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sabato 4 ottobre 2014

Il cielo

Per uno di quei provvidenziali imprevisti che con una certa costante cadenza increspano lo stagno quieto delle mie giornate - ai quali mi assoggetto arbitrariamente a seconda dell'umore del momento, sconfortata e riottosa come dovessi affrontare un macigno piovuto dall'alto dinanzi allo stesso frangente che potrebbe suscitarmi l'entusiasmo di una bambina grata di una sorpresa inaspettata, e spesso in preda ad un'ambiguità di sentimento che ricomprende ambedue le reazioni - mi ritrovo, alle otto di sera dell'ultimo giorno di settembre, anziché nella vagheggiata pace della mia casa, errante in smagliante solitudine per lungotevere di Castello tra ponte Sant'Angelo e ponte Umberto. 

Le fatali circostanze che mi costringono a concedermi all'opportunità di occupare quel repentino spazio d'ozio non cesseranno che di lì a un paio d'ore; e così per ora io non posso far altro che passeggiare svagata e tuttavia determinata, avvolta dalla soffice dolcezza del crepuscolo, sotto un cielo di un colore incredibile tra il viola e l'azzurro cupo, che sarebbe un mero grigio virato al nero senza l'ausilio dell'oro fluorescente della tersissima falce di luna spiccata al centro esatto della volta, senza i suoi bagliori amplificati nella replica di se stessa riflessa e rifranta nelle acque del fiume scintillante di luci, senza il torreggiare cupo e maestoso del grande mausoleo di pietra contrastante al nitore marmoreo dei palazzi stagliati nel panorama oltre la riva, e dei contorni verde cupo, perfettamente distinti ed emergenti dall'ombra, delle frondose chiome degli alberi a spezzare le squadrature monumentali degli antichi edifici, dei solenni ponti.
Una tristezza squisita si bilancia perfettamente nel mio spirito alla letizia in una tranquillità sublime, pacata e intensa. Finissime, l'una e l'altra: tenui ma esatte, disgiunte, armoniose, come gli accordi di una polifonia.

Con l'animo ostaggio e custode di questa duplicità che si replica all'infinito, passo dopo passo di colore alterno, ora bianco ora nero, ora somma dei colori ora totale assenza di colore, come avanzassi su una scacchiera, cedo all'intenzione e mi abbandono al caso di attraversare il fiume, camminare fino al ponte di Ripetta, arrivare ai piedi dell'Ara Pacis, restare brevemente ferma e ritta al centro del suo biancore, sentir fiorire nella mente un'idea di cimento che sarebbe stata una tentazione fino a ieri, e forse lo è ancora oggi, non c'è che provare, e anche provare è una tentazione, la tentazione di dire "proviamo", e infine accogliere un ricordo sinora accarezzato e respinto, non tollerato e rimpianto, e infine arrendermi, sedendomi quasi al sommo della sua scala esterna, poggiando contro il muro la spalla sinistra, replicando con buona approssimazione la postura di quel pomeriggio autunnale di tante stagioni fa, sovrapponendo la me stessa di oggi a quella di allora.
Non c'è che provare, e io ci sto provando. E improvvisamente provare non è più provare.
E' essere.
La me stessa di oggi si ricongiunge a quella di allora. Scoprendo che combaciano, quasi perfettamente. Lei, che oggi è così cambiata, è identica a quella. Inespressa, aerea, dove oggi invece è densa, compatta: però lei, sempre lei. Si riconosce. Si riunisce a se stessa.
Allora accanto a lei, accovacciata, affannata a tentare di contenerla e di calmarla, c'era una persona che oggi non c'è.
Non importa. Perché quell'assenza è talmente vivida, talmente bella oggi, depurata da ogni amarezza, da esser presenza. Come se l'alone di quella persona fosse rimasto qui ad aspettarla, a testimoniare l'evidenza, l'autenticità di un evento spartiacque della sua esistenza. Perché a compensare la mancanza di quella persona, al posto di quella persona oggi c'è lei tutta intera, nei suoi contorni. I contorni di lei.
I cui riflessi lei aveva creduto di intravedere specchiandosi in un altro essere umano.
Lei, che ora accarezza la memoria fragile, lacunosa, di quel pomeriggio, con tenerezza buona, sana.
Ha nostalgia di quel pomeriggio? Sì, tanta. No, per niente.
Quel pomeriggio lei soffrì. Soffrì molto, in quei giorni e dopo quei giorni, per lungo tempo. Oggi non soffre più. Il marasma di quel periodo si è coagulato nelle sue vene, si è riassorbito nella sua pelle, è tornato dentro di lei, la costituisce, la identifica. E' un segno irreversibile nella sua carne, un terzo occhio che mai più si chiuderà al centro della sua fronte, che le dona una visione di se stessa e degli altri, una compassione per se stessa e per gli altri, che è la sua più grande risorsa di energia vitale, la sua sorgente inesauribile.
Questo lei comprende, oggi, attraversando il suo tabù, toccandolo con mano, scoprendolo caldo, buono, rigoglioso di doni.

E' mai ripassata di qui, quella persona? Quella reale, quella di carne e sangue? Si è mai riseduta, anche lei, su questi scalini? Ha mai ripensato a quel tragicomico, buffo, imbarazzante, struggente pomeriggio?
No, lei crede di no. Per le circostanze di allora, per quelle di oggi, è assai verosimile di no.
Certe cose hanno smosso solo lei. Hanno valore solo per lei.
Anche se le riesce difficile crederlo, che abbiano toccato così in profondità lei e non l'altro, sa di non sbagliare. E di non doversene avere a male. E di non aversene, in effetti, a male.
Perché è questa, solo questa, la misura che conta. Se hanno valore per lei, hanno valore per l'altro. Hanno valore per tutti.
Perché lei ha trovato i confini del suo spazio.
Perché lei ci è arrivata, ad avere il cielo.

sabato 21 settembre 2013

Si sta facendo notte




Staccate la corrente
un po' di pace qui
fermiamoci un istante, voglio stringerti così
è bello ritrovarsi,
abbandonarsi e già
costretti in questa fabbrica alienante
chiamata città
non sentono ragioni
i sentimenti no,
almeno per un po'
mi apparterrai
ti apparterrò

Inutili rumori
non è felicità
vorrebbero convincerci
che il paradiso è qua
è un mondo virtuale
padrone chiunque sei
smetti di spiarci, di sfruttarci
esistiamo anche noi
in fondo a questa vita
talmente breve che
non è un delitto se
se la offro a te

Di travagliati giorni
fantastiche tournée
io contro il mondo
e tu a fianco a me
quel coraggio dov'è
si sta facendo notte
è il nostro cantiere che riparte
più efficiente che mai
guai se così non fosse
siamo ancora pieni di risorse, aspetta e vedrai

La voglia di cantare
è figlia dei miei guai
salvare quel sogno
è tutto ciò che vorrei
mi aiuterai

Si sta facendo notte
c'è gente che non dorme ma riflette
sul tempo che va
non è un problema l'età
aprite quelle porte
e fate entrare amore in ogni cuore
finché ce ne sta

Non fosse stata musica
a guarire i silenzi miei
non starei qui a difenderla
non ti chiederei
di credere in lei
lo sai

Si sta facendo notte
se questa nostra stella non decolla
avrò sbagliato e anche tu
che ti aspettavi di più
son giochi disonesti
per tanti irresistibili idealisti
assoluzione non c'è

Diamoci dentro affinché
non si faccia notte
alziamoci fin lassù
mattone su mattone
seguiamo questa pallida illusione
qualcosa succederà

Si sta facendo notte


lunedì 24 dicembre 2012

Nightmare before Christmas

E' da ieri che già mi è presa, puntuale, la sindrome depressiva delle feste.
Però, siccome vi voglio bene, mi faccio forza e vi auguro non so bene che a modo mio, nell'unica maniera possibile, quella di Jack.
Perché io, di fronte al Natale, esattamente come lui mi sento.
Speriamo che anche il mio film vada a finire come il suo.
Ma non precipitiamo gli eventi. Per ora godiamoci questo caleidoscopio con le orbite spalancate come le sue.
Auguri, Aldo, Ambra, Angie, Martina, Sandra, Bomba, Bruno, Endi, Minerva, Linda, Vania, Nick, Gap, Luz, Punzy, Nou, Carlo, Antonio, Mezza, Eli, Frà, Dan, Aube, Simo, Penny, Pat. E auguri a tutti gli altri che passeranno di qui, a quelli che ci capitano per caso, a quelli che ci capitano a mia insaputa,  a quelli che non ci sono mai passati, a quelli che non glie passa manco p'a capa, a quelli che ci sono passati e non ci passano più, che non dimentico.
Cos'è?

giovedì 14 giugno 2012

Round and round

Essere pazienti senza diventare torpidi.
Essere sereni senza diventare insensibili.
Essere stabili senza diventare tiepidi.

Che equilibrio difficile da raggiungere.

Io mi ci provo, tutta concentrata, col massimo impegno e cautela possibili, camminando a piccoli passi sul mio filo teso a mezz'aria.

E ancora il mio cerchio, gira, gira, gira, intorno alla mia vita, orbita vorticosa ed euritmica del piccolissimo atomo di energia che costituisco nell'immensità dell'universo.



Non riuscire a stare fermi un istante
saltare da un pensiero all'altro,
da un desiderio all'altro in continuazione
è una maledizione
cercare un posto lontanissimo
senza più legami
con questo caos di eterni pendolari,
di paradisi artificiali, palloni pubblicitari
e dentro il cuore, nel silenzio e ovunque altrove
fra le rovine del Partenone
non trovare che rumore
e ancora insoddisfazione, insoddisfazione

Fuggire dal mondo e da se stessi,
nella finzione, nel sesso disperato,
nei videogames, subire il fascino del sacro
nei reparti di un supermercato
sentirsi pieni di poetico abbandono
di un senso alto del tragico e del buono
e scoprire che per gli altri sei solo in posa
per l'avanspettacolo e la cronaca rosa

E nonostante tutto avere dell'amore
un'idea talmente splendente
e sublime
e un bel niente, un bel niente da spartire
con queste vite mediocri e meschine

La pace sia con te, e con il tuo spirito
la pace sia con me, e con il tuo spirito

Essere come una città sotto vetro
quasi sempre in stato d'assedio
circondati da nemici spietati,
o, peggio ancora, dal tedio e dai suoi derivati
avere voglia di salire sul tetto
e poi di mettersi ad urlare
che magari arriva un disco volante
e ci viene a salvare

Che se uno deve per forza emigrare
allora è meglio un altro sistema
solare
siamo noi quei misteriosi via vai dei pinguini
sulle distese che non hanno comunque confini

La pace sia con te, e con il tuo spirito
la pace sia con me, e con il tuo spirito


E nonostante tutto avere dell'amore
un'idea talmente splendente
e sublime
e sapere bene di essere in bilico, in bilico


La pace sia con te, e con il tuo spirito
la pace sia con me, e con il tuo spirito


Più amore, più amore, che dolore
la pace sia con te
e con il tuo spirito