Mai rileggersi le chat invece di andare coscienziosamente a dormire, se non si vuol scoprire che ovviamente, sul momento, correndo a scapicollo su quella illusoria corsia preferenziale virtuale che pare collegare in contemporanea tutti gli internauti in qualsiasi parte del mondo, presi (affannosamente) dal voler trasmettere quello che si sentiva essenziale voler comunicare, per guardare la tastiera non si è osservato con attenzione lo schermo, lasciandosi così sfuggire dettagli essenziali ai fini della giusta comprensione di quel che il proprio interlocutore stava dicendo. (E a rileggersi lo scambio di battute con uno a cui, parlando di mele, vien risposto a patate, pare di assistere ad un siparietto tragicomico da commedia dell'assurdo: "Ma no, non hai capito" "Ma sì" "Ti dico di no!" "Ti dico di sì!". Roba davvero da mettersi le mani in faccia.)
Invece ora te ne accorgi alla prima occhiata. Ma comunque troppo tardi. Vorresti allora riavvolgere il film all'indietro, opporre un "ehi, aspetta un attimo!", analizzare, precisare, sviscerare, ma l'attimo è passato, il tizio non è più disponibile e tu te la devi tenere fino a quando lui non avrà ripristinato il contatto. E, anche quando potrà riavviarsi, il discorso tra voi due difetterà sempre della conseguenzialità delle reazioni, della percezione del linguaggio del corpo o delle espressioni del volto dell'altro, compromettendo, parzialmente o in modo determinante, l'elaborazione di un disegno di lui meno impreciso di quello che hai appena dovuto cancellare. E quello poi mica starà predisposto a concentrarsi di nuovo in una conversazione con te, sarà al lavoro, a casa, nella sala d'aspetto di un aeroporto, chissaddove, in mezzo a mille cavoli; la tua freccia di urgenza vitale che hic et nunc gli avrai scoccato gli giungerà, sì, improvvisa (di una tempestività istantanea eppure statica, comunque differita, se lui non sarà collegato, al momento in cui lo sarà di nuovo) ma asetticamente smorzata, normalizzata, stimolo controllabile da cui lui potrà decidere se farsi toccare o meno, e pure i tempi e i modi e la misura di questo suo riscontro; trasformatasi ormai l'emotiva scintilla iniziale, l'impulso spontaneo, in manieristica espressione letteraria, gelido cristallino oggettino distinto e compiuto, a cui letterariamente verrà risposto - se verrà risposto. E nonostante questo tu comunque lascerai scritto, non riuscirai a farne a meno, con tenacia irredimibile, il tuo ennesimo messaggio in bottiglia. Perché alla fine questo spazio cieco, questo vuoto dove tu sai che può esserci qualcuno dall'altra parte, te lo aspetti, ma non è che puoi esserne sicura, e in ogni caso però sai di star tracciando un segno che resterà impresso come graffito urbano sul ponte di un cavalcavia che prima o poi qualcuno leggerà passandoci davanti, suggestiona, seduce, induce a comportamenti disinibiti mentalmente e psichicamente, narcisisti, iperbolici, e in nuce talmente sregolati da poter divenire, in casi nemmeno tanto estremi, lesionisti e autolesionisti.
Perché in realtà, mancando il riscontro concreto della presenza dell'altro, finisci a parlare soprattutto con te stessa. Con te che conosci i tuoi punti deboli, le tue necessità compulsive, e talvolta ti abbandoni alle suggestioni del tuo pathos istrionico, lasciandoti trasportare verso una meta indefinita ma in una direzione dove chiaramente ti piaccia vagare e perlustrare; talaltra usi questa lavagna come uno specchio dove rifrangerti e rileggerti: ora mera esibizionista compiaciuta che contempla, dopo averla lustrata fino a farla così lucidamente brillare, la sua personale specificità di cui i propri eccessi verbali fanno testimonianza, ora egocentrica ossessiva che prende a trivellare i meandri della mente alla ricerca di un significato esistenziale che funga almeno da puntello di senso temporaneo, da isoletta, scoglio, su cui una naufraga della vita possa almeno per lo spazio di una mezza mattinata venire a buttare le membra grondanti esauste dall'affronto delle procelle di un mare tempestoso per ripigliare fiato ed asciugarsi, crogiolandosi sollevata e un poco deliziata al tepore del sole.
(Ah, i bei tempi andati, quando una corrispondenza era regolata e scandita prevalentemente da questioni oggettive: la levata della posta dalle cassette, gli orari dei treni, le eventuali assenze o incurie degli impiegati addetti allo smistamento e poi del postino, la loro tempestività o il loro lassismo; per non parlare di quando le lettere viaggiavano sulle diligenze).
Beffardo virtuale, che in apparenza ci connette e invece in realtà ci distacca, che ci illude confondendoci i piani, offrendoci una fittizia, miracolistica immediatezza in cambio della irreversibile cessione di un po' della nostra comune umanità.