Il sole non si era ancora levato e il prato era cosparso di margherite ancora addormentate. La rugiada era dappertutto. Una bruma ondeggiante e delicata sfiorava ogni cosa: l'erba sotto la mia finestra, la siepe tutto intorno, il filo di ferro arrugginito lungo lo steccato e il grande prato giù in fondo; e le foglie e le piante sprofondavano in quella foschia, tanto che gli alberi parevano irreali, come fossero in un sogno. I nontiscordardimé, che erano spuntati lungo un lato della siepe, erano circondati da piccole aureole d'acqua che scintillavano come l'argento. Tutto era quieto, perfettamente immobile. Dalla montagna bluastra, in lontananza, si levava del fumo. La giornata sarebbe stata molto calda.
mercoledì 14 agosto 2013
martedì 13 agosto 2013
Bad day
Stamane tutto avrei voluto fare, meno che alzarmi per andare al lavoro.
Il senso di smobilitazione che aleggia in città, l'indolente atmosfera pre-ferragostana, l'accumulo di sonno arretrato nelle notti torride (in senso atmosferico) della scorsa settimana, mi avevano messo addosso, insieme ad un torpore pesante e incredibilmente piacevole, un'accidia imbronciata, fanciullesca. Ce n'è voluto, per convincere la mia bambina interiore a consentirmi di mettere i piedi giù dal letto.
Di estrema malavoglia mi sono trascinata in ufficio per consumare quest'agonia dei due ultimi giorni di servizio prima delle ferie. Oggi e domani senza nulla da fare, centellinando ore, minuti e secondi che mi separano dalla prospettiva della pila di libri e DVD da assaporare in beato relax, e poi dei chilometri da macinare sotto le ruote in autostrada, via, via, verso le mie piccole gustose mete da esplorare in viaggi da godere fin dal tragitto, la macchina che corre, il paesaggio che sfreccia fuori dal finestrino, la compagnia delle soffici, eleganti sfumature della beneaugurante voce di Annie: quarantott'ore talmente estenuanti da affrontare da avvicinarsi ad un'idea di tempo incommensurabile, un purgatorio prossimo all'inferno vero e proprio.
Ma quando arrivo in ufficio, pam!, senza preavviso prende corpo una notizia che era nell'aria da tempo ma fino a ieri era priva di qualsiasi consistenza, vaga, fumosa, più simile ad un auspicio che ad un evento da verificarsi, per come le voci si rincorrevano di bocca in bocca, rimbalzando da uno all'altro degli edifici dell'amministrazione senza esser suffragate da qualcosa di più concreto di un provvedimento di riorganizzazione di massima delle competenze molto generico e ancor più generici avvisi di continui rinvii dell'attuazione dello stesso, che spostavano sempre un po' più in là temporalmente l'asticella dell'Apocalisse.
E invece tutto si è messo repentinamente in movimento: la Giunta Zingaretti nel passato week end s'è destata dal torpore completando il balletto delle nomine dirigenziali - con poche varianti di rilevante discontinuità rispetto agli sconci passi di danza della passata gestione, più una sorta di gioco dei quattro cantoni che altro, ma insomma contentiamoci - e, tra un giro di valzer e l'altro, il mio psicotico dirigente è stato sostituito.
Ma quando arrivo in ufficio, pam!, senza preavviso prende corpo una notizia che era nell'aria da tempo ma fino a ieri era priva di qualsiasi consistenza, vaga, fumosa, più simile ad un auspicio che ad un evento da verificarsi, per come le voci si rincorrevano di bocca in bocca, rimbalzando da uno all'altro degli edifici dell'amministrazione senza esser suffragate da qualcosa di più concreto di un provvedimento di riorganizzazione di massima delle competenze molto generico e ancor più generici avvisi di continui rinvii dell'attuazione dello stesso, che spostavano sempre un po' più in là temporalmente l'asticella dell'Apocalisse.
E invece tutto si è messo repentinamente in movimento: la Giunta Zingaretti nel passato week end s'è destata dal torpore completando il balletto delle nomine dirigenziali - con poche varianti di rilevante discontinuità rispetto agli sconci passi di danza della passata gestione, più una sorta di gioco dei quattro cantoni che altro, ma insomma contentiamoci - e, tra un giro di valzer e l'altro, il mio psicotico dirigente è stato sostituito.
Ecco perché si era preso, sorprendentemente e in maniera del tutto irrituale, due settimane di vacanza ad agosto a cominciare da ieri, il notorio irriducibile stakanovista.
D'improvviso, puf, tutte le angherie e le cattiverie che con vana e fatua protervia ha inteso farmi subire nei mesi passati sono state cancellate come per incantesimo. Il 2 settembre si insedierà il nuovo nominato. Io rientrerò dalle ferie il 5.
Non è che questo preluda a una rivoluzione, eh. Non cambierà proprio niente. Quello che gli succederà, uomo mite e di buon cuore ma d'apparato, classica pedina che non disturba il manovratore assai nota nell'ambiente, non mi accende alcun guizzo di speranza. Però stavolta sono preparata. Gli starò alla larga, questo è tutto il mio proposito nei suoi riguardi, e vedrò di pararne gli eventuali colpi come meglio potrò.
Ma questo, intanto, non lo vedrò più. Se ne va insalutato ospite, odiato dai più, lasciandosi alle spalle non buoni ricordi, ma una scia di insofferenza per la sua persona e un palpabile sollievo collettivo.
Ha spadroneggiato da aprile 2011 ad agosto 2013 in un crescendo di isterica tirannia, facendo comunella con i peggiori, forte coi deboli, debole coi forti, rompendo l'anima ai pochi meritevoli e fracassando più o meno indistintamente a tutti le parti sporgenti. E ora, zacchete, il suo dominio vessatorio è finito. Chi l'avrebbe mai detto che ci sarebbe voluto tanto poco?
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domenica 11 agosto 2013
Tempo d'estate 1/ La montagna incantata
"Perché fai codesta faccia?" domandò.
"Quella ha fischiato!" ripose Castorp. "Passandomi davanti ha fischiato dal ventre; me lo vuoi spiegare?"
"Via" esclamò Joachim con una risata sprezzante. "Non dal ventre, è assurdo. Era la Kleefeld, Hermine Kleefeld, che fischia col pneumotorace."
"Con che cosa?" Era molto agitato e non capiva ancora perché. Pencolava tra il riso e il pianto, e soggiunse: "Non puoi pretendere che io sappia il vostro gergo".
"Andiamo! Cammina!" lo invitò Joachim. "Te lo posso spiegare anche camminando. Stai lì come se avessi messo le radici! Riguarda la chirurgia, come puoi immaginare, è un'operazione che quassù si eseguisce di frequente. Behrens ne ha una gran pratica... Quando un polmone è molto compromesso, capisci, l'altro invece sano o relativamente sano, quello malato viene dispensato per qualche tempo dalla sua attività, affinché stia a riposo... Vale a dire: ti fanno un taglio qui nel fianco, non so con precisione in qual punto, ma Behrens se ne intende magnificamente. E allora vi si immette un gas, azoto, capisci, e il lobo polmonare intaccato è messo fuori servizio. Beninteso il gas non si mantiene a lungo, anzi ogni quindici giorni circa bisogna rinnovarlo... ti gonfiano come una pompa, così te lo devi figurare. E se si continua per un anno e più, il polmone in virtù del riposo può anche guarire. Non sempre, s'intende, è anzi una faccenda arrischiata. Ma pare che col pneumotorace si siano già ottenuti buoni risultati. Tutti ce l'hanno, quelli che hai visto un momento fa. C'era anche la signorina Iltis - quella con le lentiggini - e la signorina Levi, la magra, ricordi? - è stata a letto tanto tempo. Si sono raccolti in gruppo, le persone, e si dicono Associazione Polmone Unico, sotto questa insegna si sono conosciuti. Ma l'orgoglio dell'Associazione è Hermine Kleefeld, perché col pneumotorace riesce a fischiare... è una sua capacità, non tutti lo sanno fare. Come ci riesca non saprei dire, nemmeno lei lo sa descrivere chiaramente. Ma quando cammina in fretta, fischia dall'interno, e ne approfitta per spaventare la gente, specie i malati venuti da poco. Credo però che in questo modo faccia spreco di azoto, perché la devono gonfiare ogni settimana."
Ora Castorp si era messo a ridere: alle parole di Joachim la sua eccitazione si era volta in allegria, e mentre egli proseguiva un po' curvo coprendosi gli occhi, le sue spalle erano scosse da un riso veloce e sommesso.
Ora Castorp si era messo a ridere: alle parole di Joachim la sua eccitazione si era volta in allegria, e mentre egli proseguiva un po' curvo coprendosi gli occhi, le sue spalle erano scosse da un riso veloce e sommesso.
"Sono proprio iscritti?" domandò, e non gli riusciva facile parlare per lo sforzo di trattenere il riso, la sua voce era piagnucolosa e leggermente afflitta. "Hanno il loro statuto? Peccato che tu non sia socio, perché mi potrebbero accettare come socio onorario... o compagno di baldoria... dovresti pregare Behrens che ti ponga parzialmente fuori servizio. Forse sapresti fischiare anche tu, se ti ci mettessi d'impegno, in fin dei conti lo si potrebbe imparare... E' la cosa più buffa che abbia sentito in vita mia!" soggiunse con un profondo sospiro. "Via, perdona se ne parlo in questo tono, ma loro stessi sono di ottimo umore, i tuoi pneumatici amici. E come venivano avanti!... Pensare che si trattava dell'Associazione Polmone Unico! - Fii - la sento fischiare... quella matta! E' una spavalderia bell'e buona! Perché sono così spavaldi, me lo sai dire?"
Joachim cercò una risposta. "Dio mio" disse "sono tanto liberi... Voglio dire, sono tutti giovani, il tempo non conta per loro, e poi può darsi che siano prossimi a morire. Perché dovrebbero star seri? Certe volte penso: morte e malattia, a rigore, non sono cose serie, sono piuttosto come un bighellonare ozioso; serietà, se vogliamo essere precisi, c'è soltanto nella vita laggiù. Credo che col tempo lo capirai anche tu, se rimani un po' qui."
venerdì 9 agosto 2013
L'amico di famiglia
Quando l'ascia entrò nel bosco, molti alberi dissero "almeno il manico è dei nostri"
(Proverbio turco)
(Proverbio turco)
martedì 6 agosto 2013
La lunga estate calda
Sarà anche per via dello stigma di infelici ricordi delle mie antiche vacanze marine, fatto sta che un sabato di pipinara a Sperlonga è bastato per farmi rammentare quanto odio andare al mare, e perché: bambini lasciati da genitori sciagurati a rintronarsi di sole urlanti per ore, caldo da boccheggiare peggio che in città, obbligo di mettersi in mutande a sopportare la vista di sconosciuti in mutande, spettacoli di panze a cocomero, immonde cosce gelatinose, cicatrici di laparatomie, adipi d'ogni sorta, costrizione alla promiscuità, acqua trasparente oleosa in controluce, schizzi, schiamazzi, pallonate, sabbia, odori dolciastri di creme solari, e quelle noncuranti movenze da duchessa ripresa da una telecamera, o dal paparazzo di Novella 2000, che hanno tutte le donne, me compresa, nel replicare per la milionesima volta l'inossidabile rituale gestuale di scaricare con degnazione la roba quando arrivano e ricomprimerla nella sacca quando se ne vanno, piegandola svagate, pensierose, indolenti, con gesti di lentezza esasperante. Ma poi, vedendo le foto del blitz di Alemanno ai Fori Imperiali, ho capito che m'è andata di lusso a non trovarmi a Roma nel week end, sia come sia.
Questa estate che non si decideva mai ad arrivare è improvvisamente diventata calda. Più che calda, bollente. Torrida. In molti sensi.
Oggi, che si sudava anche solo a respirare, siccome era il mio giorno libero dal lavoro ho fatto la bella pensata di riordinare la libreria. Per eliminare chili di polvere, perlopiù. E, in subordine, per trovare posto ai (troppi) nuovi libri che ho comperato nel mese di luglio appena concluso. Ed essendo tutta piena, mi è toccato fare una cernita di libri da riporre negli scatoloni per portarli in cantina, o per meglio dire, al box. Ho scelto perciò di liberare il settore di storia e cronaca. Ho tenuto, spolverato e risistemato negli scaffali i testi riguardanti la seconda guerra mondiale, il nazismo, il fascismo e il comunismo, Todorov, la Buber Neumann, Primo Levi, gli scritti del padre dei fratelli Rosselli. Ho salvato quelli sul terrorismo degli anni di piombo, sulle stragi di Stato, sull'affare Pinelli, sulla banda della Magliana, sul rapimento Moro. Ho rimesso al posto d'onore il libriccino di Calamandrei che mi regalò Angie tanto tempo fa, agli albori della nostra amicizia. Ho serbato un paio di libri sull'informazione deviata, sullo sviluppo sostenibile, sugli USA, e quello dei discorsi di Martin Luther King.
Perché quelli sono storia. Storia importante, da non dimenticare, da mantenere viva nella memoria.
Ho invece estratto ed archiviato tutti quelli su Berlusconi e ventennio berlusconiano. Via circostanze, atti, fatti, che li riguardassero. Complessivamente una trentina di titoli, dall'antesignano l'Odore dei soldi fino a quello di Curzio Maltese sui pericolosi postumi della fine del sogno del Caimano, alcuni anche piuttosto corposi.
Perché quelli sono storia. Storia importante, da non dimenticare, da mantenere viva nella memoria.
Ho invece estratto ed archiviato tutti quelli su Berlusconi e ventennio berlusconiano. Via circostanze, atti, fatti, che li riguardassero. Complessivamente una trentina di titoli, dall'antesignano l'Odore dei soldi fino a quello di Curzio Maltese sui pericolosi postumi della fine del sogno del Caimano, alcuni anche piuttosto corposi.
Si è liberato un sacco di posto.
Ora la libreria ha un aspetto assai migliore. E io non vedo l'ora che arrivi il giorno - ormai non lontano - in cui Berlusconi sarà diventato solo un brutto incubo che svanisce all'alba. Finalmente la notte è finita, è giunta l'aurora. Presto sarà giorno pieno.
Il giorno in cui io non vorrò mai più saper nulla di questo sputacchio d'infima importanza, questa putrida increspatura di cronaca - ora rosa, ora nera - nel mare delle vicende della mia patria e del mondo che ha avuto l'ardire penoso di tentar di influenzare il corso della storia, e finirò di cancellarlo del tutto dalla mia mente, come se non fosse mai esistito, senza lasciar traccia della sua esistenza.
Perché è così che dovrà accadere, e così accadrà.
Il giorno in cui io non vorrò mai più saper nulla di questo sputacchio d'infima importanza, questa putrida increspatura di cronaca - ora rosa, ora nera - nel mare delle vicende della mia patria e del mondo che ha avuto l'ardire penoso di tentar di influenzare il corso della storia, e finirò di cancellarlo del tutto dalla mia mente, come se non fosse mai esistito, senza lasciar traccia della sua esistenza.
Perché è così che dovrà accadere, e così accadrà.
venerdì 2 agosto 2013
II agosto
II agosto, io lo so perché tanto
di stelle nell'aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla...
Anche la musica, per trovare degna espressione, si fa silenzio. Assai diverso dall'immondo silenzio delle istituzioni, che dura, oggi, da trentatré anni. Che forse, pian piano, si sta squarciando, ora.
Anche la musica si fa silenzio. Dopo quel boato insostenibile, e poi le interminabili ore di urla, tramestii concitati, suoni incessanti di sirene.
Per non dimenticare.
di stelle nell'aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla...
Anche la musica, per trovare degna espressione, si fa silenzio. Assai diverso dall'immondo silenzio delle istituzioni, che dura, oggi, da trentatré anni. Che forse, pian piano, si sta squarciando, ora.
Anche la musica si fa silenzio. Dopo quel boato insostenibile, e poi le interminabili ore di urla, tramestii concitati, suoni incessanti di sirene.
Per non dimenticare.
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mercoledì 31 luglio 2013
Gracias a la vida
Oggi è così.
Nel mio vulcanico saliscendi emotivo non trovo ancora un equilibrio.
Però è molto meglio sentirsi così che come mi sentivo un anno fa.
Buone vacanze, maestro jedi. Oggi ti ho detto in sequenza "stai bene" e "ti auguro ogni bene".
Questo termine reiterato conteneva e dissimulava il concetto (non c'è due senza tre) "ti voglio bene".
Il tuo abbraccio e il tuo bacio li metto nella mia scatola dei tesori insieme a tutti gli altri che mi hanno rimesso al mondo. Mi serviranno nei momenti bui che senz'altro ricapiteranno.
Ma oggi, intanto, è così. E io me la godo tutta.
Ti ringrazio vita
che m'hai dato tanto.
mi hai dato gli occhi
per vedere il mondo
nero quando e' nero
bianco quando e' bianco
per vedere il cielo, il mare, l'altopiano
e fra mille donne quella che io amo.
Ti ringrazio vita
che m'hai dato tanto
un amore vero
per il quale canto
e domani un figlio
tenero e sereno
che mi hai dato l'arco dell'arcobaleno
sotto il quale passa quella che io amo.
Ti ringrazio vita
che m'hai dato tanto
tutte le parole
del vocabolario
con le quali dico
ciò che ho nella mente
con le quali apro il cuore della gente
ed il cuore grande di colei che amo.
Ti ringrazio vita
che m'hai dato tanto
che mi hai dato un cuore
che mi segna il tempo
che non perde un colpo
che non batte invano
quando vedo il frutto del pensiero umano
quando vedo gli occhi di colei che amo.
Ti ringrazio vita
che m'hai dato tanto
musica di rime, di risate e pianto
canto dell'amore
canto del dolore
canto della vita che per tutti canto
canto di voi tutti
che è il mio stesso canto.
Nel mio vulcanico saliscendi emotivo non trovo ancora un equilibrio.
Però è molto meglio sentirsi così che come mi sentivo un anno fa.
Buone vacanze, maestro jedi. Oggi ti ho detto in sequenza "stai bene" e "ti auguro ogni bene".
Questo termine reiterato conteneva e dissimulava il concetto (non c'è due senza tre) "ti voglio bene".
Il tuo abbraccio e il tuo bacio li metto nella mia scatola dei tesori insieme a tutti gli altri che mi hanno rimesso al mondo. Mi serviranno nei momenti bui che senz'altro ricapiteranno.
Ma oggi, intanto, è così. E io me la godo tutta.
Ti ringrazio vita
che m'hai dato tanto.
mi hai dato gli occhi
per vedere il mondo
nero quando e' nero
bianco quando e' bianco
per vedere il cielo, il mare, l'altopiano
e fra mille donne quella che io amo.
Ti ringrazio vita
che m'hai dato tanto
un amore vero
per il quale canto
e domani un figlio
tenero e sereno
che mi hai dato l'arco dell'arcobaleno
sotto il quale passa quella che io amo.
Ti ringrazio vita
che m'hai dato tanto
tutte le parole
del vocabolario
con le quali dico
ciò che ho nella mente
con le quali apro il cuore della gente
ed il cuore grande di colei che amo.
Ti ringrazio vita
che m'hai dato tanto
che mi hai dato un cuore
che mi segna il tempo
che non perde un colpo
che non batte invano
quando vedo il frutto del pensiero umano
quando vedo gli occhi di colei che amo.
Ti ringrazio vita
che m'hai dato tanto
musica di rime, di risate e pianto
canto dell'amore
canto del dolore
canto della vita che per tutti canto
canto di voi tutti
che è il mio stesso canto.
lunedì 29 luglio 2013
La tempesta
"Se con la vostra arte, mio caro padre, avete
spinto a questo ruggito le onde scatenate, placatele.
Sembra quasi che il cielo voglia rovesciare fetida pece,
spinto a questo ruggito le onde scatenate, placatele.
Sembra quasi che il cielo voglia rovesciare fetida pece,
ma il mare, gonfiandosi fino al volto dell'aria,
ne spegne bruscamente il fuoco. Come ho sofferto
con quelli che ho veduto soffrire! Una bella nave,
che senza dubbio aveva a bordo nobili creature,
ora è un mucchio di rovine. Oh, quel grido ha colpito in pieno
il mio cuore! Sono tutte morte, quelle povere anime.
Se io fossi una divinità potente, avrei
sprofondato il mare nella terra prima
che inghiottisse così quella bella nave
con il suo carico di anime."
"Sìì serena,
"Sìì serena,
non angosciarti più. Dì al tuo cuore pietoso
che non è accaduto alcun male."
Prendete una, anzi, due notti della seconda metà di luglio: una di pioggia e freddo fuori stagione, la successiva altra tiepida e piacevole.
Prendete una natura leonardesca che in quel periodo dell'anno offre spettacoli di verdi vigneti sciorinati al sole affiancati a campi sterminati di girasoli giallo oro, nel pieno rigoglio della fioritura, senza soluzione di continuità, circondati da filari di ascetici cipressi e macchie di boschi ubertosi.
Prendete un gruppo di abitanti di quelle rinascimentali terre, tra la Val D'Orcia e la Val di Chiana, pei quali tanta natura armoniosa al limite del sublime è abituale cornice dell'esistere, atmosfera che contagia lo spirito e lo inclina spontaneamente all'amore per il bello, per l'arte, pel godimento di quell'intensa, gioiosa sensualità che si effonde nel petto.
Prendete un metatesto ermetico, suggestivo, onirico come La tempesta di Shakespeare, e datelo in pasto a costoro, che dei suoi versi si nutriranno con diletto e devozione fino a farsene possedere, divenendone, non interpreti, ma veicoli semantici, parole vive, incarnate, risuonanti.
Prendete un teatro che è una piccola accogliente bomboniera, capiente al punto giusto per consentire ad uno spettatore di assaporare appieno la delizia di ogni dettaglio dell'amorosa condivisione di quest'ambrosia; e pigliate indi, la sera successiva, la vasta e misteriosa corte, adorna di scenari fiabeschi, di un castello quattrocentesco in cima ad un colle, con la luna piena infissa allo zenith del cielo, ad arricchire a dismisura la malia di quella coralità di voci e di volti, ed aumentare esponenzialmente lo scambio di emozioni tra recitanti e pubblico, in un gioco di rimandi di sentimenti - passione dei primi, gaudio dei secondi, e passione amplificata pel gaudio percepito, e gaudio accresciuto dalla percezione del dono di quella passione potenziata - che è circolazione di purissima energia affettiva.
Unite tutti gli elementi, e avrete un'esperienza profondamente terapeutica per l'anima.
Una tempesta di vita.Unite tutti gli elementi, e avrete un'esperienza profondamente terapeutica per l'anima.
(E questa settimana ci ho rifatto, regalandomi un altro meraviglioso week end in quegli ameni luoghi per assistere a La malattia della famiglia M, un gioiello di piéce messa in scena in un gioiellino di teatro liberty, il Concordi di Acquaviva di Montepulciano, da un altro grande artista che ho avuto l'onore di conoscere su FaceBook, che in questi frangenti va benedetto.
La stragrande maggioranza della gente cura la depressione farmacologicamente.
Io l'ho combattuta, e vinta, con il teatro, l'arte, la frequentazione di persone positive, il taglio di aborti di relazioni negative, e la contemplazione della natura.
Sono fiera di me stessa. E sono risorta.)
La stragrande maggioranza della gente cura la depressione farmacologicamente.
Io l'ho combattuta, e vinta, con il teatro, l'arte, la frequentazione di persone positive, il taglio di aborti di relazioni negative, e la contemplazione della natura.
Sono fiera di me stessa. E sono risorta.)
"Le nostre rappresentazioni sono finite. Questi nostri attori,
come vi ho detto, erano spiriti,
e sono svaniti nell'aria, nell'aria sottile.
E, come l'edificio senza fondamenta di questa visione,
E, come l'edificio senza fondamenta di questa visione,
così le torri ammantate di nubi, gli splendidi palazzi,
i templi solenni, lo stesso immenso globo,
sì, e tutto quel che racchiude, si dissolveranno,
e, simili all'incorporea rappresentazione ora svanita,
non lasceranno traccia. Siamo della sostanza
di cui sono fatti i sogni..."
giovedì 25 luglio 2013
C'è chi dice no
Troppo ganza! Anche se manca il mio copyright ne sono fiera lo stesso. Si va diffondendo il mio verbo!
(Me la regalano per il mio compleanno!!!)
(Me la regalano per il mio compleanno!!!)
mercoledì 24 luglio 2013
L'anno che verrà/3
Cara amica, ti scrivo. Stavolta scrivo a te.
Ti scrivo qui sperando che tu non legga.
Ti scrivo qui sperando che tu non legga.
Sperando che legga.
Sapendo che sarà inutile. Come inutili sono la mia preoccupazione e il mio dispiacere.
Chi è sicuro di se stesso non ha bisogno di dirmi "dammi fiducia". Nè di dirsi "mi do fiducia".
Perché ne ha a sufficienza per capire che non è di queste conferme che ha bisogno. Perché queste non sono conferme: sono malsani masochismi, tentazioni che tende all'anima una malattia ancora in fase acuta.
Anch'io devo resistere alle mie tentazioni. Che sono, al presente, quelle di sentirmi delusa; di disperarmi nel constatare l'accelerazione che sta prendendo il tuo ruzzolare di nuovo nel fossato di rovi; e di voler precorrere i tempi scommettendo sulla tua rovinosa caduta.
Invece è vero che devo darti fiducia. Perché, come ho detto ad una delle persone che mi sono più care al mondo proprio stamane, sto imparando ad aspettare la gente. A non tentare di forzare le tappe. A non pretendere tutto subito. A rispettare i tempi altrui. Senza andare in ansia, senza temere, senza spazientirmi. Perché è solo così che si costruiscono e si sedimentano autentiche relazioni umane. Se son rose, fioriranno.
Lo so che avevo sperato per te cose ancora insperabili. Magari fosse stato così semplice superare la convalescenza. Non avrebbe potuto esser così corta la strada per il risanamento delle proprie ferite. E avrei dovuto mettere in conto sviamenti, ricadute, inciampi.
Ecco, ora c'è davanti a te lo scandalo, l'ostacolo: e ha le fattezze di un grosso e sudicio pietrone piovuto dal cielo che ti si è conficcato dinnanzi, sbarrandoti la strada. Tu lo avevi superato, quel masso, con impegno e travaglio, e senz'alcuna tua complicità quello ti si è riparato davanti. Se ora invece di rimetterti a scalarlo con fatica e dolore, o a spezzarti la schiena per spingerlo via, hai deciso di appoggiartici, forse per un momento, forse per un periodo, forse per chissà quanto tempo, che cosa posso avere io da eccepire?
E poi è la tua vita, non la mia. La tua vita. E io non posso viverla al posto tuo.
Ora tutta la mia concentrazione deve stare in questo: nel continuare a volerti bene lo stesso. Perché non posso rinnegare tutto quello che io e te abbiamo condiviso sin qui, tutto quello che sin qui siamo state.
E se tu ora ti sfili, sta a me, che sono più forte, più serena e più motivata, continuare a tenere la postazione.
In modo che, quando tu smarrita tornerai a cercarla, la possa ritrovare.
Ecco, ora c'è davanti a te lo scandalo, l'ostacolo: e ha le fattezze di un grosso e sudicio pietrone piovuto dal cielo che ti si è conficcato dinnanzi, sbarrandoti la strada. Tu lo avevi superato, quel masso, con impegno e travaglio, e senz'alcuna tua complicità quello ti si è riparato davanti. Se ora invece di rimetterti a scalarlo con fatica e dolore, o a spezzarti la schiena per spingerlo via, hai deciso di appoggiartici, forse per un momento, forse per un periodo, forse per chissà quanto tempo, che cosa posso avere io da eccepire?
E poi è la tua vita, non la mia. La tua vita. E io non posso viverla al posto tuo.
Ora tutta la mia concentrazione deve stare in questo: nel continuare a volerti bene lo stesso. Perché non posso rinnegare tutto quello che io e te abbiamo condiviso sin qui, tutto quello che sin qui siamo state.
E se tu ora ti sfili, sta a me, che sono più forte, più serena e più motivata, continuare a tenere la postazione.
In modo che, quando tu smarrita tornerai a cercarla, la possa ritrovare.
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