Oggi - anzi, ormai ieri -, girovagando sul tubo, ho beccato Joe Cocker che canta Up where we belong, storica colonna sonora di questo sfacciatamente fichissimo film.
Al che non ho resistito e sono andata a cercarmi la scena finale.
E ora faccio outing: lo so che è un film misogino, irritante per quel doppiofondo di morale piccolo borghese che cela nemmeno tanto accuratamente. Assunto corroborato dalla solida controprova fornita dalla circostanza che piace parecchio alla mia (ex) terapeuta. Tanto dovrebbe bastare per continuare a godermelo surrettiziamente, da quella melensa romantica sentimentale che sono, evitando di rivelare questa mia debolezza al mondo. Ma ieri, con le immagini e i pensieri che mi frullavano nel cervello, non ho saputo rinunciare a esibire le mie emozioni nel gustarmelo, Richard Gere, al tempo il bassetto più fascinoso dell'universo, che offre a una estatica e golosa Debra Winger la disponibilità matrimoniale di un piccolo uomo divenuto ufficiale e scopertosi gentiluomo, con le due realtà in stretta correlazione, inscindibili l'una dall'altra.
E anch'io estatica e golosa mi guardo e riguardo 'sta scena di splendida pacchianeria. E nostalgica. Avendo constatato che nella realtà giovani ometti ce ne sono, in senso proprio e metaforico, ma che - oltre a non essere nemmeno lontanamente in possesso di un'oncia dello charme di Richard - non sono ufficiali, né gentiluomini.