mercoledì 21 gennaio 2015

Nord sud ovest est


Ho perso la bussola, l'altra settimana.
Mentre sdraiata sul lettino in penombra seguivo con lo sguardo il solito itinerario, dalla lucina sorretta a perpendicolo sopra la mia testa dal mio maestro jedi alla punta del mio naso e ritorno, e così via, a un certo punto mi sono sentita capovolta: io in alto e la lucina in basso, io divenuta lucina, la lucina diventata me. Ed è durata un po', questa sensazione di capitombolo nel fondo concavo, oscuro e vellutato percorso dai miei occhi caduti in una slabbratura, finiti in un cosmico interstizio curvo di una variante al piano geometrico euclideo.
Gliel'ho detto, al mio maestro jedi. E lui l'ha trovato uno scarto, una discrepanza, molto interessante. Che esploreremo al suo ritorno.
Sì, perché questa settimana niente sedute terapeutiche, niente lucine: lui è, per il momento, lontano, tanto lontano da me e dall'Italia, in un luogo in mezzo alle alture in cui si è annidato uno dei nuclei dell'inizio della civiltà umana ed oggi si annida uno dei focolai della minaccia alla sua fine, a fare la sua parte nella, dice lui, resistenza al sopravvento del cervello rettiliano, e tornerà, se tutto va bene, ossia, se la forza del tronco encefalico lo proteggerà, a fine mese. 
Io gli ho detto che sono fiera, e contenta, che lui abbia deciso di andare ad apportare il suo contributo di uomo a sostegno della propria ed altrui umanità. Che aderisco al suo bisogno di andare, che voglio anch'io, assieme a lui, che lui vada, sposo la sua causa e lo sostengo in questa scelta. Ma che vorrei pure che, una volta espletato questo alto compito di aiuto a creature in estremo bisogno, riscendesse da quelle perigliose altezze per tornare ad aiutare anche me, pur'io creatura ancora bisognosa di lui.
Lui ha sorriso, felice di esser supportato nella sua libertà di pigliare il volo ma anche di esser sollecitato a ritornare. Di poter sentire importante la sua presenza lì, in quel teatro di guerra folle e barbarica, a contatto con le più atroci sofferenze del mondo, tanto quanto quella accanto a me, singolo essere alle prese con i grovigli minuti delle proprie piccole, individuali follie e sofferenze.
Così, nell'attesa del mio amatissimo amico saggio alle prese col turbine degli eventi della Storia, sballottata dai refoli degli eventi della mia storia, il mio disorientamento esce dalla stanza del suo studio, tracima nel quotidiano, prende forme plastiche nelle contorsioni d'acciaio del serpente della tangenziale che percorro dal cinque di gennaio una volta al giorno, più spesso due, sotto il sole, sotto la pioggia, con la luce naturale ed artificiale, cambiando continuamente aspetto, verso, direzione dei punti cardinali, per andare a svolgere il mio, di compito: un compito ingrato, imprevisto ed usurante, che erode ogni giorno di più la mia volontà e la mia pazienza, e svalorizza il senso dei rapporti con chi mi sta accanto, e consuma il filo dei miei pensieri, tal ché non riesco, e anzi nemmeno più mi provo, colma d'una calma svogliatezza innaturale, d'una tranquilla attonita indifferenza, a bloccare il flusso delle mie immagini mentali in costrutti minimamente razionali ed ordinati atti a farmi combinare qualcosa al lavoro, rispondere a mail di persone a me carissime, leggere tre pagine di un libro, seguire mezz'ora di trama di un film, trovare il tempo e il modo di andare da un amico. Vivo sospesa, galleggiante in questa incerta assenza di gravità che m'alleggerisce come una piuma, una brezza lieve che mi trascina senza farmi sbattere, come un feto nel liquido amniotico.
Il mio maestro jedi non c'è, e in mancanza di lui, dei suoi abbracci, vengono a trovarmi in sogno per abbracciarmi altri che, non essendo mai esistiti, restano per sempre dentro di me, in sogni compensatori dolci amari vividi come realtà; e vivo una concretezza lucida, surreale, rarefatta e straniante come un sogno, confusa, sottosopra, nord sud ovest est che vorticano lentamente, senza parere, attorno a me.
Il mio maestro jedi non c'è, è a combattere la sua battaglia in nome di tutti.
Io ci sono, e combatto anch'io, in nome mio.
Ci mostreremo a vicenda le ferite, orgogliosi reduci, quando il mondo smetterà di girarmi attorno, e ci ritroveremo assieme di nuovo.

14 commenti:

  1. Decidere di venire qui da te, mia carissima Cri, è come decidere di salire sulle montagne russe. Accettare una folle e improvvisa discesa nei meandri della tua psiche, mentre più in là di colpo sei proiettato verso un cielo carico di gioia ed estasi. Un ottovolante in rapida corsa tra cupa amarezza, volta in breve ad eccitazione felice e finita poi in sconforto e dolore goethiani.
    Ciò che mi turba è che non capisco in quale punto della discesa tu ti trovi ora. E' forse quella pausa che vede assente ogni moto dell'animo volto unicamente all'attesa?
    E allora che questa pausa ti sia salutare, mia carissima amica.

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    1. Non piombo più negli abissi, Ambra mia: non è solo che mi uso delle cautele e cerco di attuare delle strategie per impedirlo, sono proprio impedita a finirci: è come se avessi perso peso e non vi precipitassi più per quello. Evidentemente sono riuscita a mollare parecchia zavorra...
      Peraltro la mia attuale condizione di disorientamento - che spero stia volgendo finalmente al termine - è stata motivata da eventi imprevisti, non pianificati, che hanno provocato un piccolo sconvolgimento all'equilibrio tanto laboriosamente raggiunto dentro di me e nell'ordinario sereno svolgersi delle mie giornate. Ma la condizione umana è così, precaria per definizione :D
      E dunque, come dico, non sono scivolata. Piuttosto sono stata deviata dai miei percorsi: il che mi ha provocato, appunto, un piccolo caos che in me, apparentemente tanto dispersiva ma in realtà patologicamente legata a rituali che diano armonia e sicurezza alle mie giornate, ha destato irritazione, nervosismo, perdita di controllo delle mie emozioni, e soprattutto perdita di governo su me stessa, che non aspettava altro per dissiparsi di nuovo, o tentare di farlo, nella rottura degli schemi che ha preso per un "rompete le righe" non autorizzato. Ma sì, mi sento, in fin dei conti, piuttosto assente: o forse stupefatta. Devo ripigliarmi da questa scissione, ma almeno non è qualcosa che mi cagiona malessere :)))
      Ad ogni modo, finalmente questa ulteriore prova, somma di seccature e pensieri e logoramento dei nervi, è finita: e dopodomani tornerò anche dal mio maestro jedi, per cui spero che anche questa parentesi si possa considerare chiusa, e io possa riprendere il mio cammino :)

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  2. Da parte mia riesco solo a pregarti di sentirti stretta forte in un mio molto affettuoso abbraccio.

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    1. Ma grazie, grazie davvero, Aldo! Vediamo se la prossima settimana, tornata finalmente padrona della mia vita, riuscirò a riportarti il prezioso reperto... :*

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  3. Ci sono - a mio parere NON errante - due tipi di battaglia :
    1) la battaglia per NON MORIRE ;
    2) la battaglia per SOPRAVVIVERE .
    Dicono che, combattendo la prima ... si attraversa l' eroismo e la nobiltà, mentre, nel sostenere la seconda, si attraversa l' infimo e il sordido del vivere ... ma sarà vero ???
    Don @Lisander scrisse : "Ma in fondo ... cosa sappiamo del cuore ? Nulla, se non l' intervallo fra un suo battito e l' altro" !
    Il sogno ... espande quell' intervallo infinitesimo, e lo muta in uno spazio straordinariamente ampio, e cioè nella lunghezza di una vita : non mutare il tuo cuore, @Cri .... è un luogo bellissimo, è il tuo ! :-)))

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    1. Da cavaliere (errante) quale sei, caro Bruno, indichi come prototipi di ogni battaglia esistenziale quelle per non morire e quelle per sopravvivere: e i due percorsi, allo zenith e al nadir, che si attraversano nel combatterle. Ecco, io invece non voglio più trovarmi in mezzo a queste oscillazioni da montagne russe, ora a frenare disperata dallo scapicollo nel precipizio, ora col cuore che mi finisce in gola per il balzo troppo veloce dalla terra al cielo, e poi di nuovo giù, spaventosamente giù, e poi su, su, vertiginosamente, altrettanto spaventosamente. Non voglio sopravvivere e non voglio vivere a tutti i costi: non voglio battagliare per non morire, perché accetto che la morte faccia parte della mia vita, del mio essere donna su questa terra, del complesso di corpo e mente, carne e sangue, che è Cristina. La mia battaglia è, per ora, unicamente combattuta per essere felice: che è tutt'uno con essere me stessa, autenticamente me stessa, che ho da poco ritrovato e non ho ancora conosciuto, e riconosciuto, fino in fondo. E invece di schizzare su e giù come una palla impazzita, sfinendomi, usurandomi gli organi interni e le sinapsi, esaurendo la mia energia, io combatto per vivere in piano, camminando coi piedi per terra, senza fretta, godendomi ogni passo, gustando ogni dettaglio, senza accelerare la fine né cercare invano di allontanarla: o, meglio, navigando nella corrente placida del mio fiume. Ho avuto una somma di contrattempi che ne hanno increspato la superficie, intorbidando un poco le acque: ma ora avrò modo di riposare finalmente il fondale, e riprendere la mia navigazione tranquilla. Almeno per un po' :)

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  4. Vivere è una lotta continua. Occorre sapersi circondare di affetto e tanta fiducia.
    Ben trovata.
    Un sorriso per la giornata.
    ^__^

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    1. Sì, è vero: la lotta è insita nella vita: perché è azione, movimento; e la stasi è la morte :)
      Ben arrivato. Buona settimana.
      Un sorriso anche a te :)

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  5. Quello che scrivi cara Cri è talmente personale e struggente, che temo sempre di rovinare l'incanto con stupidi commenti. Per ciò mi limito a staryi vicino per quanto posso e offrirti il sostegno di cui potresti avere bisogno.
    Son qui...

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    1. Tu non puoi mai rovinare un incanto, AGO. Puoi solo abbellirlo :)
      E sì, saperti qui è tutto quel che mi occorre, che mi aiuta, che mi dà gioia.
      Grazie :*

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  6. pensa che bello, rivedersi dopo tanto e parlare delle proprie esperienze, come se quella lontananza non ci fosse mai stata, e ci si fosse visti solo ieri.

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    1. Mamma mia, endi! Come fai a dire sempre la cosa più giusta in questo modo? E' proprio così, proprio così che io la sento e la voglio sentire. Grazie anche a te :*

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  7. Un saluto e un abbraccio cara Cri! Ho apprezzato la profondità e la bellezza del tuo testo. Descrivi i tuoi pensieri e i tuoi stati d'animo in forma chiara e spontanea anche se non mi è possibile comprendere la loro complessità percepisco che tu hai la capacità dii comprenderla e gestirla con l'aiuto del maestro ma soprattutto con la tua forza interiore che è davvero tanta e ammirevole.
    A presto Nou

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    1. Cara Nou! Grazie anche a te! La complessità è data più che altro dai miei aggrovigliamenti nel tentativo di mantenere un difficile equilibrio tra la necessità di lasciare una traccia di questi miei giorni convulsi e il pudore di evitare di imbarazzare chi legge con indelicate ostentazioni dei casi miei (che tratteggio così non perché chi sa quali fatti esclusivi e speciali siano: sono nel novero dei problemi e dei disagi che capitano ordinariamente a tutti i mortali; ma proprio appunto per questo non ritengo così unici da dover costringere il mondo ad interessarsene puntualmente :) )
      Fosse vero quello che tu riscontri! Lo piglio come un augurio potentissimo. Grazie ancora! A presto :)

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