Alla faccia della Tazza, che mi esorta a blablaleare di meno, io continuo a seguire qua sopra i percorsi delle mie pippe mentali perché mi fa bene per chiarirmi le idee. E anche perché voglio farmi i complimenti da sola, quando me li merito.
Questo post è dunque rivolto da me a me stessa, e dice testualmente così: cara Cri, sappiamo tutte e due che stai attraversando un bosco di rovi e spine, dove non è il confronto con gli ascendenti morti a crearti sofferenza, ma quello coi discendenti vivi.
(Tanto un genitore che è uno praticamente non ce l'avevi manco prima, c'è stata solo la certificazione bollata di una condizione preesistente, a parte il corollario di tormenti vari simbolici e concreti che la sistemazione dei casini lasciati dal defunto si porta dietro.)
Sappiamo che ti muovi a tentoni, che fai quel che puoi e riesci a fare, che ne sbagli e sai di sbagliarne due su tre, che anche quella che fai giusta poi magari te la rovini sul più bello con uno sbrocco improvviso che non riesci a trattenere, come quando con l'ultima carta del mazzo fai cadere tutto il castello faticosamente sistemato in equilibrio.
Però di una cosa devo darti atto.
Ti ricordi di quando, anni ed anni fa, hai cominciato a prendere coscienza dei condizionamenti in cui era impastoiata la tua esistenza, e a proclamare solennemente a te stessa e a tutti che stavi stilando un metaforico quaderno di appunti di tutte le stronzate che tua madre diceva e faceva per schiavizzarti, atti ed espressioni verbali, per stampartele a fuoco nella memoria, acciocché, sapendo quanto avevano fatto e facevano del male a te, quando ti fosse toccato interagire coi tuoi figli nelle medesime circostanze non ti venisse mai e poi mai il ghiribizzo di emularle manco per sbaglio?
(Oddio, all'inizio l'avevi pensato per quelle di tua suocera nei confronti del tuo allora fidanzato: si vede sempre prima la pagliuzza negli occhi del fratello anziché la trave nel nostro...)
Ebbene, adesso che l'ora è giunta, e che i frutti dei tuoi lombi ti stanno dando matasse di fili da torcere, sappi che io l'ho notato, che quel quaderno ti è servito e ti serve. Perché le tue reazioni saranno anche opinabili una volta su due, anzi, due su tre, ma sono le tue, assolutamente lontane e distinte dallo scimmiottamento delle cazzate inaccettabili, per egoismo, malsanità e infantilismo, di tua madre.
Sei libera, Cri. Sei diversa da lei. Sei grande.
E' come dice Zeno Cosini: "la vita non è difficile, è originale". Scoprirlo e viverlo è segno di maturità.
Sono fiera di te.