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giovedì 2 febbraio 2012

Il fiore

Che a questo fatto dolce-atroce, il quale non riesce a disgustarci di un dio primaverile come Apolline il Chiaro, assistessero i leopardiani Eros e Tànatos, è di solare evidenza.

(Parlano Eros e Tànatos).

EROS Te l'aspettavi questo fatto, Tànatos?
TANATOS Tutto mi aspetto, da un Olimpico. Ma che finisse in questo modo, no.
EROS Per fortuna i mortali la chiameranno una disgrazia.
TANATOS Non è la prima, e non sarà l'ultima volta.
EROS E intanto Iacinto è morto. Le sorelle già lo piangono. L'inutile fiore spruzzato del suo sangue, costella ormai tutte le valli d'Europa. E' primavera, Tànatos, e il ragazzo non la vedrà.
TANATOS Dov'è passato un immortale, sempre spuntano di questi fiori. Ma le altre volte, almeno c'era una fuga, un pretesto, un'offesa. Così accadde di Dafne, di Elino, di Atteone. Iacinto invece non fu che un ragazzo. Visse i suoi giorni venerando il suo signore. Giocò con lui come gioca il fanciullo. Era scosso e stupito. Tu, Eros, lo sai.
EROS Già i mortali si dicono che fu una disgrazia. Nessuno pensa che il Radioso non è uso fallire i suoi colpi.
TANATOS Ho assistito soltanto al sorriso aggrottato con cui seguì il volo del disco e lo vide cadere. Lo lanciò in alto nel senso del sole, e Iacinto levò gli occhi e le mani, e l'attese abbagliato. Gli piombò sulla fronte. perché questo, Eros? Tu certo lo sai.
EROS Che devo dirti, Tànatos? Io non possono intenerirmi su un capriccio. E lo sai anche tu - quando un dio avvicina un mortale, segue sempre una cosa crudele. Tu stesso hai parlato di Dafne e Atteone.
TANATOS Che fu dunque, stavolta?
EROS Te l'ho detto, un capriccio. Il Radioso ha voluto giocare. E' disceso tra gli uomini e ha visto Iacinto. Per sei giorni è vissuto in Amicle, sei giorni che a Iacinto cambiarono il cuore e rinnovarono la terra. Poi quando al signore venne voglia di andarsene, Iacinto lo guardava smarrito. Allora il disco gli piombò tra gli occhi....
TANATOS Chi sa... il Radioso non voleva che piangesse.
EROS No. Che cosa sia piangere il Radioso non sa. Lo sappiamo noialtri, dèi e demoni bambini, ch'eravamo già in vita quando l'Olimpo era soltanto un monte brullo. Abbiamo visto molte cose, abbiamo visto piangere anche gli alberi e le pietre. Il signore è diverso. Per lui sei giorni o un'esistenza non fa nulla, Nessuno seppe tutto ciò come Iacinto.
TANATOS Credi davvero che Iacinto abbia capito queste cose? Che il signore sia stato per lui altro che un modello, un compagno maggiore, un fratello fidato e venerato? Io l'ho veduto solamente quando tese le mani alla gara - non aveva sulla fronte che fiducia e stupore. Iacinto ignorava chi fosse il Radioso.
EROS Tutto può darsi, Tànatos. Può anche darsi che il ragazzo non sapesse di Elino e di Dafne. Dove finisca lo sgomento e incominci la fede, è difficile dire. Ma certo trascorse sei giorni di ansiosa passione.
TANATOS Secondo te, che cosa accadde nel suo cuore?
EROS Quel che accade a ogni giovane. Ma stavolta l'oggetto dei pensieri e degli atti per un ragazzo fu eccessivo. Nella palestra, nelle stanze, lungo le acque dell'Eurota, parlava con l'ospite, s'accompagnava a lui, lo ascoltava. Ascoltava le storie di Delo e di Delfi, il Tifone, la Tessaglia, il paese degli Iperborei. Il dio parlava sorridendo tranquillo, come fa il viandante che credevamo morto e ritorna più esperto. Quel che è certo, il signore non disse mai del suo Olimpo, dei compagni immortali, delle cose divine. Parlò di sé, delle Càriti, come si parla di una vita familiare - meravigliosa e familiare. Qualche volta ascoltarono insieme un poeta girovago, ospitato per la notte.
TANATOS Nulla di brutto in tutto questo.
EROS Nulla di brutto, e anzi parole di conforto. Iacinto imparò che il signore di Delo con quegli occhi indicibili e quella pacata parola aveva visto e trattato molte cose nel mondo che potevano anche a lui toccare un giorno. L'ospite discorreva anche di lui, della sua sorte. La vita spicciola di Amicle gli era chiara e familiare. Faceva progetti. Trattava Iacinto come un eguale e coetaneo, e i nomi di Aglaia, di Eurinòme, di Auxò - donne lontane e sorridenti, donne giovani, vissute con l'ospite in misteriosa intimità - venivano detti con noncuranza tranquilla, con un gusto indolente che a Iacinto faceva rabbrividire il cuore. Questo lo stato del ragazzo. Davanti al signore ogni cosa era agevole, chiara. A Iacinto pareva di potere ogni cosa.
TANATOS Ho conosciuto altri mortali. E più esperti, più saggi, più forti che Iacinto. Tutto distrusse questa smania di potere ogni cosa.
EROS Mio caro, in Iacinto non fu che speranza, una trepida speranza di somigliarsi all'ospite. Né il Radioso raccolse l'entusiasmo che leggeva in quegli occhi - gli bastò suscitarlo-, lui scorgeva già allora negli occhi e nei riccioli il bel fiore chiazzato ch'era la sorte di Iacinto. Non pensò né a parole né a lacrime. Era venuto per vedere un fiore. Questo fiore doveva esser degno di lui - meraviglioso e familiare, come il ricordo delle Càriti. E con calma indolenza creò questo fiore.
TANATOS Siamo cose feroci, noialtri immortali. Io mi chiedo fin dove gli Olimpici faranno il loro destino. Tutto osare può darsi distrugga anche loro.
EROS Chi può dirlo? Dai tempi dei caos non si è visto che sangue. Sangue d'uomini, di mostri e di dèi. Si comincia e si muore nel sangue. Tu come credi di esser nato?
TANATOS Che per nascere occorra morire, lo sanno anche gli uomini. Loro durano in un mondo che passa. Non esistono: sono. Ogni loro capriccio è una legge fatale. Per esprimere un fiore distruggono un uomo.
EROS Sì, Tànatos. Ma non vogliamo tener conto dei ricchi pensieri che Iacinto incontrò? Quell'ansiosa speranza che fu il suo morire fu pure il suo nascere. Era un giovane inconscio, un poco assorto, annebbiato d'infanzia, il figliolo d'Amicle, re modesto di terra modesta - che cosa mai sarebbe stato senza l'ospite di Delo?
TANATOS Un uomo tra gli uomini, Eros.
EROS Lo so. E so pure che alla sorte non si sfugge. Ma non son uso intenerirmi su un capriccio.Iacinto ha vissuto sei giorni nell'ombra di una luce. Non gli mancò, della gioia perfetta, nemmeno la fine rapida e amara. Quella che Olimpici e immortali non conoscono. Che altro vorresti, Tànatos, per lui?
TANATOS Che il Radioso lo piangesse come noi.
EROS Tu vuoi troppo, Tànatos.

martedì 24 maggio 2011

La vigna

Ariadne, abbandonata da Teseo dopo l'avventura del labirinto, venne raccolta sull'isola di Nasso da Dioniso di ritorno dall'India, e finì in cielo tra le costellazioni.


(Parlano Leucotea ed Ariadne)


LEUCOTEA Piangerai per molto tempo ancora, Ariadne?
ARIADNE E tu di dove vieni?
LEUCOTEA Dal mare, come te. Dunque, hai smesso di piangere?
ARIADNE Non sono più sola.
LEUCOTEA Credevo che voi donne mortali piangeste soltanto quando qualcuno vi ascolta.
ARIADNE Per una ninfa, sei cattiva.
LEUCOTEA Così, se n'è andato anche lui? Perché credi che ti abbia lasciata?
ARIADNE Non mi hai detto chi sei.
LEUCOTEA Una donna che ha fatto quel che tu non hai fatto. Ho tentato di uccidermi in mare. Mi chiamavano Ino. Una dea mi ha salvata. Ora sono la ninfa dell'isola.
ARIADNE Che vuoi da me?
LEUCOTEA Se parli così, già lo sai. Vengo a dirti che il tuo caro ragazzo dalle belle parole e dai ricci violetti, se n'è andato per sempre. Ti ha piantata. La vela nera che è scomparsa sarà l'ultimo ricordo che ti lascia. Corri, strilla, dibattiti, è fatta.
ARIADNE Anche te hanno piantato, ché hai cercato di ucciderti?
LEUCOTEA Non si tratta di me. Ma non meriti il discorso che ti faccio. Sei sciocca e testarda.
ARIADNE Senti, ninfa del mare, che tu deva parlarmi, non so. Quello che dici è poco o troppo. Se vorrò uccidermi, saprò farlo da sola.
LEUCOTEA Credi a me, scioccherella. Il tuo dolore non è nulla.
ARIADNE E perché vieni a dirmelo?
LEUCOTEA Perché credi ti abbia lasciata?
ARIADNE O ninfa, smettila...
LEUCOTEA Ecco, piangi. Così almeno è più facile. Non parlare, non serve. Così se ne vanno sciocchezza e superbia. Così il tuo dolore compare per quello che è. Ma finché il cuore non ti scoppierà, finché non latrerai come una cagna e vorrai spegnerti nel mare come un tizzo, non potrai dire di conoscere il dolore.
ARIADNE M'è già scoppiato... il cuore...
LEUCOTEA Piangi soltanto, non parlare... Tu non sai nulla. Altro ti attende.
ARIADNE Come ti chiami adesso, ninfa?
LEUCOTEA Leucotea. Capiscimi, Ariadne. La vela nera se n'è andata per sempre. Questa storia è finita.
ARIADNE E' la mia vita che finisce.
LEUCOTEA Altro ti attende. Tu sei sciocca. Non veneravi nessun dio nella tua terra?
ARIADNE Quale dio può ridarmi la nave?
LEUCOTEA Ti domando che dio conoscevi.
ARIADNE C'è un monte in patria che incuteva spavento anche a quelli della nave. Là sono nati grandi dèi. Li adoriamo. Li ho già tutti invocati, ma nessuno mi aiuta. Che farò? dimmi tu.
LEUCOTEA Che cosa attendi dagli dei?
ARIADNE Non attendo più nulla.
LEUCOTEA E allora ascolta. Qualcuno si è mosso.
ARIADNE Che vuol dire?
LEUCOTEA Se ti parlo, qualcuno si è mosso.
ARIADNE Tu sei solo una ninfa.
LEUCOTEA Può darsi che una ninfa annunci un gran dio.
ARIADNE Chi, Leucotea, chi mai?
LEUCOTEA Pensi al dio o al bel ragazzo?
ARIADNE Non lo so. Come dici? Io mi prostro agli dèi.
LEUCOTEA Dunque hai capito. E' un nuovo dio. E' il più giovane di tutti gli dèi. Ti ha veduta e gli piaci. Lo chiamano Dioniso.
ARIADNE Non lo conosco.
LEUCOTEA E' nato a Tebe e corre il mondo. E' un dio di gioia. Tutti lo seguono e lo acclamano.
ARIADNE E' potente?
LEUCOTEA Uccide ridendo. Lo accompagnano i tori e le tigri. La sua vita è una festa e tu gli piaci.
ARIADNE Ma come mi ha vista?
LEUCOTEA Chi può dirlo. Tu sei mai stata in un vigneto in costa a un colle lungo il mare, nell'ora lenta che la terra dà il suo odore? Un odore rasposo e tenace, tra di fico e di pino? Quando l'uva matura, e l'aria pesa di mosto? O hai mai guardato un melograno, frutto e fiore? Qui regna Dioniso, e nel fresco dell'edera, nei pineti e sulle aie.
ARIADNE Non c'è un luogo solitario abbastanza che gli dèi non ci vedano?
LEUCOTEA Cara mia, ma gli dèi sono il luogo, sono la solitudine, sono il tempo che passa. Verrà Dioniso, e ti parrà di esser rapita da un gran vento, come quei turbini che passano sulle aie e nei vigneti.
ARIADNE Quando verrà?
LEUCOTEA Cara, io lo annuncio. Per questo la nave è fuggita.
ARIADNE E a te chi l'ha detto?
LEUCOTEA Sono di Tebe, Ariadne. Sono sorella di sua madre.
ARIADNE Nella mia patria si racconta che sull'Ida nascevano dèi. Nessun mortale è mai salito oltre gli ultimi boschi. Noi temiamo anche l'ombra che cade dal monte. Come posso accettare le cose che dici?
LEUCOTEA Tu hai molto osato, piccola. Non era per te come un dio anche colui dai ricci viola?
ARIADNE Gli ho salvata la vita, a questo dio. Che ne ho avuto?
LEUCOTEA Molte cose. Hai tremato e sofferto. Hai pensato a morire. Hai saputo che cosa è un risveglio. Ora sei sola e aspetti un dio.
ARIADNE E lui com'è? molto crudele?
LEUCOTEA Tutti gli dèi sono crudeli. Che vuol dire? Ogni cosa divina è crudele. Distrugge l'essere caduco che resiste. Per svegliarti più forte, devi cedere al sonno. Nessun dio sa rimpiangere nulla.
ARIADNE Il dio tebano... questo tuo... hai detto che uccide ridendo?
LEUCOTEA Chi gli resiste. Chi gli resiste s'annienta. Ma non è più spietato degli altri. Sorridere è come il respiro per lui.
ARIADNE Non è diverso da un mortale.
LEUCOTEA Anche questo è un risveglio, bambina. Sarà come amare un luogo, un corso d'acqua, un'ora del giorno. Nessuno uomo val tanto. Gli dèi durano finché durano le cose che li fanno. Fin che le capre salteranno tra i pini e i vigneti, ti piacerà e gli piacerai.
ARIADNE Morirò come tutte le capre.
LEUCOTEA Sulle vigne, di notte, ci sono anche stelle. E' un dio notturno che ti aspetta. Non temere.