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mercoledì 8 agosto 2012

Honesty

Domani ultimo giorno di lavoro.
Poi ferie.

Ieri ho salutato Claudio.
L'ho abbracciato stretto come piace a me: caricando idealmente le braccia come la molla di un carillon e poi gustandomi la stretta, succhiandomi calore, morbidezza, solidità di un amato essere umano.
Poi, come uso fare - non so perché né quando ho preso il vizio, non solo con lui - anziché sfiorargli con le labbra una guancia, nascondendo il naso nel suo collo gli ho schioccato un bacio nell'incavo tra la spalla e la clavicola sinistra. Il mio marchio distintivo, un timbro di energia affettiva, che attesta che è passato per le mie mani, che in qualche modo è affare mio.
Mentre pensavo che è un anno che lo conosco, ormai.
Un anno in cui l'ho visto tanto poco - lavorando lui part-time lunedì e martedì, io, da maggio, martedì, mercoledì e giovedì, ci incrociamo solo un giorno a settimana, quando nessuno dei due è assente per qualche motivo - eppure è bastato a farlo lo stesso divenire una delle persone più significative della mia esistenza.
I suoi occhi blu, ora capaci di visione acuta e nitida grazie alla chirurgia laser, quando non concentrati sullo schermo del pc spesso fissi su di me, mi hanno osservata decine, centinaia di volte.
Vedendomi disperata, esaltata, commossa, abulica, annichilita, contenta. Sempre e comunque squilibrata.
Assistendo incuriositi, increduli, ai miei numeri da circo: divertiti ai miei sprazzi di gioia incontenibile, agli spettacoli pirotecnici della mia felicità, intristiti alle mie tragedie, all'apertura delle cataratte del mio dolore, all'agitarsi furioso e scomposto della mia sofferenza.
Registrando i miei momenti di rassegnazione come i miei scatti di smaniosa ribellione.
Guardandomi preoccupati scendere dalle nuvole e cadere, sempre più in basso, sempre più in basso. Aiutandomi poi, pian piano, a rialzarmi, facendo da specchio alla mia immagine, restituendomela più bella, più armoniosa, più amabile.
Riflettendo per me la mia dignità, la mia forza, la mia integrità.
Mai ciecamente indifferenti. Sempre colmi di spontanea simpatia, di naturale interesse, di autentica tenerezza.

Claudio è un essere umano.
E' un mio simile.
E' il fratello che avrei voluto, se avessi avuto un fratello.
E io gli voglio bene.
E' bello, dopo un anno, poterlo dire ancora. Con piena cognizione di causa.
Perché è una persona.
Una persona onesta.