Varco la soglia della stanza (di malumore e lievemente angosciata, as usual) e inquadro Claudio di spalle, il suo ciuffo sparato che spunta oltre la rotondità della nuca, chino sulla mia scrivania ad organizzare e collazionare una pila di scartoffie. Non ci penso nemmeno un secondo, mi viene di abbrancarlo da dietro mentre gli grido il mio "buongiorno!" e lui ride. "Che ti passa per la testa, stamattina, Cri? Che hai combinato nel week end?" indaga divertito, con aria d'intesa.
Rido anch'io, subito sollevata. Poi lui raccoglie le cartuccelle e va a sedersi al suo posto. E allora io faccio quattro salti e vado a chinarmi su di lui per buttargli le braccia al collo.
Dico io, che bisogno hanno gli esseri umani delle parole, quando un abbraccio dice tutto?