E' proprio periodo di scomparse, questo: pubbliche e private, alcune che cagionano dolore, altre per fortuna quasi sollievo.
Dopo vari addii sofferti oggi mi è data pertanto l'occasione di celebrarne uno con assai meno rimpianto, anzi, oserei dire, quasi con letizia, se potesse essere umanamente dignitoso rallegrarsi della morte di un individuo (in astratto io credo di sì, e anzi sempre legittimamente si registra, in occasione di dipartite di tiranni, aguzzini, detentori di potere esercitato per fini indegni, criminali dell'umanità e ogni sorta di esseri in qualsiasi maniera minacciosi del benessere se non addirittura della mera sopravvivenza dei propri simili, un senso collettivo di liberazione e di giusto risarcimento per la "livella" che non risparmia nessuno e rimette a posto ogni cosa, annichilendo buoni e cattivi senza favoritismi), e se al contempo non fosse inutile gioire della morte di una persona ormai non più in grado di nuocere, posto che tutto il male che poteva compiere l'aveva portato ad effetto da un pezzo con conseguenze devastanti non solo per il suo Paese ma per il mondo intero (come hanno ricordato molti giornalisti e politici nella giornata odierna) che si dispiegano da trent'anni a questa parte con sempre maggiore ampiezza e con una forza che pare irreversibile.
Sto parlando, ovviamente, di Margaret Thatcher.
Condivido perciò qui con voi un frammento di un film che fa parte da anni della mia videoteca, sovente rivisto con rinnovata empatia e partecipazione, che nel pomeriggio mio figlio ha avuto l'idea di re-visionare insieme a me in onore della fausta circostanza odierna, e che costituisce una delle tante manifestazioni della veemente opposizione alla sua spietata politica, uscendo quasi all'apice della sua impopolarità, l'anno precedente alle dimissioni a cui ella fu costretta dall'ondata di malcontento civile, a tragedia dunque ormai quasi completamente compiuta; ed è una sorta di suggello di anni di lotte e di contrasti per la strenua rivolta di una cospicua e importante parte del mondo artistico e culturale contro di lei, dai tanti musicisti - Pink Floyd, Iron Maiden, Elvis Costello, Paul Weller, Clash - agli scrittori e pensatori ai cineasti, Ken Loach in testa su tutti come fulgido esponente di un cinema arrabbiato più che impegnato, crudo, documentaristico, che ha sfornato, insieme ai suoi e a questo, anche altri piccoli capolavori come Billy Elliot o The Full Monty.
Avrei voluto evitare di spoilerare la scena clou e postare invece il finale: con la banda che suona sommessamente in notturna, sul bus che la porta in giro per Londra, Pomp and circumstance, mentre in sovrimpressione all'espressione impietrita di dignità e dolore del grandissimo Pete Postlethwaite, cifra e morale dell'intera vicenda, scorrono i terribili dati risultanti dalle politiche neoliberiste della lady di ferro: centinaia di miniere di carbone, ancora produttive, chiuse, duecentocinquantamila minatori rimasti disoccupati, un dramma sociale di proporzioni impressionanti. Ma non l'ho trovato.
Beccatevi perciò il prefinale di questa storia esemplare, colle immortali parole del protagonista, minatore in pensione e in fin di vita che ad ogni accesso di tosse non sputa sangue ma carbone, e insieme sacerdote laico di offici musicali di ottoni smaglianti e lucidi piatti quale magistrale e fervente direttore della banda della miniera di Grimley, una delle migliori bande del Paese per una delle tante miniere dismesse con l'inganno, l'oppressione e l'umiliazione dei lavoratori.
Goodbye, mistress Thatcher. Nessuno ti ricorderà con rimpianto, con gratitudine. Non ci mancherai, impegnati come siamo a soffrire gli effetti della diabolica dottrina da te propagandata, e a lottare con i moderni tuoi discepoli e adepti, che hanno continuato a cuor leggero a predicare il verbo dell'economia senza regole tributandole sacrifici umani fino alla catastrofe con cui stiamo facendo i conti in questi giorni.
E nonostante tutto noi restiamo umani. Non così possiamo dire di te e di quelli come te, forse.
Goodbye, mistress Thatcher. Nessuno ti ricorderà con rimpianto, con gratitudine. Non ci mancherai, impegnati come siamo a soffrire gli effetti della diabolica dottrina da te propagandata, e a lottare con i moderni tuoi discepoli e adepti, che hanno continuato a cuor leggero a predicare il verbo dell'economia senza regole tributandole sacrifici umani fino alla catastrofe con cui stiamo facendo i conti in questi giorni.
E nonostante tutto noi restiamo umani. Non così possiamo dire di te e di quelli come te, forse.