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lunedì 26 marzo 2012

Un passo dopo l'orizzonte

"Cri, basta pensare al male che hai ricevuto, esserne schiava, coattivamente indotta a riviverlo. Devi cessare di fartene fare ancora. Devi ribaltare il punto di vista: non è che perché hai sofferto nella vita devi continuare a soffrire. Al contrario, ora devi pretendere il giusto risarcimento che ti spetta. Sii esigente, goditi ogni attimo, piglia tutto quello che puoi, è un tuo diritto sacrosanto. Smettila di elemosinare affetto e considerazione. Da chiunque, fosse anche tuo marito, fossero i tuoi figli. Datti importanza, tutelati, non mendicare. Non ne hai bisogno, affatto."

Ho cambiato canzone nel mio walkman. La ascolto mentre cammino nella mattina odorosa di primavera, avvolta dal tepore del sole, dagli abbracci degli sguardi della gente, dalla vicinanza dei miei colleghi discretamente rompicoglioni, dalla carezza di due occhi verdi impressi nel mio cuore, dal calore di una telefonata ricevuta ieri sera, dal pensiero grato di persone che ho incontrato, sfiorato, nelle quali ho impresso la mia umanità, scambiandone un po' con la loro.
E se qualcuno mi ha aperto l'anima, nutrendosi di me, senza ricambiare, beh, io lo perdono. E lo amo lo stesso. Non può farmi del male, davvero, in fondo. Ne ho una riserva inesauribile, di amore, non mi ha sottratto niente. Io continuo ad amare. Amo, e amerò ancora. Finché vivrò.
E voglio telefonare al mio amico d'infanzia. E voglio sistemare i miei DVD, e leggere il mio nuovo Flaiano e la mia nuova Gimenez-Bartlett. E vedermi There must be the place, e tutti gli altri film che ho comprato. E non vedo l'ora che arrivi Claudio.
Mi sono rimessa in piedi anche stamattina.
Buona settimana a tutti.