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giovedì 29 marzo 2012

Breakfast on Pluto

Vorrei ringraziarvi tutti, perché ci siete.
Alla fine è solo questione della mia mancanza di esperienza di vita. Questi sono incidenti che capitano a chi non è abituato, non è esperto, appunto. Come il neopatentato che tampona, o la dattilografa in erba che fa errori di battitura. Inconvenienti da mettere in conto quando non padroneggi la materia.

Eppure so che - purtroppo o per fortuna - per motivi genetici o determinanti influenze dell'ambiente negli anni cruciali della mia esistenza - una parte di me resterà per sempre uno splendido, indomabile, irriducibile freak. So che non dovrei farmene vanto. Ma il mio essere disarmata è tutto quello che ho.

Ho visto tante volte questo film, piangendo di emozione. Voglio bene a Patrick-Kitten (e a Cillian Murphy, l'attore che nel film lo abita con tanta intensità e delicatezza), è mio fratello, so perché si comporta così. E so perché, alla fine, così esposto, fragilissimo e vulnerabile, è ostinatamente più forte di tutto, e riesce non solo a sopravvivere, ma a vivere, vivere intensamente, librandosi nel cielo come la canzone dei Rubettes. Perché, per quanto cerchino di ferirti, di deriderti, attentino alla tua vita, ti brucino la casa, nessuno può farti niente, se tu sei su Plutone, se ti sconvolgi, sanguini, nell'anima e nel corpo, ma non ti pieghi perché, semplicemente, non puoi farlo, perché non puoi essere altro che te stesso, quell'essere strano e meraviglioso che ti sei forgiato da solo, in totale isolamento e autonomia, che si autoalimenta del suo proprio amore e ne irradia ingenuamente, spontaneamente, inesauribilmente, a chiunque, amico o nemico, gli attraversi la vita, in modo miracoloso e incognito anche a se stesso.

Vi stringo tutti sul cuore.