Stanotte c'era una luna, ma una luna.
Che ispirava proprio una lirica.
martedì 23 luglio 2013
Casta diva
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venerdì 19 luglio 2013
Stay by me
Parto tra poche ore per tre giorni di Val D'Orcia, dove ho in programma, tra l'altro, due perle assolute:
1) assistere allo spettacolo della Compagnia degli Arrischianti, il formidabile gruppo di attori amatoriali (laddove "amatoriali", per alcuni di loro, guarda caso gli interpreti principali di stasera, è termine alquanto improprio e riduttivo) che, diretto da Artisti con la A maiuscola, si cimenta in allestimenti teatrali più nobili di molte produzioni autoriali che si vedono sulla piazza di Roma, il quale da martedì fino a domenica propone nel cortile del castello di Sarteano (o più probabilmente nel teatro degli Arrischianti, visto il tempo...) una Tempesta di Shakespeare che già dalle foto e dagli spezzoni di video che ho potuto visionare mi promette l'immersione in un'esperienza magica;
2) abbracciare stretta colei che della Compagnia è parte integrante e trait d'union tra quella e me, ossia Angie, che non vedo da troppo tempo.
Due propositi che mi riempiono di gioia.
Dunque vi saluto, mentre qui a Roma sto vivendo un anticipo di Tempesta coll'acquazzone monsonico che si è scatenato una mezz'ora fa, perdurando, al momento, a dispiegare i suoi effetti, e lascio a presenziare il blog al posto mio Annie con questa canzone che più l'ascolto più mi emoziona.
Stay by me
And make the moment last
Please take these lips
Even if I have been kissed
A million times
And I don't care if there is no tomorrow
When I could die here in your arms
Even if the stars have made us blind
We're blind we're blind
So blind in love
Sweet darling
Don't you know that we're no different to anyone
We stumble
We falter
But we're no different than anyone
And all the winter snow has melted know
Into a pool of silver water
And we were standing in a thunder cloud
Dark as your hair
Dark as your hair
mercoledì 17 luglio 2013
Quanto t'ho amato
Per i grandi artisti che se ne vanno lasciandoci tracce lievi ed eterne, per gli amici come Bruno che errano e ogni tanto tornano, per riattizzare, quando saranno di nuovo lontani, una dolce nostalgia che sa di buono, per loro e per tutti gli altri che come loro abitano il nostro cuore e i nostri pensieri, per tutti quelli che ci passano accanto e sfiorano le nostre mani in un attimo d'infinito, che non si fa in tempo ad accorgersene ed è già passato e però non passerà mai.
Grazie, cavaliere, del piccolo inestimabile dono.
Se tu mi avessi chiesto: "Come stai?"
se tu mi avessi chiesto dove andiamo
t'avrei risposto "bene, certo sai"
ti parlo però senza fiato
mi perdo nel tuo sguardo colossale,
la stella polare sei tu
mi sfiori e ridi no, cosi non vale
non parlo, e se non parlo poi sto male...
Quanto t'ho amato e quanto t'amo non lo sai
e non lo sai perchè non te l'ho detto mai
anche se resto in silenzio, tu lo capisci da te
Quanto t'ho amato e quanto t'amo non lo sai
non l'ho mai detto e non te lo dirò mai
nell'amor le parole non contano, conta
la musica.
Se tu mi avessi chiesto: "Che si fa?"
se tu mi avessi chiesto dove andiamo
t'avrei risposto dove il vento va
le nuvole fanno un ricamo
mi piove sulla testa un temporale
il cielo nascosto sei tu
ma poi si perde in mezzo alle parole
per questo io non parlo e poi sto male...
Quanto t'ho amato e quanto t'amo non lo sai
e non lo sai perchè non te l'ho detto mai
anche se resto in silenzio, tu lo capisci da te
Quanto t'ho amato e quanto t'amo non lo sai
non l'ho mai detto e non te lo dirò mai
nell'amor le parole non contano, conta
la musica.
Quanto t'ho amato e quanto t'amo non lo sai
non l'ho mai detto ma un giorno capirai
nell'amor le parole non contano,
conta
la musica.
Musica di Nicola Piovani, testo di Vincenzo Cerami
lunedì 15 luglio 2013
Una giornata particolare
È bello svegliarsi e non farsi illusioni. Ci si sente liberi e responsabili. Una forza tremenda è in noi, la libertà. Si può toccare l'innocenza. Si è disposti a soffrire.
(Buonanotte)
martedì 9 luglio 2013
Charade
Scrivo tutta contorta a gambe incrociate sul letto, china sul pc, mentre marito e figli stanno oltre la porta aperta in salotto a guardare un DVD: il che significa, visto che casa mia è un quadrato di settanta metri o poco più, senza corridoio, che mi stanno lontani cinque passi, e io posso seguirmi il film riflesso negli specchi delle ante dell'armadio.
Stasera è una sera benedetta, la giacobina è di ottimo umore, il ventenne è casalingo e tranquillo, il marito è insolitamente sereno e quasi giulivo, e buone vibrazioni viaggiano nell'aere, incrementate dalla visione del film che hanno scelto (per la precisione, che ha scelto la giacobina, devotissima fan di Audrey Hepburn, e manco male che, sempre in contrasto come stiamo, son riuscita ad attaccarle questa che è una delle mie più intense passioni giovanili) tra i più o meno quattromila titoli che costituiscono la nostra videoteca, un grande, amatissimo classico: il vecchio, caro, magnifico Sciarada.
Un film balsamico, terapeutico, che scivola soffice, elegante, suggestivo e carezzevole dagli occhi all'anima.
Un film balsamico, terapeutico, che scivola soffice, elegante, suggestivo e carezzevole dagli occhi all'anima.
Infarcito di battute fulminanti e immortali: "Sto per divorziare." "Se è per me, non lo faccia"; "Che ne dice di nominarmi vicepresidente con l'incarico di tirarle su il morale?"; Sai qual è il tuo difetto? Nessuno"; "Spero che avremo tutti figli maschi, così potremo chiamarli tutti come te".
Animato dalla perfetta sintonia di una mesta ma deliziosa Audrey coll'immenso Cary Grant (Cary, Cary, idolo del mio cuore sin da quando ero piccina piccina!).
Animato dalla perfetta sintonia di una mesta ma deliziosa Audrey coll'immenso Cary Grant (Cary, Cary, idolo del mio cuore sin da quando ero piccina piccina!).
Impreziosito e contrappuntato mirabilmente dalla struggente, delicatissima musica di Henry Mancini.
Henry Mancini-Audrey Hepburn, binomio inscindibile di emozioni incancellabili: in Breakfast at Tiffany's, in Charade, ma anche in un meno conosciuto Two for the road, che invece è una perla di assoluta bellezza, un caleidoscopio di tuffi al cuore, di risate e di lacrime, di dolcezza e di amarezza, dal sapore della vita, con un finale inossidabile.
E una colonna sonora che a risentirla, stasera, mi commuove più di Charade.
Che non mi stanco di riascoltare, e perciò la posto qui.
Henry Mancini-Audrey Hepburn, binomio inscindibile di emozioni incancellabili: in Breakfast at Tiffany's, in Charade, ma anche in un meno conosciuto Two for the road, che invece è una perla di assoluta bellezza, un caleidoscopio di tuffi al cuore, di risate e di lacrime, di dolcezza e di amarezza, dal sapore della vita, con un finale inossidabile.
E una colonna sonora che a risentirla, stasera, mi commuove più di Charade.
Che non mi stanco di riascoltare, e perciò la posto qui.
Ché oltretutto, dopo aver passato una bella mezz'ora a sorridere delle sue (dis)avventure insieme ad un marito insolitamente loquace e spensierato, mi sembra ci stia a pennello. Un piccolo modo per celebrare un piccolo miracolo che mi ha fatto un piccolo bene al cuore.
venerdì 5 luglio 2013
mercoledì 3 luglio 2013
Excalibur
Non c'è nulla di nobile nell'essere superiore a un altro uomo. La vera nobiltà sta nell'essere superiore alla persona che eravamo fino a ieri.
Proverbio indù
(Per quanto mi concerne, uno degli indizi decisivi della mia raggiunta superiorità su me stessa, al di là delle circoscritte esperienze di illuminazione che mi capitano ancora troppo di straforo rispetto alle miriadi di volte in cui torno a sprofondare nelle pozzanghere, sarà la mia constatazione di esser minimamente riuscita a distaccarmi dal disordinato passionale impulso di replicare, piccata o indignata, alle castronerie che i tre quarti dei miei contatti su FaceBook mi elargiscono con la serena tonitruante protervia di chi sta rivelando alle genti inoppugnabili certezze a caratteri di fuoco, invece di riderci su o di oltrepassarle con paciosa noncuranza. Quella sì che sarà una vittoria epocale su di me)
venerdì 28 giugno 2013
There must be an angel
Oooooh! Vedi, quello che ad una bambina quale per metà io ancora sono sembra una montagna invalicabile invece si rivela, all'atto pratico, una manciata di ghiaia che scagliata lontano subito non si vede più! Come mi sento bene, adesso! Grazie ad Aldo ed endi e Ambra e ad Alberto che mi ha dato la spinta finale, a Luz, a Utopia e Roberta su FB e al mio fratellone GAS che si è discretamente affacciato a supportare, ho fatto fuori senza sensi di colpa (per la mia tendenza a dubitare di me stessa e delle mie percezioni) una scorietta che da mesi mi tormentava come un sassetto nella scarpa, insomma, uno di quei piccoli fastidi che ti danno più noia di un dolore plateale. E siccome mi sento sollevata oltre ogni dire, e saltello giuliva come un coniglio di Pasqua, per ricompensarvi dell'aiuto prezioso che mi avete dato voglio raccontarvi quello che m'è successo giovedì scorso, otto giorni fa (quasi nove, in questo momento).
(Qualcuno ne è già stato messo a parte discretamente, in separata sede, per il mio pudore di una cosa tanto bella. Ma stanotte sono su di giri e non me la tengo, proprio)
(Qualcuno ne è già stato messo a parte discretamente, in separata sede, per il mio pudore di una cosa tanto bella. Ma stanotte sono su di giri e non me la tengo, proprio)
Dunque, giovedì scorso finisco il post infarcito del guazzabuglio di Lacan Quasimodo ed Eurythmics ed esco nel tardo pomeriggio romano. Digiuno per dimagrire e depurarmi dal venerdì precedente, e i crampi allo stomaco sono diventati un sottofondo pulsante che scandisce le mie ore e mi ricorda che il mio corpo è vivo, e io con lui. Il caldo infernale della giornata adesso, alle sette e mezza, si sta tramutando in un tepore dolce, quasi gradevole.
Percorro Via Conte Verde ripensando alle parole della canzone intrecciate alle mie parole, e alla struggente pace che m'è scesa dentro nel cavarmi fuori quella sincerità di pensieri, e non appena arrivo a Piazza Vittorio all'improvviso qualcosa esplode dentro di me. Tutta la commozione di cui ero già gravida camminando si è andata progressivamente tramutando in tenerezza, quella tenerezza per me stessa e i miei simili che conosco bene per averla spesso provata. Solo che stavolta non finisce così, e il sentimento continua a mutare, ad evolversi, è come se mi si ingigantisse dentro, come un seme che crescendo ad un ritmo esponenziale diventi subito una sequoia. E io, tirata in alto da quella chioma immensa che mi si erge nell'anima, il cui tronco si ancora al suolo, mi sento sollevare da terra, lieve come una nuvola, eppure traboccante di una felicità così assoluta e purissima che mi rende concreta, forte e salda al centro della scena.
E' una sorta di attacco di panico al contrario, che invece di annientarmi mi esalta, e annienta, invece, ogni mia paura, facendomi sentire bene come mai mi sono sentita, tranne (ma in maniera più approssimativa, persino quella meno netta e fulgida di questa di ora) quando ero innamorata. E allora mi spavento e d'istinto vorrei richiuderlo, questo cuore che mi si è spalancato, perché, mi domando turbata, mica sarò finalmente caduta nel transfert? E allora cerco di resistere, e nel frattempo sondo con cautela il pensiero di Edoardo, e mi rendo conto che sì, cazzarola, ne sono davvero innamorata, dei suoi occhi chiari, del suo sorriso buono, del suo abbraccio caldo, ma non più di quanto non lo sia, in questo istante, di quella donna lì alla bancarella delle borse, di quel ragazzo che fa jogging, di questa mandria di ragazzini caciaroni che mi sta passando accanto. Tutto e tutti sono trasfigurati, per me, in un unico oggetto d'amore grande quanto l'universo, e io sperimento dentro la carne l'espressione della poesia di Quasimodo, perché proprio quello mi sta accadendo, di esser trafitta da un raggio di sole. Sola sul cuore della terra, ma trafitta da un raggio di sole, ed è subito sera. E mi rendo conto che i due estremi della poesia sono essenziali per l'inverarsi della condizione di centro: che solo accettando la propria solitudine e la propria caducità si può provare l'ebbrezza della trafittura di un raggio di sole. E siccome io questo ho appena fatto, questo ora mi accade.
Con questa calma, infinita gioia che mi sospinge, senza fretta, nel frattempo mi ritrovo all'entrata del Colle Oppio, la più degna cornice che si possa concepire per questa estasi. Passo accanto alla Domus Aurea e nello scollinare il viale comincia a venirmi incontro il primo cerchio del Colosseo, immerso nella nebbia d'oro della luce del sole basso all'orizzonte. E' troppo, mi dico, questa è un'esperienza mistica, Domine non sum digna. Esulto come i salmisti dell'Antico Testamento, come nel Cantico dei Cantici c'è miele e latte sotto la mia lingua, i miei occhi sono colombe, nastro di porpora sono le mie labbra che stillano nettare, il mio collo è la torre di Davide, e miei germogli sono un paradiso di frutti squisiti, cipro e nardo e zafferano e cannella e cinnamòmo, fontana che irrora i giardini, pozzo d'acque vive.
Il tutto dura una mezz'ora scarsa, poi pian piano si attenua fino a sparire, e io torno dolcemente, gradatamente, sulla terraferma, rinvigorita. E mi dico che se anche trenta minuti così mi capitassero ogni dieci anni basterebbero e avanzerebbero per dare senso e motivo alla mia esistenza, all'esistenza di tutti.
Il tutto dura una mezz'ora scarsa, poi pian piano si attenua fino a sparire, e io torno dolcemente, gradatamente, sulla terraferma, rinvigorita. E mi dico che se anche trenta minuti così mi capitassero ogni dieci anni basterebbero e avanzerebbero per dare senso e motivo alla mia esistenza, all'esistenza di tutti.
Sono riempita e invasa dalla gioia
Ci deve essere un angelo
che gioca con il mio cuore."
Si vede che è capitato pure agli Eurythmics...
No-one on earth could feel like this.
I'm thrown and overblown with bliss.
There must be an angel
Playing with my heart.
I walk into an empty room
And suddenly my heart goes "boom"!
It's an orchestra of angels
And they're playing with my heart.
(Must be talking to an angel)
No-one on earth could feel like this.
I'm thrown and overblown with bliss.
There must be an angel
Playing with my heart.
And when I think that I'm alone
It seems there's more of us at home.
It's a multitude of angels
And they're playing with my heart.
(Must be talking to an angel)
I must be hallucinating
Watching angels celebrating.
Could this be reactivating
All my senses dislocating?
This must be a strange deception
By celestial intervention.
Leavin' me the recollection
Of your heavenly connection.
I walk into an empty room
And suddenly my heart goes "boom"!
It's an orchestra of angels
And they're playing with my heart.
martedì 25 giugno 2013
L'anno che verrà/2
Caro contatto feisbucchiano di passabile vis retorica, millantati trascorsi picareschi e invidiabile posizione sociale, oggi ne ho anche per te.
Sì, per te: che, già maturo ganimede dissimulante la tua berciosità pappagallesca nella dispensa quale innocente "buon amico delle donne" di comprensione e consigli elargiti ovunque con studiato tatticismo per accaparrarti evidenza e invadenza da prezzemolo, da un po' ti sei convertito - chissà se per definitiva constatazione dei sopraggiunti ed abbondantemente superati limiti di decoro nella pratica in un esame spassionato della tua immagine ovoidale nello specchio de casa (perché nun è mica questione d'età, ce stanno quasi sessantenni come il mio maestro jedi e ce so' sessantenni come te, e se ve potrebbe elegge a campioni delle due opposte categorie, per come il lustro che passa tra di voi somiglia a un secolo) - in acerrimo fustigatore dei vizi della politica e araldo della virtù civile del buon governo, ed ora ci propini indignato e austero ogni due per tre articoli del Fatto quotidiano e guidi la riscossa proletaria (tu, sedicente benestante) sventolando con oltranzismo guerrigliero il tuo vessillo Ingroia e spingendo il tuo afflato populista disvelatore di complotti della Ka$ta fino agli strombazzamenti di fantomatici studi scientifici comprovanti la perfetta efficacia della cura Di Bella boicottata dai governacci cattivi in kombutta con le multinazionali.
A te, che ti applichi accanitamente a vomitare malignità viscerali sugli esponenti del PD rei dell'intesa col PdL, voglio dire quanto sia curioso che in uno dei tuoi ultimi status, tra la miriade di attributi di cui potevi sacrosantamente disporre per significare la loro vituperanda immoralità politica (banditi, delinquenti, malfattori, canaglie, ladroni, farabutti, criminali) ti sia saltato in mente proprio di vagliare un maiali; oh sì, buffo assai, non trovi? che, quando, al principio dell'autunno passato, tu, avendomi adescato per un (primo ed unico) appuntamento per un tè in centro con la scusa di darmi una mano "da amico disinteressato" in quel frangente di mia fragilità psico emotiva, desti seguito alla tua proclamata intenzione mettendomela senza parere su una coscia e tenendola lì un pezzetto, io ti abbia apostrofato in cuor mio con l'esatto preciso identico e perfetto termine...
Sì, per te: che, già maturo ganimede dissimulante la tua berciosità pappagallesca nella dispensa quale innocente "buon amico delle donne" di comprensione e consigli elargiti ovunque con studiato tatticismo per accaparrarti evidenza e invadenza da prezzemolo, da un po' ti sei convertito - chissà se per definitiva constatazione dei sopraggiunti ed abbondantemente superati limiti di decoro nella pratica in un esame spassionato della tua immagine ovoidale nello specchio de casa (perché nun è mica questione d'età, ce stanno quasi sessantenni come il mio maestro jedi e ce so' sessantenni come te, e se ve potrebbe elegge a campioni delle due opposte categorie, per come il lustro che passa tra di voi somiglia a un secolo) - in acerrimo fustigatore dei vizi della politica e araldo della virtù civile del buon governo, ed ora ci propini indignato e austero ogni due per tre articoli del Fatto quotidiano e guidi la riscossa proletaria (tu, sedicente benestante) sventolando con oltranzismo guerrigliero il tuo vessillo Ingroia e spingendo il tuo afflato populista disvelatore di complotti della Ka$ta fino agli strombazzamenti di fantomatici studi scientifici comprovanti la perfetta efficacia della cura Di Bella boicottata dai governacci cattivi in kombutta con le multinazionali.
A te, che ti applichi accanitamente a vomitare malignità viscerali sugli esponenti del PD rei dell'intesa col PdL, voglio dire quanto sia curioso che in uno dei tuoi ultimi status, tra la miriade di attributi di cui potevi sacrosantamente disporre per significare la loro vituperanda immoralità politica (banditi, delinquenti, malfattori, canaglie, ladroni, farabutti, criminali) ti sia saltato in mente proprio di vagliare un maiali; oh sì, buffo assai, non trovi? che, quando, al principio dell'autunno passato, tu, avendomi adescato per un (primo ed unico) appuntamento per un tè in centro con la scusa di darmi una mano "da amico disinteressato" in quel frangente di mia fragilità psico emotiva, desti seguito alla tua proclamata intenzione mettendomela senza parere su una coscia e tenendola lì un pezzetto, io ti abbia apostrofato in cuor mio con l'esatto preciso identico e perfetto termine...
giovedì 20 giugno 2013
Miracle of love
"...l’insetto che percorre la superficie… può credere in ogni momento che sia una faccia che non ha ancora esplorato, quella che è il rovescio della faccia che sta percorrendo. L’insetto può credere a questo rovescio, benché di fatto non ci sia… Senza saperlo, esso esplora l’unica faccia che c’è, eppure, in ogni momento, c’è anche un rovescio.”
Leggo Lacan, o, per meglio dire, leggo un saggio su Lacan, oscuro e sconcertante psicoanalista e filosofo francese che mi attira da anni ma di cui solo oggi mi pare di riuscire a capire a tentoni qualcosa, e trovo questo insetto che passeggia sul nastro di Möbius, dove il diritto e il rovescio sono tutt'uno in quanto non esiste un solo punto in cui non si uniscano: l'affascinante immagine che Lacan sceglie per quantificare l'indeterminatezza dei confini della mia soggettività, la continua, incessante, necessaria e mai compiuta ridefinizione della corrispondenza tra la realtà a me esteriore e il mio pensiero intimo su di essa.
Sono io, piccolo insetto Cri, ad affannarmi a battere palmo a palmo un qui che è sempre un altrove inafferrabile che io percepisco solo per contrasto e negazione, eco, orma, traccia di un'assenza, brama, desiderio, nostalgia, specchio, riflesso capovolto di qualcosa che, man mano che avanzo, si sposta, per il mio spostamento - sono io che la allontano, è il mio stesso incedere a provocarne il differimento -, di un nulla più in là, inclina portata, prospettiva, accessibilità di quell'infinitesimo gradiente che è la misura dell'immensità incolmabile dello scarto tra il significante e il significato dell'essere, del mio, essere, ritorto nella torsione primigenia tra i contorni della sua finitudine mortale e l'impalpabile universo che lo circonda e lo invade "fuori" e "dentro" di sé.
Quella quarta dimensione, quel quid inconoscibile, quella discrepanza enigmatica che Shakespeare riempì di metafore meravigliose: "Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d'un sogno è racchiusa la nostra breve vita", "Tu non hai né giovinezza né vecchiaia, ma un sonnellino pomeridiano nel quale sogni di entrambe", "La vita è un'ombra che cammina, un povero attore che si agita e pavoneggia la sua ora sul palco e poi non se ne sa più niente. È un racconto narrato da un idiota, pieno di suoni e furore, che non significa niente" e che tanti si assoggettano invece dalla notte dei tempi, se ci riescono, a colmare con la fede in una soprannaturale entità creatrice e ordinatrice demandata del senso teleologico in cui poter far riposare la mente inquieta, smarrita, esausta.
Quello squarcio ancestrale, quel trauma incurabile di cui si ammala ogni anima che si segmenta nella coordinate della vita in una nascita, che si guarisce solo con la morte.
Sono quasi giunta al giro di boa, alla canonica, convenzionale metà dell'esistenza. Forse sono anche molto più in là, non lo so, e mentre lo scrivo una strana commozione mi fa pizzicare le narici.
Certo è che tutto quello che solo ieri era ancora progetto da realizzare - studi, lavoro, figli da crescere - l'ho compiuto. Non ho più tutta la vita davanti, il tempo della mia giovinezza è finito, e devo reinventare nuovi motivi, nuovi obiettivi. Stavolta centrati su me stessa.
Probabilmente avrei dovuto farlo anche da prima.
Intanto tiro un po' di somme, apro le palme e mi guardo cosa ho dentro le mani.
Beh, una nuova consapevolezza: di aver scelto di essere moglie e madre per spostare il fuoco, "di-vertirmi" ovvero distrarmi dalle mie pregresse sofferenze, colmare le mie lacune affettive, specchiarmi negli occhi dei miei figli, dare compagni di giochi alla mia solitaria bambina interiore, nutrire la sua meraviglia delle loro meraviglie, la sua gioia delle loro gioie. Pagando un caro prezzo, non essendo adeguatamente attrezzata all'impegno che mi sobbarcavo, e facendolo pagare anche a loro.
Ma ormai i figli non sono più bambini dipendenti, sono entità adulte, staccate da me, questa brevissima frazione di tempo è passata in un "fiat", mi è scivolata via come acqua tra le dita, e non tornerà mai più.
Ma ormai i figli non sono più bambini dipendenti, sono entità adulte, staccate da me, questa brevissima frazione di tempo è passata in un "fiat", mi è scivolata via come acqua tra le dita, e non tornerà mai più.
Così a questa prima consegue la seconda consapevolezza: di essere sola. Di accettare di esserlo, e di esserlo sempre stata. Come peraltro lo sono tutti. Come lo canta Quasimodo: "Ognuno sta solo sul cuor della terra...".
Percepita, questa solitudine dell'insettino Cri (una formichina, va bene, Jacques? So che tu saresti d'accordo), con una pena così squisita da sbigottirmi e struggermi di tenerezza immensa e dolcissima. Di autentico amore.
La formichina Cri, che nel bagaglio dei suoi ricordi non ha souvenir di un'esistenza grandiosa.
Che non ha mai avuto un grande amore - e probabilmente non l'avrà più, visto che l'unico uomo con cui si senta minimamente in schietta sintonia oggi è il suo maestro jedi, col quale, a prescindere da un'indubbia (e benedetta, per l'efficacia della relazione terapeutica) simpatia reciproca, sussiste un legame forzoso, funzionale, finalizzato, all'interno del quale lui è costretto a non essere spontaneo e incontrollato, e lei ad esserlo troppo - e forse anche quello l'ha fatto per scelta, per proteggere il suo cuore delicato e vibrante, già ammaccato per i colpi presi nell'infanzia, da emozioni troppo violente da sopportare.
Che non ha viaggiato e non ha visto quasi nulla del mondo e delle persone.
Che non ha mai fatto un colpo di testa, non si è mai concessa una trasgressione, mai avuto una minima audacia.
Che non ha realizzato nemmeno una piccola parte delle potenzialità che molti riscontravano in lei, e lei stessa si riconosceva, da ragazza.
Che è sempre stata qui. Tra i libri e la musica e i film e i passatempi - i puzzle, il Mahjong, scrivere scempiaggini - e la sua immaginazione.
Che però ha conosciuto l'altra parte della poesia di Quasimodo, la vertigine della trafittura del raggio di sole, e ancora oggi sa riconoscerla: il calore che l'attraversa, la commozione che le dilata il petto, la dolcezza che le pervade l'anima, una dolcezza di miele che la inonda tutta, e che la convince a vivere, vivere ancora, nonostante tutto, per vedere come andrà a finire la sua piccola avventura su questo pianeta.
"... immagina la tua vita come un grande fiume, e di librarti in volo come un uccello e di osservare questo fiume dall'alto, con le sue anse, ciascuna corrispondente ad un tuo ingorgo, un momento di sofferenza o di vergogna. E osserva che non c'è uno snodo che potresti tagliare senza interrompere il corso del fiume, che ti ha portato alla magia di quest'istante".
Questo non è Lacan, ma mi convince lo stesso.
How many sorrows
Do you try to hide
In a world of illusions
That's covering your mind?
I'll show you something good
Oh I'll show you something good
When you open your mind
You'll discover the sign
That there's something
You're longing to find
The miracle of love
Will take away your pain
When the miracle of love
Comes your way again
Cruel is the night
That covers up your fears
Tender is the one
Who wipes away your tears
There must be a bitter breeze
To make you sting so viciously-
They say the greatest cowards
Can hurt the most ferociously
But I'll show you something good
Oh I'll show you something good
If you open your heart
You can make a new start
When your crumbling world falls apart
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