferto di attacchi di panico prevalentemente alla guida di autoveicoli imbottigliati nel traffico.
13. Nel corso di ogni attacco di panico occorsole alla guida in un autoveicolo imbottigliato nel traffico è sempre stata in grado di uscire dalla fila, parcheggiare o accostare la macchina al bordo della strada, prelevare gli effetti personali dall'abitacolo e chiudere a chiave lo sportello, in preda alla follia e contemporaneamente alla lucida cautela di evitare, qualora fosse sopravvissuta, ulteriori spiacevoli conseguenze (ossia le funeste ire materne per accidentale furto dell'autoveicolo o di qualcosa in esso contenuto).
14. Mulina le braccia mentre parla, facendo spesso volare bicchieri dai banconi di bar, fogli dalle mani degli interlocutori, occhiali dalla sua faccia.
15. Non parla, grida.
16. Se deve spiegare qualcosa, la complica.
17. Parla da sola a voce alta.
18 Se vede qualcuno parlare da solo a voce alta pensa che sia pazzo.
19. A dodici anni ha scritto col cuore spezzato una lettera alla se stessa adulta per pregarla di guardare per amor suo le future repliche dello sceneggiato appena terminato.
20. Non riesce a resistere, iniziando un libro, a non sbirciarne subito la fine.
21. Se va a vedere un film di norma si premunisce di conoscerne la trama, e soprattutto il finale.
22. Non sopporta la tensione di quando, in un racconto o in un film, le cose si mettono male, per cui spesso si alza in preda alle ambasce e se ne va, in attesa di tempi migliori, o salta le pagine penose.
23. Ha avuto una smodata passione per le telenovelas, patendo pertanto moltissimo gli ingarbugliamenti durati parecchie puntate.
24. Ha avuto per un breve periodo della vita una buona padronanza dello spagnolo scritto e parlato.
25. Tale periodo ha coinciso col suo innamoramento per Juan del Diablo, pirata messicano della telenovela Corazon Salvaje.
26. S'è infatuata di moltissimi uomini nella sua vita, la maggioranza dei quali non se n'è nemmeno accorta.
27. S'è innamorata di soli altri tre uomini nella sua vita, oltre al summenzionato Juan Del Diablo.
28. Il primo dei tre era il chierichetto di due anni maggiore di lei che serviva Messa nella cappella delle suore quando era bambina. Praticamente l'unico maschio che frequentasse. Ricambiata, a sua insaputa, dai cinque ai tredici anni (ha scoperto da adulta).
29. (Da adolescente il chierichetto non l'amò più, o forse sì, non fu molto chiaro: ad ogni modo si è fatto prete.)
30. Ha fatto sesso tutta la vita con un uomo solo.
31. Il quale non è uno dei tre (o dei quattro, contando anche Juan Del Diablo).
32. Si sta gradatamente attenuando la sua dipendenza dalla cioccolata: lo prende per il segno che il suo corpo, finalmente, sta riuscendo a produrre endorfine.
33. Va pazza per gli spaghetti di riso alla piastra con verdure e gamberi di Sonia, la sua ristoratrice cinese.
34. Si ubriaca ogni volta che supera la soglia di bevuta di mezzo bicchiere.
35. Quando si ubriaca di (buon) vino rosso piange.
36. Mangia con gioiosa voracità. Adora mangiare.
37. Detesta cucinare.
38. E' squilibrata (ci credereste?).
39. Non ha nel suo guardaroba pantaloni.
40. Non ha nel suo guardaroba gonne lunghe oltre la metà coscia.
41. E' stata una bambina decisamente bella sino agli otto anni di età.
42. E' stata deturpata a nove anni da catastrofici interventi correttivi (occhiali di tartaruga e apparecchio per i denti)
43. Ha sempre avuto nelle gambe il suo punto di forza.
44. Gambe che, diventate budinose con la vecchiaia, le piacciono ancora di più.
45. Come dice il suo maestro jedi, soffre di un dissidio interiore: col cervello disprezza la gente ma col cuore non può fare a meno di amarla.
46. Pur riconoscendo la bontà dell'asserzione soprastante, non può fare a meno di rilevare l'esistenza di persone nei confronti delle quali questo suo dissidio mente/cuore non si attiva: perché le viene spontaneo o disprezzarle non amandole, o amarle non disprezzandole affatto.
47. E' profondamente grata e affezionata al suo maestro jedi, che il cielo lo conservi e gli dia lunghissima vita.
48. E ad un piccolo, preziosissimo gruppo di persone a lei infinitamente care.
49. E adesso deve chiudere perchè sta per andare a cena in Toscana
50. Perché oggi questa cifra d'oro è il numero degli anni che compie. Auguri!

mercoledì 25 dicembre 2013

Do they know it's Christmas

Nel 1984 Bob Geldolf, musicista irlandese leader dei Boomtown Rats, vide uno speciale della BBC sulla tragedia della carestia in Etiopia e ne rimase così sconvolto da provare un impulso incomprimibile ad agire per reperire fondi da destinare al soccorso della sventurata popolazione di quella terra.
Trovò l'appoggio di Midge Ure, leader degli Ultravox. Insieme i due composero il testo e la musica di un motivo che fu sottoposto ai più noti cantanti e gruppi pop della scena inglese dell'epoca. Molti nomi famosi aderirono al progetto, accettando di collaborare all'incisione a scopo benefico della canzone di Geldolf e Ure come membri della Superband nata per l'occasione che prese il nome di Band Aid.
Essendo lo studio di registrazione stato messo a disposizione gratuitamente dai proprietari solo per un giorno, in un giorno la canzone fu giocoforza missata e registrata: per la precisione, tra le undici di mattina e le sette di sera del 25 novembre, tra l'ingorgo dei fan assiepati all'esterno, l'assedio della stampa all'interno, le defezioni di illustri come Bowie e McCartney, l'approssimazione di molti imposta dalla preparazione superficiale e dalla fretta (le parti registrate dagli Status Quo, ad esempio, vennero cassate perché considerate inutilizzabili, ma comunque in parecchi coretti si sentono accenni di stonature), i ritardi fuori tempo massimo di altri (Boy George arrivò solo alle sei di sera, praticamente preso di peso e portato da Geldolf, quando ormai era tutto finito, e registrò a posteriori in solitaria).
Il risultato fu un disco sporco, improvvisato, concreto, spontaneo, bello come un diamante grezzo. Che fece milioni di copie, diventando il singolo più venduto di tutti i tempi in Inghilterra, stimolò un'iniziativa analoga negli USA (i celeberrimi USA for Africa, con l'ancora più celeberrima We are the world) e un incredibile, irripetibile evento: il concerto rock di luglio 1985 del Live Aid, in diretta planetaria tra il Wembley Stadium di Londra e il JFK di Philadelphia, al quale parteciparono davvero tutte le stelle del firmamento musicale mondiale del presente e del passato, nessuna esclusa.
Riguardare oggi il video mi emoziona ancora. Paul Young, Simon LeBon, Boy George, Bono, Tony Hadley, Sting, George Michael, che lì sono poco più che ragazzini, sono più vecchi di me e oggi sono tutti più vicini ai sessanta che ai cinquanta. Per non parlare di Phil Collins.
Per non dire di Freddie, che con i Queen al Live Aid ebbe la definitiva consacrazione a icona della musica mondiale, il mio amatissimo Freddie, che è morto. Ormai da più di vent'anni.
Eppure non provo rimpianto né amarezza, riguardandolo. Bensì commozione, tenerezza, senso di calore: affetto, appartenenza, familiarità.
Gli stessi sentimenti che ho provato quando, incastrata con la mia incontentabile e incontenibile figlia giacobina in un negozio Accessorize a King's Cross Station già infestonata per Natale in un pomeriggio inoltrato della fine di novembre, ho sentito dagli altoparlanti della filodiffusione uscire le note della canzone: la melodia un po' storta, un po' cupa, un po' primitiva di Do they know it's Christmas, uno dei cardini della mia giovinezza.
E lì, in un posto dove non ero mai stata prima di allora, in una nazione a migliaia di chilometri dalla mia, in mezzo a frotte di gente estranea e indifferente, mi sono sentita improvvisamente a casa.


martedì 24 dicembre 2013

A l'unico amico

Vieni a trovarmi  
se puoi  
fra un taxi e una telefonata  
un contratto  
e un’arrabbiatura  
tra un giornale e una preghiera 
tra un film e un aperitivo  
vieni a trovarmi  
finché son vivo  
una mattina  
una sera  
scambiamoci un sacco  
d’idee sbagliate  

invecchiamo un’ora insieme. 

(Non è forse questo, il Natale? Sfiorare con la propria presenza quella altrui, e in quell'istante sentire esaltata la comune umanità e vitalità. Un gesto tanto semplice, naturale, e tuttavia così sublime che, secondo la buona Novella cristiana, è stato anelato, e compiuto, persino da Dio. Auguri, amici miei unici, di cui reco impresse nella mia esistenza in modo indimenticabile, indelebile, le ore in cui siamo invecchiati insieme. Vi abbraccio tutti idealmente come ho fatto più volte dal vivo, con affetto grande e grande gratitudine, fiduciosa di poter replicare - o sperimentare ex novo, con i pochi di voi che ancora non ho mai incontrato - innumerevoli occasioni di Natale grazie al conforto di altri preziosi momenti in vostra compagnia)

martedì 25 dicembre 2012

Mi ritorni in mente


(Grazie a tutti, domani rispondo! E per ora, a Natale finito e pericolo scampato, mi godo Freddie, un vero angelo, per me.)


Oh my love we've had our share of tears
Oh my friends we've had our hopes and fears
Oh my friend it's been a long hard year
But now it's Christmas
Yes it's Christmas
Thank God it's Christmas

The moon and stars seem awful cold and bright
Let's hope the snow will make this Christmas right

My friend the world will share this special night
Because it's Christmas
Yes it's Christmas
Thank God it's Christmas
For one night
Thank God it's Christmas
Yeah thank God it's Christmas
Thank God it's Christmas
Can it be Christmas
Let it be Christmas every day

Oh my love we live in troubled days
Oh my friend we have the strangest ways
Oh my friends on this one day of days
Thank God it's Christmas
Yes it's Christmas
Thank God it's Christmas
For one day

Thank God it's Christmas
Yes it's Christmas
Thank God it's Christmas
Wooh yeah
Thank God it's Christmas
Yeah yeah yeah yes it's Christmas
Thank God it's Christmas
For one day yeah - Christmas

lunedì 24 dicembre 2012

Nightmare before Christmas

E' da ieri che già mi è presa, puntuale, la sindrome depressiva delle feste.
Però, siccome vi voglio bene, mi faccio forza e vi auguro non so bene che a modo mio, nell'unica maniera possibile, quella di Jack.
Perché io, di fronte al Natale, esattamente come lui mi sento.
Speriamo che anche il mio film vada a finire come il suo.
Ma non precipitiamo gli eventi. Per ora godiamoci questo caleidoscopio con le orbite spalancate come le sue.
Auguri, Aldo, Ambra, Angie, Martina, Sandra, Bomba, Bruno, Endi, Minerva, Linda, Vania, Nick, Gap, Luz, Punzy, Nou, Carlo, Antonio, Mezza, Eli, Frà, Dan, Aube, Simo, Penny, Pat. E auguri a tutti gli altri che passeranno di qui, a quelli che ci capitano per caso, a quelli che ci capitano a mia insaputa,  a quelli che non ci sono mai passati, a quelli che non glie passa manco p'a capa, a quelli che ci sono passati e non ci passano più, che non dimentico.
Cos'è?

martedì 18 dicembre 2012

Signora per un giorno

Ieri è stata una giornata da dimenticare.
Oggi è una giornata da ricordare.
Non perché sia successo chissà cosa.
Perché sono stata, coi miei atti, col mio comportamento, io a far succedere delle cose.
Non sono stata, come al solito, una bambina maltrattata.
Oggi sono stata un'adulta. Ho perseguito verità e giustizia, ho difeso diritti, ho ripristinato l'etica calpestata nei rapporti, ordine, armonia e serenità smarriti nel mondo. Ho rimesso ogni cosa al suo esatto posto. Ho innalzato gli umili, ho confuso i prepotenti. E senza eccedere, senza farmi coinvolgere. Senza perdere la testa, senza investirci emotivamente, senza spaventarmi prima né commuovermi poi. Non mi sono fatta confondere dalle minacce, né blandire dalle lusinghe.
In soldoni, non mi sono fatta fregare come al solito.

Oggi sono stata una signora. Signora per un giorno.
E ho fatto tutto da sola!

Le colleghe, stasera, prima di uscire, quando ormai era tutto tranquillo, mi hanno timidamente chiesto un resoconto.
"Cri, puoi essere fiera di te" hanno concluso poi, felici per me e anche per loro, perché vedere realizzate certe piccole cose da una persona è sprone, incoraggiamento e segno di speranza per tutti. "Puoi andare a scrivere sul calendario alla data di oggi: è stata una bellissima giornata."
(Qualcuna ha azzardato ammirata: "ma questa terapia funziona davvero!")

mercoledì 5 dicembre 2012

Natale


Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare

domenica 25 dicembre 2011

Natale



Verrà il giorno in cui lui ritornerà
fermandosi alla tua porta,
come un tempo i gradini salirà
sicuro di essere atteso

Tu cosa dirai, quando lui entrerà,
cercando tra gli altri il tuo volto?
Paura avrai, quando ti guarderà,
che possa trovarti cambiata…

“Sorridi ora, aprimi ora la porta,
ancora sarà Natale, vedi che sono tornato”
“E ridi ora, aprimi ora la porta,
con me tu riderai, ora che sono tornato.”

Polvere e vento con sé lui porterà,
profumo di terre lontane,
lui che ha visto i paesi e le città
che tu hai soltanto sognato

Chissà oltre il mare quante cose ha lasciato,
e tu che hai soltanto aspettato…
Dall'ombra uscirai, spiando il suo volto,
stupita nel primo vederlo

“Sorridi ora, aprimi ora la porta,
ancora sarà Natale, vedi che sono tornato”
“E ridi ora, aprimi ora la porta,
con me tu riderai, ora che sono tornato”