giovedì 21 marzo 2013

The long and winding road


"Vedi, Momo" disse [Beppo lo spazzino], per esempio, è così: certe volte si ha davanti una strada lunghissima. Si crede che è troppo lunga; e che mai potrà finire, uno pensa."
Guardò un po' in silenzio davanti a sé e poi proseguì: "e allora si comincia a fare in fretta. E sempre più in fretta. E ogni volta che alzi gli occhi vedi che la fatica non è diventata meno. E ti sforzi ancora di più e ti viene paura e alla fine resti senza fiato... e non ce la fai più... e la strada è sempre là davanti. Non è così che si deve fare".
Pensò ancora un poco, poi seguitò: "non si deve mai pensare alla strada tutta in una volta, capisci? Si deve soltanto pensare al prossimo passo, al prossimo respiro, al prossimo colpo di scopa. Sempre soltanto al gesto che viene dopo". Di nuovo si interruppe per riflettere, prima di aggiungere: "Allora c'è soddisfazione; questo è importante, perché allora si fa bene il lavoro. Così deve essere."




mercoledì 20 marzo 2013

Dark road

Ieri era la festa del papà, nonché il compleanno di mia madre.
Bingo.
Dunque, qua dentro e con loro, considerando anche le ultime recenti prove che ambedue, generosamente, han dato di loro stessi nei miei confronti, in sincrono, quasi si fossero messi d'accordo coreograficamente, sono stata in silenzio stampa per non compromettermi come lo scorso anno.


(Il silenzio: il mio maestro jedi dice che devo imparare ad usarlo, il silenzio che non è passività, ma azione.
Non sottomissione, ma potenza.

Il silenzio gravido, pieno, denso.
Non sottovuoto sterile, ma ronzante brusio di vita.
Chiunque di voi mi conosca intuisce quanto mi sia difficile affinarmi in questa competenza: sia nello scrivere che, ancor di più, nel comunicare a voce. In che misura lo sfrondare per arrivare alla sintesi, all'essenzialità, sia per me innaturale, faticoso ed arduo come camminare sulle mani.)

Stasera, allora, festeggio me.
Me, che mi libero pian piano. Che a poco a poco disostruisco i tubi ingorgati dai detriti per lasciar di nuovo libera di defluire la sorgente della vita.

Festeggio me, serena, consapevole, lucida, salda sulle gambe, con le braccia aperte.

Festeggio me, la mia porta aperta, per cui loro non passeranno, per loro volontà, mai.
Peggio per loro.

Non importa più. Conta solo questo, che ora abbia trovato la chiave per riaprirla.

(Sì, ancora Annie. Contenti?)




It's a dark road
And a dark way that leads to my house
And the word says
You're never gonna find me there oh no
I've got an open door
It didn't get there by itself
It didn't get there by itself

There's a feelin
But you're not feelin' it at all
There's a meaning
But you're not listening any more
I look at that open road
I'm gonna walk there by myself

And if you catch me
I might try to run away
You know I can't be here too long
And if you let me
I might try to make you stay
Seems you never realise a good thing
Till it's gone..
Maybe im still searchin
But I dont know what it means
All the fires of destruction are still
Burnin' in my dreams
There's no water that can wash away
This longin' to come clean
Hey yea yea....

I cant find the joy within my soul
It's just sadness takin hold
I wanna come in from the cold
And make myself renewed again
It takes strength to live this way
The same old madness every day
I wanna kick these blues away
I wanna learn to live again...

It's a dark road
And a dark way that leads to my house
And the word says
You're never gonna find me there oh no
I've got an open door
It didn't get there by itself
It didn't get there by itself

More than I can bear

Riascoltata l'altra mattina in macchina, sgusciata fuori da radio M100 (frequenza 104) a tradimento.
Che modo carino per dar voce al mio averne, in quel momento, i coglioni pieni. Canta che ti passa!
(Che sound fantasticamente cheap ha la musica della mia giovinezza...)






I thought that I was over you
How I was mistaken
Why did I bump into you
And start this chain reaction, mm

I felt it building up inside
When suddenly
Oh, it was more than I can bear
Mm, more than I can bear

When I saw you
Walking down the road with someone new
I couldn't believe it was true
It was true, yeah

I find it hard to sleep at night
This jealousy is burning bright
Visions of somebody else
Torments me to distraction, oh yeah

I think of him
Making, making love to you
It's more than I can
Oh, it was more than I can bear
Oh yeah, oh yeah, oh yeah, girl

(it's more than I can bear)
Walking down the road with someone new
(it's more than I can bear)
I couldn't believe that it was true
(it's more than I can bear)
It was true

When I saw you
(it's more than I can bear)
Walking down the road with someone new
(it's more than I can bear)
I closed my eyes
I know I'm not over you
(it's more than I can bear)
Over you

When I saw you
Walking down the road with someone new
I closed my eyes
I know I'm not over you
Mm, I still love you, baby

(it's more than I can bear)
Yeah, I still love you baby
(it's more than I can bear)
Hey, I still love you baby
(it's more than I can bear)
Yeah, yeah

It's more than I can bear.....

venerdì 15 marzo 2013

A whiter shade of pale

Strade buie.
La macchina fila.
Disincanto. Silenzio, rotto solo dalla voce di Annie.
Assenza di dolore.
Pace.
Chiarezza.
La mia anima è una stanza vuota reimbiancata.
Una scatola dalle pareti candide e gli angoli smussati.
Mi aggrappo a questa sensazione, vorrei catturarla per sempre.
Poi capisco che per assaporarla devo lasciarla libera.
La perderò sicuramente.
Ma ora so che esiste, so com'è fatta, so cosa vuol dire.
La ritroverò.




We skipped a light fandango,
Turned cartwheels 'cross the floor.
I was feeling kind of seasick,
But the crowd called out for more.
The room was humming harder,
As the ceiling flew away.
When we called out for another drink,
The waiter brought a tray.

And so it was that later,
As the miller told his tale,
That her face at first just ghostly,
Turned a whiter shade of pale.


She said there is no reason,
And the truth is plain to see
That I wandered through my playing cards,
And would not let her be
One of sixteen vestal virgins
Who were leaving for the coast.
And although my eyes were open,
They might just as well have been closed.

And so it was later,
As the miller told his tale,
That her face at first just ghostly,
Turned a whiter shade of pale.

giovedì 14 marzo 2013

Francesco


Ieri sera, casualmente, mi sono trovata in Piazza Risorgimento proprio nel momento esatto in cui c'è stata la fumata bianca. Quella non l'ho vista, ma ho visto le manifestazioni di pubblico delirio subito avviate: fiumane di genti che si riversavano verso piazza San Pietro, motorini e macchine abbandonati sotto la pioggia dove capitava, sensazione di impazzimento collettivo.
Osservando la marcia euforica di centinaia di persone, prevalentemente giovani e famiglie con bambini al seguito, e pensando alle chiese vuote, alle messe deserte, alle sempre più numerose defezioni dall'ora di religione, al drastico calo dell'opzione dell'otto per mille alla Chiesa,  mi sono detta che non c'era evidentemente, per la maggioranza di costoro, alcun motivo per tanta agitazione, se non quello di avvertire un senso del sé talmente minacciato da provare il bisogno e l'impulso di accorrere ogni volta, come pecore sbandate alla ricerca di un padrone, ora qui ora là, appresso al primo totem che s'incontra - Grillo, Berlusconi, il Papa - per stringersi agli altri individui, anche estranei, per ricevere la consolatoria carezza di un fugace senso di appartenenza ad una comunità, di unione ad una rete di relazioni motivanti l'esistenza.
Allora mi sono intenerita per tutta questa gente.
Nonché incuriosita.
Così ho acceso la radio: volevo almeno partecipare tangenzialmente all'evento informandomi se, nel braccio di ferro del potere, i curiali avessero vinto anche stavolta, riuscendo ad elevare al soglio Angelo Scola, il peggio del peggio.
Dopo un'ora di tortura di Radio Vaticana, tra discorsi di papaboys esaltati e tiritere tutte uguali di tizi che dicevano "non sono credente, ma non potevo non essere presente ad un evento storico di questa portata", finalmente il premio: la voce del cardinale protodiacono, un po' stridula per l'emozione, che annuncia il sorprendente nome di un Jorge Mario Bergoglio che si impone l'appellativo di Francesco.
Già quello, l'appellativo dico, e il sollievo per lo scampato pericolo mi ha commossa (io mi commuovo con poco, si sa).
Poi, quando ho capito chi fosse il cardinal Bergoglio, le lacrime hanno proprio cominciato a scorrermi senza freni sulle guance.
Mi hanno introdotta nelle fila attive del cattolicesimo militante all'età di cinque anni, ne sono uscita a trentacinque nauseata, dopo aver avuto esperienze con laici, monache e preti di ogni risma e di ogni congregazione; ma se c'è un ordine a cui sono rimasta idealmente legata da stima e affetto è quello dei gesuiti.
Era gesuita Carlo Maria Martini.
Era gesuita Giovanni Marchesi, mio amato professore di religione del liceo, giornalista di Civiltà Cattolica, morto qualche anno fa. Conservo, in precario bilico sulla mensola del mobile accanto al mio letto, l'angelo di terracotta che mi regalò per il battesimo di mia figlia (officiato da lui).
Era gesuita Matteo Ricci, curioso e coraggioso missionario in Cina alla fine del 1500, nonché omonimo di mio figlio.
Era gesuita Francisco Javier, instancabile viaggiatore del mondo.
Era gesuita Luis Altamirano, a cui è ispirato il film di Roland Joffé Mission.
Era gesuita Jon Sobrino, perseguitato teologo della Liberazione, che scampò ad un attentato di sicari del governo del Salvador.
Era gesuita Ignacio Ellacurria, suo confratello, che invece in quel frangente venne ucciso insieme ad altri cinque dei loro.
La Compagnia di Gesù non ha mai dato un papa alla Chiesa. Ordine illustre di uomini colti, progressisti, mentalmente autonomi, audaci, ostinati, combattenti nell'animo, mondani nel senso alto del termine, assai temuto ed odiato dalle gerarchie vaticane, colonna dell'evangelizzazione antropocentrica, centro vivo del dibattito culturale e teologico cattolico fino a che la sua feconda influenza, anche nello scambio e nel dialogo con pensatori atei e agnostici, non venne completamente esautorata dal pontificato del retrogrado Wojtyla in favore della progressiva ascesa al potere della famigerata Opus Dei, e di Comunione e Liberazione in campo nazionale.
Ho già sentito partire il tamtam delle critiche a questo Francesco: la sua presunta vicinanza, o comunque non belligeranza, alla dittatura di Videla, le sue posizioni oscurantiste nel campo della morale. Staremo a vedere.
Ciascuno ha il suo passato. Io, per dire, ho il mio, testimoniato in questo post.
Per ora, per me, quest'elezione è un segno forte di rottura, e di speranza di un cambio di clima. Non solo in senso religioso.
Alla nascita della Compagnia di Gesù dedicò un capitolo importante e divertente Luigi Magni in uno dei suoi film meno riusciti, State buoni se potete. Non è un gran film, no. E' un piccolo film del mio cuore.
Una di quelle cose belle che mi piacciono così tanto da farmi piangere.
E ora me lo rivedo. Sniff.



mercoledì 13 marzo 2013

Grande

(Non so se l'ho mai postata questa. Me la regalò Ics, grande appassionato di rap - la Bionda 17N lo sa -  nel settembre 2010, insieme a "Foto di gruppo" che sicuramente invece ho già postato. Oggi la giornata uggiosa, la cupezza dell'atmosfera politica e un generale rimescolamento interno - ieri ho fatto terapia, stamane ho proseguito per conto mio - e il post di Simone me l'hanno fatta tornare in mente. Mi pare un inno, stamane, per un'adolescente che si ingegna con fatica a crescere, affastellando delusioni su delusioni come scalini, piattaforme su cui poggiarsi per salire più in alto, quale io sono)


Porto la sveglia indietro al punto di partenza
dio com'è difficile spiegarsi quando scrivere è un'urgenza
quando i ricordi sono troppi e il blues
attraversa la mia penna e sul mio foglio si riversa a fiotti caldi
faccio “ffffff” per asciugarli
come fossero candele sulla torta dei miei diciott'anni
sento i pugni che battono alla mia porta e che mi cercano stanotte
e sì, ogni nocca ha i suoi calli
gli amici hanno sorrisi contraffatti e pellicce per coprire i misfatti
e camuffarli al contatto coi miei punti tattili
e artigli, ma retrattili, e mosse con cui possono distrarti
se t'hanno detto che crescere è confrontarsi
gli stessi non sapranno confortarti
quelli per cui crescere è un numero di targa da scambiarsi
coperto da una polizza che risarcisce i danni
banalità che qualcuno ti mette per priorità formali
la verità è che sono strumentali
e che fidarsi troppo è come, bendarsi gli occhi con le tue stesse mani
e pare, che la risposta più banale, sia proprio quella chiave, pare
che nonostante le intenzioni, stringendo e tirando le conclusioni
si cresce con le delusioni

La prima cosa che ho imparato è che va rifatto il quadro
se c'è una teoria va rivista
e più che l'occasione a fare l'uomo ladro
è l'ambizione a farlo opportunista
ed ogni volta che ho gridato fino a finire il fiato
pianto quasi fino a non vedere
ho capito che si cresce con le delusioni
e non c'è tanto in più da sapere

adesso la mia intimità è lo spazio che blindo
la privacy è il valore che scorto
fornace d'umori che scottano
questo reflusso dei miei succhi è il ricordo
di quando ho concesso troppo e ho dovuto pagarne lo scotto
scoppio
questo pezzo è per mio padre ed ogni volta che
ripete gridando che non l'ascolto
per ogni amico che ho perso
e lui l'aveva detto che un uomo non lo fanno dei peli sul petto
è un argomento serio
perché ogni amico se deve muovere un dito
guarda caso alza il medio
e a trovarne qualcuno sincero
e contarli su una mano fai fatica ad arrivare al medio
perché ogni donna è così uguale alle altre
così pronta a darti gli occhi e di contro a mischiare le carte
e io non voglio più rischiare
e prima di avere un bacio e un abbraccio devo prima guardarmi alle spalle
se oggi il sole fa dicembre un po' più tiepido
amo le tue guance e le mie labbra che si cercano
c'è un sogno che si avvera e sto vivendomelo
perché ho così paura di godermelo?
E pare, che la risposta più banale, sia proprio quella chiave, pare
che nonostante le intenzioni, stringendo e tirando le conclusioni
si cresce con le delusioni


La prima cosa che ho imparato è che va rifatto il quadro
se c'è una teoria va rivista
e più che l'occasione a fare l'uomo ladro
è l'ambizione a farlo opportunista
ed ogni volta che ho gridato fino a finire il fiato
pianto quasi fino a non vedere
ho capito che si cresce con le delusioni
e non c'è tanto in più da sapere

sabato 9 marzo 2013

Singing in the rain

Stamane un sole caldo ha progressivamente diradato le nubi, ma il tempo permane incerto e variabile.
Per cui dovrei sbrigarmi a fare la lavatrice delle lenzuola, se no quando mai s'asciugheranno, dato che è prevista pioggia per tutta la prossima settimana?
Tipo quella che tutto ieri m'ha inzuppato incessantemente.
(Ha piovuto talmente tanto che s'è bagnata persino la tastiera di Aldo!)

Così, per contrasto, ho ripensato all'otto e al nove marzo dell'anno scorso.
Al meraviglioso anticipo di primavera che quel giovedì e venerdì (l'anno scorso cadevano così) ci avevano regalato.
Me ne ricordo con precisione, ero alla stazione nel tardo pomeriggio ad aspettare qualcuno da scarrozzare - era ancora il periodo in cui ero sempre alla stazione per scarrozzare qualcuno - col mio soprabitino nuovo sgargiante, e respiravo l'aria tiepida che pareva presagire cose buone e serene.
Invece sono precipitata in una grottesca rappresentazione tragicomica niente affatto buona e per nulla serena. Molto miserabile, molto penosa, molto ridicola. 
Bruttissimi, squallidi ricordi.
C'era il sole, un sole magnifico: ma per me era un sole nero.
Stavo malissimo. Assurdamente, poi. Ora lo so.

Il calendario ha fatto un giro completo, e dopo un anno, ieri, sono stata lo stesso di umore cupo: esclusivamente per colpa della pioggia.
Evviva!!!

(Buon fine settimana a tutti)

mercoledì 6 marzo 2013

To be or not to be

Oggi è giorno di letizia per lo convento e per li frati tutti: dopo undici anni la mia amministrazione si è ricordata di me dotandomi di un nuovo pc.
Però, datosi che - come da facile previsione - l'anonimo lurido tizietto imberbe imbucato (contro la sua volontà, sicuramente, oltretutto) mediante calcio in culo di mammà, papà o zio con le conoscenze politiche giuste nella società in house che ha in appalto esclusivo l'assistenza alle attrezzature e ai collegamenti dell'intera rete Intranet regionale, denominato pomposamente "tecnico" ancorché in possesso di nozioni ed esperienza di informatica inferiori persino alle mie (maledetta sia la sussidiarietà che ha infarcito ogni ganglio vitale dello Stato di gente incompetente e malpagata mandata allo sbaraglio da società "private" ma a partecipazione ampiamente pubblica che offrono scadentissimi servizi in appalto e subappalto in cambio di corposissime spremiture di mammelle dello Stato medesimo, maledetto Bassanini che l'ha ideata e organizzata e maledetta la mia parte politica che ai tempi l'ha supportata e predicata alle masse come la panacea di tutti i mali dell'Italia!), non è stato in grado, probabilmente per aver mal configurato il computer, di riattivarmi correttamente l'account di accesso alle banche dati nazionali, indispensabile per il mio lavoro, non sono operativa.
Non è dunque colpa mia se perdo tempo, oggi.
Così passo di qui per raccomandarvi un paio di cose che ho letto e che ho trovato notevoli.
Una è questo post del Coniglio, che consiglio vivamente di leggere a tutti, in primis a Carlo che gioisce della mia svolta "politica". Io l'ho trovata un'analisi molto ben fatta della situazione, ancorché non risolutiva della questione, ahimé. L'altra è questo articolo di Repubblica, che ho scorso di fretta ma che voglio riguardare con attenzione. Che mi pare rispondere per le rime - ottime rime - alle puttanate scritte in quest'altro articolo del Fatto di ieri.
(Poi dice che una si butta a sinistra.)

Aggiungo una sola considerazione tratta dalla mia esperienza di vita, distillata in un altro accadimento di stamane (stamane è stata proprio metaforicamente la giornata di Carosello: dopo quello di Cimabue che fa una cosa e ne sbaglia due pure quello di quando arriva Lancillotto e succede un quarantotto, ma anche di Calimero piccolo e nero; e non lesinerei una citazione anche al Merendero, l'è lì l'è là l'è là che l'aspettava, passando per Carmencita, la bravabrava Mariarosa - quella è la mia eroina -, gli Incontentabili e l'omino Bialetti).
Dispongo di un collega genio. Unico tra i tanti. Un'autentica risorsa per l'ufficio e per gli utenti: preparatissimo, enciclopedico, analitico, capace di sintesi risolutive dei problemi, che è stato finora sempre ostracizzato. Per i soliti e noti motivi, pensavamo tutti: perché l'efficienza nella p.a. viene osteggiata e combattuta, perché la capacità di visione delle questioni e la competenza danno fastidio al manovratore, perché in questo paese sciagurato non c'è meritocrazia, perché la bravura suscita invidie e gelosie, perché in mezzo a tanti vasi di coccio un vaso di ferro risulta estraneo e incongruamente minaccioso per lo status quo, perché la massa di basso livello non è in grado di apprezzare il talento.
E invece stamane mi cade il velo dagli occhi. Anche con lui. (Altra persona a cui ero legata da sincero e caldo affetto: altra fregatura che piglio e porto a casa.)
Succede che io e la mia collega caterpillar lo stiamo a sentire, lo approviamo, lo incoraggiamo, sposiamo le sue soluzioni, gli offriamo collaborazione, tentiamo una sinergia.
Lui, a quel punto, si irrita. Non vuole collaborare: vuole fare di testa sua, e che noi, semplicemente, prendiamo atto e ci accodiamo. Non ci è dato avanzare controproposte, suggerire ritocchi o sfumature, mediare tra alternative che sono egualmente valide, o almeno a noi così paiono, posto che scaturiscono dalla dialettica tra individui senzienti, preparati e civili. Però non vuole manco figurare lui in prima persona: manda avanti il caterpillar, che formalmente è la coordinatrice del settore, schermandosi dietro di lei. Ma puntando i piedi se lei non si dispone a farlo in tutto e per tutto, fin nei minimi dettagli.
Rivendicando il suo ruolo di vittima incompresa, di emarginato dal sistema.
Di uno che preferisce sfasciare tutto piuttosto che sporcarsi le mani con il quotidiano, abbassarsi a lavorare assieme a noi per migliorare le cose, confrontandosi e confrontando il suo grandioso mondo mentale con la rozzezza dei dati di realtà.
Un utopista puro, incontaminato, spietato.
Un prototipo perfetto di grillino.
(A questo punto ho capito come hanno fatto tante anime belle a votare M5S)

mercoledì 27 febbraio 2013

Star wars

Mi scoccia sentirmi tirare la cavezza, mi sento snaturata, non come persona (perché nel marasma della mia sconclusionata schizofrenia da sempre allegramente convivono, accanto a una manciata di cantrici di languori e sacerdotesse dell'intimismo, un paio di rognose pasionarie barricadere) ma come blogger che ha dato al suo diario virtuale un taglio ben preciso che in questi ultimi due giorni si squinterna come mai era successo prima; mordo il freno, faccio per distogliere il muso, però la forza dello strattone ogni tanto torna a farmi voltare bruscamente la testa, dal mio ombelico all'orizzonte, dal mio privato al pubblico, dalle stronzate mie piccine alle coglionerie collettive, come un'onda che continua a rimontare all'improvviso increspando ogni volta la gran bonaccia delle Antille.
Speriamo sia l'ultimo sussulto, ma non garantisco.
Ho letto sul blog di Gad Lerner un articolo tratto dall'Internazionale, scritto dal collettivo Wu Ming, che ha per tema il Movimento 5 stelle. Lo copio e incollo qui come ogni adolescente si ricopia le poesie e gli aforismi che sente come manifesto del suo pensiero, scritti in suo nome, affiggendoli poi sui muri della sua cameretta.
Perché sento che ha ragione mio figlio: se vuoi scardinare il sistema, bene, bravo: per farlo devi fare la rivoluzione. Ma quella si fa in piazza prendendosene i rischi, non comodamente seduto al caldo e al sicuro dietro ad un pc. E al seguito di un guru, anzi due, che sono la vivente contraddizione di quello che stanno propagandando.

Il Movimento 5 stelle ha difeso il sistema


Adesso che il Movimento 5 stelle sembra aver “fatto il botto” alle elezioni, non crediamo si possa più rinviare una constatazione sull’assenza, sulla mancanza, che il movimento di Grillo e Casaleggio rappresenta e amministra. L’M5s amministra la mancanza di movimenti radicali in Italia. C’è uno spazio vuoto che l’M5S occupa… per mantenerlo vuoto.

Nonostante le apparenze e le retoriche rivoluzionarie, crediamo che negli ultimi anni il Movimento 5 stelle sia stato un efficiente difensore dell’esistente. Una forza che ha fatto da “tappo” e stabilizzato il sistema. È un’affermazione controintuitiva, suona assurda, se si guarda solo all’Italia e, soprattutto, ci si ferma alla prima occhiata. Ma come? Grillo stabilizzante? Proprio lui che vuole “mandare a casa la vecchia politica”? Proprio lui che, dicono tutti, si appresta a essere un fattore di ingovernabilità?

Noi crediamo che negli ultimi anni Grillo, nolente o volente, abbia garantito la tenuta del sistema.

Negli ultimi tre anni, mentre negli altri paesi euromediterranei e in generale in occidente si estendevano e in alcuni casi si radicavano movimenti inequivocabilmente antiausterity e antiliberisti, qui da noi non è successo. Ci sono sì state lotte importanti, ma sono rimaste confinate in territori ristretti oppure sono durate poco. Tanti fuochi di paglia, ma nessuna scintilla ha incendiato la prateria, come invece è accaduto altrove. Niente indignados, da noi; niente #Occupy; niente “primavere” di alcun genere; niente “Je lutte des classes” contro la riforma delle pensioni.

Non abbiamo avuto una piazza Tahrir, non abbiamo avuto una Puerta de Sol, non abbiamo avuto una piazza Syntagma. Non abbiamo combattuto come si è combattuto – e in certi casi tuttora si combatte – altrove. Perché?

I motivi sono diversi, ma oggi vogliamo ipotizzarne uno solo. Forse non è il principale, ma crediamo abbia un certo rilievo.

Da noi, una grossa quota di “indignazione” è stata intercettata e organizzata da Grillo e Casaleggio – due ricchi sessantenni provenienti dalle industrie dell’entertainment e del marketing – in un franchise politico/aziendale con tanto di copyright e trademark, un “movimento” rigidamente controllato e mobilitato da un vertice, che raccatta e ripropone rivendicazioni e parole d’ordine dei movimenti sociali, ma le mescola ad apologie del capitalismo “sano” e a discorsi superficiali incentrati sull’onestà del singolo politico/amministratore, in un programma confusionista dove coesistono proposte liberiste e antiliberiste, centraliste e federaliste, libertarie e forcaiole. Un programma passepartout e “dove prendo prendo”, tipico di un movimento diversivo.

Fateci caso: l’M5s separa il mondo tra un “noi” e un “loro” in modo completamente diverso da quello dei movimenti di cui sopra.

Quando #Occupy ha proposto la separazione tra 1 e 99 per cento della società, si riferiva alla distribuzione della ricchezza, andando dritta al punto della disuguaglianza: l’1 per cento sono i multimilionari. Se lo avesse conosciuto, #Occupy ci avrebbe messo anche Grillo. In Italia, Grillo fa parte dell’1 per cento.

Quando il movimento spagnolo riprende il grido dei cacerolazos argentini “Que se vayan todos!”, non si sta riferendo solo alla “casta”, e non sta implicitamente aggiungendo “Andiamo noi al posto loro”.

Sta rivendicando l’autorganizzazione autogestione sociale: proviamo a fare il più possibile senza di loro, inventiamo nuove forme, nei quartieri, sui posti di lavoro, nelle università. E non sono le fesserie tecnofeticistiche grilline, le montagne di retorica che danno alla luce piccoli roditori tipo le “parlamentarie”: sono pratiche radicali, mettersi insieme per difendere le comunità di esclusi, impedire fisicamente sfratti e pignoramenti eccetera.

Tra quelli che “se ne devono andare”, gli spagnoli includerebbero anche Grillo e Casaleggio (inconcepibile un movimento comandato da un milionario e da un’azienda di pubblicità!), e anche quel Pizzarotti che a Parma da mesi gestisce l’austerity e si rimangia le roboanti promesse elettorali una dopo l’altra.

Ora che il grillismo entra in parlamento, votato come extrema ratio da milioni di persone che giustamente hanno trovato disgustose o comunque irricevibili le altre offerte politiche, termina una fase e ne comincia un’altra. L’unico modo per saper leggere la fase che inizia, è comprendere quale sia stato il ruolo di Grillo e Casaleggio nella fase che termina. Per molti, si sono comportati da incendiari. Per noi, hanno avuto la funzione di pompieri.

Può un movimento nato come diversivo diventare un movimento radicale che punta a questioni cruciali e dirimenti e divide il “noi” dal “loro” lungo le giuste linee di frattura?

Perché accada, deve prima accadere altro. Deve verificarsi un Evento che introduca una discontinuità, una spaccatura (o più spaccature) dentro quel movimento. In parole povere: il grillismo dovrebbe sfuggire alla “cattura” di Grillo. Finora non è successo, ed è difficile che succeda ora. Ma non impossibile. Noi come sempre, “tifiamo rivolta”. Anche dentro il Movimento 5 stelle.


(Questo articolo di Wu Ming, collettivo di scrittori italiani, è stato pubblicato per la prima volta il 25 febbraio 2013 nel live blog di Internazionale sulle elezioni politiche).


EDIT: Grillo la bestia risponde ora sul suo blog, da par suo (e non è un complimento) a Bersani. Dimostrando, ove ve ne fosse stato ancora bisogno, di che pasta è fatto e quali sono le sue reali intenzioni. Se non è rozza pretattica stiamo messi molto, molto, molto male.

martedì 26 febbraio 2013

Apocalypse now

"Ho votato PD anch’io, come cristina_emme, e pur riconoscendone i limiti in campagna elettorale, ritengo che siano stati limiti principalmente di comunicazione: una campagna troppo blanda, senza voli pindarici o frasi d’effetto azzeccate, pressoché priva di slogan efficaci. Senza sogni.
Ora tutti gridano al peccato mortale, ovviamente: dopo vent’anni di berlusconismo e la crisi economica che morde, in Italia più che altrove la comunicazione è il messaggio, e hai voglia di essere un uomo onesto come Bersani, hai voglia di sbandierare contenuti veritieri se poi non le spari abbastanza grosse da far sognare la gente almeno per due minuti. Insomma, il linguaggio di verità non paga e si può ben dire che sommando i voti abbia vinto il populismo, sia vecchio che nuovo.
Perché che Grillo sia populista non ci piove, non venitemi a dire che non è vero.
Purtroppo però la storia recente (v. Lega) mi fa diffidare di chi si presenta con la ramazza in Parlamento e non so proprio perché la natura umana dei grillini dovrebbe essere diversa da quella dei leghisti della prima ora, comunque stiamo a vedere.

Io ho votato PD perché dopo 20 anni detesto il populismo in ogni sua forma, volevo un leader affidabile, e ho vissuto il berlusconismo con grande sofferenza, consapevole del fatto che prima di essere scelta politica è un fenomeno culturale che da noi è maggioritario e forse lo sarà sempre: ho visto gente inchiodare con la macchina di fronte ai manifesti di Berlusconi che prometteva la restituzione dell’Imu e le piazze di Grillo piene a gridare “via dall’Euro”, senza forse capire la reale fattibilità o opportunità di entrambe le cose.
Ieri sera ho trovato agghiacciante che gli attivisti M5S dichiarino di volere un referendum per uscire dall’euro che
a) Non è previsto dalla nostra costituzione
b) solo annunciarlo da chi ormai è nelle istituzioni provoca un terremoto nei mercati
c) Provocherebbe un disastro interno totale.
La 25enne portavoce intervistata dalla Gruber pareva non avere idea di cosa fosse una Fiducia da votare in Parlamento e continuava a ripetere il mantra “voteremo le idee”.

Trovo che anche quelli che ora, col senno di poi, dicono che sarebbe stato meglio Renzi di Bersani per vincere forse non hanno capito che il punto non è essere più giovani o sembrare un family banker di Mediolanum (cit.).
Se Bersani si trovava uno spin doctor decente e sparava caz*ate vinceva a mani basse. Non avrebbe avuto bisogno di cedere il passo, di avere meno anni, di non sembrare troppo “d’apparato”, come si suol dire.
Queste cose da noi non contano davvero.
In Italia non occorre essere nuovi per davvero, bisogna solo sembrarlo il tempo necessario a darla a bere alla gente.
Il popolo italiano non merita alcun linguaggio di verità perché alla fine della verità non sa che farsene."

(Commento di mor_wen sul blog di Vittorio Zucconi su Repubblica. Lo copio perché esprime alla lettera il mio pensiero, e con molta più lucidità e serenità di come riuscirei a fare io. Io ho votato SeL e non direttamente PD, è l'unica differenza, e per me era una differenza non da poco, significava un preciso orientamento e la volontà di pesare influenzando in modo virtuoso a sinistra la politica del nascente governo - che è morto in culla. Ma la sostanza non cambia.

EDIT: ci aggiungo anche questo di pogoopossum:


pogoopossum 26 febbraio 2013 alle 11:29
"Questo è l’unico Paese al mondo dove si protesta contro chi non ha mai governato (Bersani) e mai avuto la maggioranza (PD).
Che il 30% dell’elettorato attivo (cioè del 75%) potesse votare Berlusconi, era cosa facile da comprendere. Fa ribrezzo e si potrebbe scrivere un saggio infinito sui perché e i percome, ma intanto è un risultato ampiamente intuibile.
Quello che è folle è che molte persone, di sinistra o antiberlusconiane, si sono trasferite dal PD ai populisti del 5S.
Queste persone, o non hanno ancora capito la legge con cui si vota, oppure semplicemente sono autolesioniste.
I miei complimenti ai duri e puri di sinistra che sono talmente stufi della politica attuale che per poco non regalavano la maggioranza per l’ennesima volta al signore delle cene eleganti.

D’altronde qui in Italia, la sinistra tutta a posto non è: ora pare sia colpa di Bersani; ma se Bersani “insegue” Grillo o Berlusconi, cosa lo differenzia dagli originali? Boh.
Qualcuno, infine, rimpiange ancora Renzi. Il giovane sindaco rampante che era d’accordo con la riforma Fornero e con Monti; Renzi, che aveva dietro Pietro Ichino (monetarista convinto) che infatti poi è passato da Monti. Renzi, che a Firenze malignamente sussurravano di votare per la presidenza del consiglio così si dimetteva da sindaco… Quel Renzi lì? Ma fatemi il piacere, diceva Totò!
L’unico motivo di rispetto è che non ha sbattuto la porta e non si è trasferito.
Invece la colpa è di Bersani, un keynesiano convinto, che è contro la rigidità dell’austerità imposta dall’alto e dei tagli lineari, che ha dato prova di essere uno in gamba nei due anni da ministro (le migliori cose sono arrivate dal suo ministero), che è persona per bene, onesta e ha fatto una campagna sobria senza strilli e baggianate.
Infine, mi sembra che siano mancati quasi per ripicca i voti dei renziani di sinistra (che poi è un ossimoro): segno che l’Italia non è un paese maturo. I sostenitori della Clinton, dopo la sconfitta appoggiarono Obama, perché così funziona in un Paese serio politicamente.

Comunque 5 regioni su 6 del centro (Toscana, Umbria, Marche, Lazio e Molise) hanno premiato il PD al senato. Ha tradito l’Abruzzo, una volta più orientato a sx…
Alla camera, invece, solo 4 su 5 hanno confermato il PD, perché nelle Marche ha vinto il 5S. Segno dei tempi che cambiano. I giovani sono più populisti dei loro genitori.

P.S. quello che più mi fa paura, è che due guitti da avanspettacolo hanno raccolto il 55% dell’elettorato attivo. Siamo senza speranza."

Questo il post relativo, anch'esso, nella sua laconicità, per me totalmente condivisibile.)