lunedì 30 gennaio 2012

A groovy kind of love

"Luna! Gianni Togni! E quanti anni c'avevamo, Cri? Quindici, sedici?"
"Mmmmh, me sta a venì la febbre, me sa. M'è uscita la ghiandoletta sul collo, c'ho le mani fredde e me sento i brividi... Ma no! Possibile che è così vecchia?"
"E tu guarda, cerca su gùgol. Sto pure io nelle tue stesse condizioni, stamattina ho preso un'Aspirina"
"Aspe', guardo... Uh, 1980! C'hai ragione, Cla': tu quindici, io sedici..."
"Uuuuuuh, senti senti, Agnese... Bella!"
"Bella eh? Pure questa l'ho sentita la prima volta quando c'avevo più o meno sedici anni, nun so se Graziani l'ha fatta uscire prima. L'ha ripresa dall'originale del 1967, me pare, quella che ha rifatto pure Phil Collins"
"Uh, e come se chiamava quella originale, Cri?"
"A groovy kind of love"
"E chi è che la cantava?"
"Eh, l'hanno cantata in tanti, ho scoperto ieri. I primi so' stati un complesso inglese, o americano... La facevano beat, rock, poi Phil Collins l'ha rifatta tutta melensa come piace a me"
"Aspe' che la cerco sul tubo. Com'è scritto?"
"GrOOvy, con due o, "un tipo profondo di amore", roba così"
"Ho capito, sì. Oh, eccola. So' i Mindbenders. Sìssì, me li ricordo! When I'm feeling blue all I have to do... Carina tanto"
"E mo' te becchi la versione di Phil, allora"


(Aaaaaaaaaah, che miele. Pure se a me me fa impazzì più de tutte Against all odds...)

domenica 29 gennaio 2012

Friends/3

[17:11:06] Cri: ho deciso che da oggi in poi conierò un nuovo termine per certe relazioni
[17:11:11] Cri: amicizia non mi soddisfa
[17:11:18] Cri: lo chiamerò "rapporto significativo"
[17:11:39] Cri: "chi è questa persona per te?" "una con cui ho un rapporto significativo"

Le ragioni del cuore

Ma avrà ragione Pascal?

"Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce: lo si osserva in mille cose. Io sostengo che il cuore ama naturalmente l'Essere universale, e naturalmente se medesimo, secondo che si volge verso di lui o verso di sé; e che s'indurisce contro l'uno o contro l'altro per propria elezione."

Esisteranno davvero, queste ragioni del cuore? Si ama per elezione, per insopprimibile istinto, per spontanea e misteriosa effusione di energia vitale il cui senso abita in dimore che a noi non è dato visitare se non in sogno?
Non potrebbe essere invece, il sentimento d'amore, null'altro che una banale attrazione di patologie, un mero intrecciarsi di disfunzionalità funzionali l'una all'altra?

Avrà ragione, il mio cuore? E avrò ragione a domandarmelo?

sabato 28 gennaio 2012

Love is all around

L'ascoltavo da ragazzina, quando il dolore si mitigava solo così, nella passione e negli eroici furori della musica.

Erano anni che non me ne ricordavo più.

Ieri sera, in mezzo ad un piccolo vortice di circolazioni emotive, me l'hanno regalata su FaceBook. E dalle note sono sprigionati i sentimenti come dal vaso di Pandora. E i sogni che ho sognato stanotte, poi.

Buon fine settimana a tutti.

giovedì 26 gennaio 2012

Nata ieri

Pausa. Tiro il fiato mentre si riposa a terra la sabbia del mio fondale. Perché ho passato una mezza giornata assurdamente intrisa di speranza e di gioia iridescente e tensione amorosa per la vita e per le persone della mia vita, percorrendo prima in macchina e poi a piedi una fetta di Roma imbevuta di luce, intiepidita da un lustro sole già primaverile, e appresso riannodando fili spezzati, intenerendomi nella scoperta di chiasmi ed intrecci delle da me mai abbastanza adorate coincidenze, stringendo forte a me un uomo e una donna importanti, sussurrando sommessi "ti voglio bene" ad ambedue, ripetendoli con calore e intensità e serenità in cuor mio ad altre persone, e poi scrivendolo in un SMS ad una fanciulla dai capelli d'oro. E ripercorrendo infine come in trionfo nella gloria del mezzogiorno una Via Cristoforo Colombo inondata di sole, colle chiome dei suoi alti pini a farmi da corona e la musica di Fossati a tutto volume a risuonarmi nelle orecchie e nella mente e nel petto ancora e ancora e ancora.

Ci sono volte in cui persino recarsi alla sede centrale regionale può connotarsi di emozione.

One caress

Ah, quanto vorrei riuscire ad amare con intensità e serenità.

martedì 24 gennaio 2012

Un cuore in inverno









"Lo amavi, vero?"
"Ho creduto a lungo che fosse la sola persona che amavo."






(Ecco com'era quella battuta fenomenale.)

Fratelli e sorelle/2

"Sei talmente profonda che talvolta viene voglia di gettare una monetina in te
e sentire il rumore prima di parlarti"

José Alberto esagera. Però oggi mi ci sento davvero, un pozzo senza fondo.

lunedì 23 gennaio 2012

Un'ora prima che la sveglia suonasse - 17.

Una grande dolcezza, una pacata soavità, rallentavano ogni gesto di Anna Carla. Ne era lei stessa consapevole, e felice in un modo anch'esso attutito, ovattato, come se le fosse appena nevicato dentro. Attraverso quel suo filtro di segreto silenzio fluivano i suoni, le parole, del mondo di fuori, lasciando scorie preziose, tintinnii di posate d'argento, freschezze d'acqua versate in un bicchiere di cristallo, la voce di Vittorio che parlava di Francoforte.
- Ma è proprio tanto brutta, Francoforte? - gli chiese, pensando a Corso Belgio. Le pareva impossibile che ci fossero città brutte, uomini cattivi, guerre, rivoluzioni.
- E' un posto dove nessuno andrebbe se non dovesse farci degli affari.
Ma anche gli affari, pensò Anna Carla, erano poi così intrinsecamente squallidi? Grandi pittori veneti, toscani, olandesi, avevano pur saputo strappare colori e luci e volti e mani memorabili al passaggio da paese a paese, da uomo a uomo, di merci e di ricchezze. Che c'era di "brutto" in un libretto di assegni? In una riunione nella hall di un albergo di Francoforte o di New York? Tutto dipendeva da te, da come guardavi le cose, e molti filosofi l'avevano detto e dimostrato. Si propose di risfogliare una storia della filosofia, in biblioteca qualcosa doveva esserci.
- E quand'è che ci vai?
- Martedì, - rispose Vittorio. - Starò via tre o quattro giorni.
Se aveva una ragazza (era bello, era simpatico, che le si fosse presentata spontaneamente quella parola - notò - anziché l'altra, "amante"), se aveva una ragazza ne avrebbe approfittato per portarsela dietro. Forse in tutti i suoi viaggi, meno quelli che faceva con Fontana e, qualche volta, con lei, Vittorio prenotava ansiosamente la cabina-letto accanto, il posto in aereo due file dopo, per questa occulta compagna che gli dava qualcosa che sua moglie non gli dava. Anna Carla non provò alcuna ostilità; neppure curiosità; solo un senso di calda, traboccante misericordia da riversare sulla ragazza, su Vittorio, su Massimo, su Zavattaro, sul Garrone, su tutti gli esseri umani impegnati a tessere e ritessere le loro tremule, fortuite ragnatele da uno spigolo all'altro della vita.
- Quindi anche domani ho paura che passerò la giornata con Fontana, - sospirò Vittorio. - Abbiamo ancora parecchie cose da preparare.
- Bella noia.
- Ti secca? Volevi andare a Stresa?
- No, era solo un mezzo impegno, telefono alla Pucci che semmai andiamo il week -end prossimo. Del resto anch'io non potrei, domani: avrò sul gobbo l'americana di Federico.
- La porti a colazione qui?
- No; ricorrerò all'inevitabile collina.
Non erano bugie, erano "aggiustamenti", colpi di pollice all'abbozzo del sabato. Forse era domani che Vittorio doveva vedere la sua ragazza; a Francoforte ci sarebbe davvero andato solo. E così stavano uno di fronte all'altra, sui lati opposti della scacchiera di lino, ciascuno muovendo le sue caute pedine. - Siamo due ignobili, due ipocriti? - si chiese con stupore Anna Carla. - La marcia coppia borghese additata all'esecrazione di tutti?
Eppure non c'era niente di deperibile, di posticcio, nell'affetto che provava per Vittorio; di questo era certissima. Il loro matrimonio non era "in crisi", nessuno dei due era "deluso" dell'altro. E allora?
Si alzò con lui, gli prese il braccio, e mentre passavano in salone urtò con l'anca contro lo stipite della porta.
- Scusa. Ti sei fatta male?
- Colpa mia. Sono goffa.
Accese la luce e le ventiquattro rose che aveva comprato un'ora fa (bellissime, a un prezzo ridicolo, ma non profumate) le offrirono una loro soluzione ai problemi dell'universo. Les roses de la vie... In casa doveva esserci, un Ronsard. Quando andava all'università, un compagno su tre, appena era solo con lei, le citava quell'invito famoso. Ma nascondevano forse ben altro che mera galanteria, i versi del vecchio poeta. I tifosi che alla domenica correvano allo stadio e le vecchiette alla benedizione, gl'impiegati che alle dieci lasciavano la scrivania per andare a prendere un caffé, i ragazzotti che filavano sulle loro motociclette rombanti, che altro facevano se non cogliere le rose della vita? Tutti gli uomini, dai più austeri ai più frivoli, dai più ricchi ai più miserabili, perseguivano in realtà, sapendolo o non sapendolo, quell'unico scopo. Anche Lenin? Be', a cercare un po', si sarebbe trovato anche per lui. Forse per quella era la rivoluzione stessa, la rosa della vita. Le apparve Lenin, col suo berrettuccio, che urlava alla folla (in Russia tutti parlavano francese): Vivez, si m'en croyez, n'attendez à demain!. Se toglievi il gergo da capopopolo, il concetto era quello, no?
Pensò di telefonare a Massimo, per chiedergli se come teoria poteva star su; ma scoprì che non aveva voglia di vederlo, di parlargli, preferiva controllare per conto suo.
- Ti secca se ci spostiamo in biblioteca?
- No, figurati.
Avrebbe passato la serata così, in studioso raccoglimento. E anche domattina, dopo aver giocato un po' con Francesca...
- Ma che noioso, Federico! - disse stizzita, pensando ai lenti, vani vagabondaggi tra il ciarpame del Balùn. Vittorio borbottò una vaga frase di commiserazione e si sedette con le gambe tese, le braccia penzoloni sui due lati della poltrona.
- Hai l'aria stanca.
- Infatti sono stanco.
Lei esitò.
- Vuoi che ti legga qualcosa?
- Cosa?
- Non so. Lenin.
- Santo cielo! - disse Vittorio. - Anche tu?
Lei, dall'alto dello schienale, gli strinse la testa tra le braccia. Non gli aveva mai voluto così bene; a lui e ai tre miliardi di uomini che popolavano la terra.

(Dieci anni dopo Lucentini, ora se n'è andato anche Fruttero, la metà rimasta di una coppia eccezionale, unica nel panorama letterario, per sintonia, affinità, armonia. Una volta lessi da qualche parte il loro procedere nel dividersi i compiti: come Lucentini fosse la "mente organizzativa" dell'operazione, quello che aveva in testa il libro nel suo svolgersi, mentre Fruttero fungesse da rifinitore, capace di piazzare battute fulminee od osservazioni spiazzanti che davano quel tocco in più, anche se tutti e due pare scrivessero con la stessa naturalezza chi uno, chi un altro capitolo della trama, e se lo rifinissero e ritoccassero a vicenda. Sia come sia, l'amalgama risulta perfetto; e la felicità del tratto di scrittura, le invenzioni narrative, la capacità introspettiva, la leggerezza, la meravigliosa precisione nel discettare di astrazioni metafisiche a partire dalla perlustrazione dello stato d'animo dei protagonisti dei loro romanzi, come la deliziosa Anna Carla di qua sopra, sono state per me fonte ineguagliabile di divertimento e diletto. E anche se, in accordo con Fruttero e in disaccordo con la Volpe, io prediligo tra i tanti, per la ricchezza dell'intreccio e simpatia del mondo che ne abita le pagine - e forse anche perché è stato il mio primo approccio alla loro produzione, il primo amore che non si scorda mai -, il loro A che punto è la notte, riconosco ne La donna della domenica la fluida, melodiosa semplicità che ne fa il loro capolavoro, che non sfigura nemmeno trasposto sullo schermo da Comencini, con Mastroianni nell'improbabile ruolo del commissario Santamaria, la splendida Jacqueline Bisset in quello della ricca, bella e vivace signora dell'alta borghesia torinese con cui avrà un'avventura sentimentale, e attorno una pletora di attori di prim'ordine. E ora scusate, ho da finire un giallo di Scerbanenco...)

mercoledì 18 gennaio 2012

God only knows

Stasera, a tre quarti di una giornata moderatamente scombussolata, sono commossa, lieve, stordita, piena, calma e melensa.

Ne ho viste, lette, captate tante, oggi.

E mentre penso ai casi miei e a quelli di persone che lasciano segni in me, e di persone che amo, e a quanto è arruffato, setoso e morbido come un piumino di cipria, il batuffolo di cose ineffabili, inespresse e inesprimibili, che serbo nel cuore, nella playlist che sto ascoltando passa God only knows.

E davvero, mi dico, oggi che farei senza di te?

Senza te, che sei la mia tenera, adorata nemica.
Senza te, che sei il mio discreto sole.
Senza te, che sei il mio faro.
Senza te, che sei l'imprescindibile altra me diversa da me che non avrei mai potuto né voluto essere.
Senza te, di cui avrò nostalgia per tutta la vita, anche adesso che non mi manchi più.
Senza te, e te, e te, che date dignità alla mia giornata.
Senza voi, che ne siete la cornice.
Senza te, che sei l'incontro felice che mai mi sarei aspettata.
Senza te e te, che avete contribuito a rendermi capace di amare e di odiare, di farmi amare e di farmi odiare.
Senza voi: te, che ogni volta mi risollevi con lo sguardo sorridente dei tuoi occhi, e te, che hai fatto lo stesso per me in mille occasioni, lasciandomi credere che fossi io a farlo a te, finché non hai gettato la maschera.
Senza te, che mi sostieni ogni mattina passando di qui.
Senza te, che in tante sere qua dentro hai raccolto le mie lacrime e mi hai fatto sorridere.
Senza te, che mi hai fatto scoprire di essere bella e colorata per chi mi sta accanto.
Senza te, che con discrezione mi tieni la mano sul capo, pronto ad accorrere se mi vedi vacillare.
Senza te e te, curiosi di me, e io curiosa di voi.
Senza te, la cui amicizia mi ha aiutata molto più di quanto tu non creda di aver fatto, e che proprio in questo momento m'hai scritto "è tutto il 2012 che non chiacchieriamo, direi che è decisamente troppo :D".
Senza voi, che siete stati la molla di tutta la mia nuova vita.
Senza te, che sento tanto poco ma a cui devo tanto.
Senza te, idem.
Senza te, e te, e te, e te! E voi. Le vostre parole virtuali, i vostri abbracci reali, mi hanno aperto un mondo.
Senza te, che sei diventata vera e mi hai fatto accarezzare i tuoi capelli d'oro.


Senza te, con cui parlo tantissimo, tutti i giorni, a tutte le ore, e non ci mancano mai cose da dire.
Senza te, con cui non mi sazio mai di parlare.