sabato 2 febbraio 2013

Paradise lost

Il mio ultimo capo, quello che ho preso a male parole nel sogno, è molto più aperto di mente e disinvolto di quello che avevo prima. Vorrei dire che è anche più intelligente. Sicuramente più intuitivo. Più sensibile, in certo modo. Senz'altro più capace di empatia, di rapidità e completezza di sguardo d'insieme, di comprensione immediata dei problemi e delle persone, di individuazione di possibili soluzioni e di composizione di divergenze. Sulla carta un cavallo di razza, molto più idoneo al ruolo del precedente.
Tra l'altro per me era un amico. Uno che conoscevo da più di vent'anni. Uno di cui sapevo a menadito punti di forza e criticità di carattere. Uno che ho accolto con entusiasmo e soddisfazione.
Ora ci riparlo, e ogni divergenza dovrebbe essere appianata. E invece percepisco sempre più nettamente, adesso ancora più di prima, la sua negatività, la mia diffidenza nei suoi confronti.
Non è un buon capo, affatto. Tutt'altro. Sta devastando l'ufficio. E quando se ne andrà ne sarò lieta.
Perché, mi sono chiesta? Perché un individuo superiore alla massa per molte qualità riesce a risultare, anziché una risorsa, un fardello indegno e persino pernicioso?
Perché quando vuoi ottenere una cosa - nella fattispecie, una posizione di comando - e sai che per ottenerla dovrai giocare sporco, e per la tua fragilità psichica ti acconci a farlo, ti sei avvelenato. Perché quando sei programmato per essere una brava persona e invece un giorno, all'inizio impercettibilmente, cominci a dirazzare, magari pensando in cuor tuo "che sarà mai?", non passa molto che diventi pessimo. Perché ogni nuovo compromesso, ogni tradimento alla tua essenza, ogni ulteriore atto di negazione della tua natura, ti corrode dentro in modo irreversibile. Perché quando cambi strada divergi completamente dal sentiero del bene. Perché quando passi al lato oscuro della forza diventi distruttivo, negativo. Arrivando a costituire una minaccia per te e per gli altri.
Il mio capo è marcio dentro. Un sepolcro imbiancato. Un infelice che sprofonda nel suo baratro ogni giorno di più, costretto com'è a non potersi più fermare, a dover pagare costantemente pegno, a dover compiere continui, infiniti sacrifici al nero altare su cui ha immolato la sua autenticità, e ora non può far altro che approfondire il danno, continuare a scendere in ogni nuovo atto malsano che compie, di ingiustizia, di parzialità, di vigliaccheria, di omissione, di prevaricazione, corollario e conseguenza dei precedenti, e in ogni nuova ipocrita scusa che deve accampare, in primis davanti a se stesso, per giustificarselo e giustificarlo agli occhi altrui.
Provo molta pena per lui. E al contempo me ne tengo alla larga più che posso. E rimpiango il mio capo di prima, di cui tutti, me in testa, eravamo insoddisfatti. Perché è molto meglio avere a che fare con un onesto e modesto mediocre che con uno che si è rimpicciolito per aver rinnegato i suoi talenti, la sua eccellenza, le sue potenzialità di essere migliore.

20 commenti:

  1. Molto interessante questo tuo post dovrebbero leggerlo alcune persone.....ciao!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io l'ho scritto per chiarirmi e per sfogarmi. Poi sì, penso che di gente così ce ne sia un certo novero... Ciao!

      Elimina
  2. Sono d'accordo.
    Madonna, che brutta immagine..

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Pensa che di esemplari di questo genere, di maggiore o minore bruttezza, si vive circondati, nell'amministrazione regionale dove lavoro.

      Elimina
    2. Sono d'accordo. Anche se sono disoccupato.

      Elimina
    3. Uhu, veroverovero. Sono queste le circostanze in cui capisco il tuo essere cactus, e ti sento tanto vicino, spinosino mio, pur se mi pungo con le tue spine. :*

      Elimina
  3. Sei tranchant, Cri! Ma sei sicura? Ma se lo conoscevi da tanto tempo, non ti eri mai accorta di questo? Una domanda, non una provocazione, solo una domanda: il lavoro anche e se piace, anche se è gratificante, è comunque un fardello che pesa, è un obbligo, un condizionamento: allora non potrebbe essere che questo suo alone di negatività si rifletta su chi questo condizionamento lo esercita? Il paradiso perduto pare esser stato un incapace e inconstistente, il secondo sembra invece una personalità aberrante.
    Scusa Cri, ma la tua descrizione è talmente a tinte fosche che mi lascia qualche margine di dubbio e c'è un divario che mi risulta incomprensibile tra l'immagine iniziale che dai di lui e quella successiva.:) Se poi il mio è un fraintendimento del quale ti prego di scusarmi, allora non posso che condividere l'opinione da te espressa che spesso un'intelligenza superiore all'interno di una determinata personalità possa divenire artefice di distruzione in primis degli altri, ma alla fine - aggiungo - anche di se stesso. La storia ce ne ha dato molti esempi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ah, Ambra, con te finisco sempre a fare discorsi difficili :D
      Capisco che possa sembrare inverosimile, eccessivo, magari strumentale, e mi dà anche fastidio non rendere conto dei (pochi) dettagli divergenti da questo quadro che attizza facili populismi alla Brunetta, ma garantisco che nell'amministrazione pubblica dove lavoro da ventitrè anni - dopo aver sciaguratamente abbandonato il mio lavoro dal privato per seguire i dettami della mia genitrice - tipi del genere, ad ogni livello di servizio, sono statisticamente la maggioranza; tale dato sale esponenzialmente di numero al salire delle competenze. Probabilmente anche per la natura più delicata dell'incarico. Talché, se si trova occasionalmente un livello inferiore capace di prestazioni lavorative e di relazioni umane esplicitate con dignità e serietà, ai vertici dirigenziali un simile prototipo è rarissimo, se non assolutamente inesistente.
      Questo tizio io lo conosco, come peraltro l'altro capo a cui faccio riferimento nel post, da più di vent'anni, appunto, essendo entrato in Regione pochi mesi dopo di me, lui come funzionario formato e titolato, io come esecutrice (scalando faticosamente, anno dopo anno, con concorsi interni su concorsi interni, tutti i gradini che mi separavano dall'esser funzionaria anch'io, qualifica che mi appartiene da cinque anni a questa parte). E' sempre stato un carattere difficile, una voce fuori dal coro, a tratti un isolato, in quanto persona tormentata e ondivagante tra spinosità ed improvvisi scatti aggressivi: ma poiché conoscevo la sua problematica situazione esistenziale e familiare, e anche per la mia solita dannata propensione ad interessarmi agli psicopatici e a provare simpatia istintiva per loro, soprattutto quelli che sono palesemente più intelligenti ed articolati della media, ho sempre provato per lui un affetto sicuramente non commisurato al suo modo di rapportarsi con me. Ad un certo punto ha smesso di voler essere lo sfigato della compagnia e, sfruttando le sue capacità - tra l'altro quando non va in furia è un uomo spiritoso e gradevole - ha trovato i canali giusti per fare carriera. Divenuto dirigente, è stato mandato in sede centrale per qualche anno, tornando da noi ad aprile 2011. E anche se avremmo potuto cogliere le avvisaglie della sua trasformazione completata nelle parole di chi ci aveva lavorato in quel periodo, che si era fatto spostare di ufficio per non doverci più avere a che fare, noi tutti eravamo pieni di aspettative, ricordandocelo com'era "prima". E invece, giorno dopo giorno, si è palesato per quello che effettivamente è diventato: debole coi forti, forte coi deboli. Protettore delle più enormi scorrettezze, fustigatore, per compensazione, delle minuzie, se compiute da chi non ha sponsor politici. Potrei continuare e spiegare molti dettagli scandalosi, ma è meglio non correre rischi, visto che è anche rancoroso e vendicativo. Lo so che sono tranciante, ad ogni modo: mi capita sempre così, con le persone che ho stimato, per cui ho provato sentimenti, e me ne fanno talmente tante da riuscire a "cadermi di collo." E' la tipica reazione della fessa fregata una volta di troppo :D

      Elimina
    2. Cri, sei un fiume, non ti tengo dietro. Ma sei riuscita anche a farmi sorridere a causa di una sorta di complicità e solidarietà che condivido, quando hai scritto della tua propensione ad occuparti di psicopatici molto intelligenti (o forse di intelligentissimi che si rivelano poi psicopatici?) che poi, lo dico per atavica conoscenza, finiscono per rovinarti la vita.

      Elimina
    3. Oddio, Ambra, condividi anche tu la medesima sventura? Ohiohiohi, dei del cielo, che jella :D :D :D
      (Tra me e gli psicopatici molto intelligenti aut viceversa, come giustamente osservi tu, si salda spesso e volontieri un legame tipo chiave e serratura: non solo io tendo a provare per loro una stima sproporzionata e un istintivo affetto squisito, ma - soprattutto negli ultimi anni - sono proprio alcuni esemplari di loro, i campioni della specie, proprio, che mi si vengono ad attaccare addosso come cozza allo scoglio... E' una delle mie prerogative che sto tentando di sconfiggere con la terapia :D )
      (Ah, quante cose avrò da raccontarti quando ci rivedremo di persona... ^^)

      Elimina
  4. Sai Cri a volte nel privato è molto peggio. In un paio di occasioni i boss ci hanno provato ma si sono ravveduti col trascorrere di qualche mese constatato come mi comportavo io. Un terzo era un fascista sputato e allora l'ho mandato dove hai penasto bene tu, mentre un quarto l'ho dovuto lasciare per motivi di salute.
    Le tue parole "Perché quando sei programmato..." ma da chi? Insomma non le ho comprese come mi capita troppo spesso.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sai, Aldo, io sono stata fortunata, e ho gettato la mia fortuna nel cesso. Perché ci credo e come che nel privato a volte può essere anche molto peggio: ma io ero finita da un privato - il mio più caro amico al mondo, quello di cui parlo ogni tanto qua sopra - in una situazione eccezionale, perché eccezionale era la persona che la gestiva. Il mio boss, come dici tu e come si appella anche lui scherzando come ancora oggi, è stata una delle pochissime persone che ho incontrato straordinariamente intelligente ma non psicopatica, anche se, essendo comunque un personaggio sopra le righe, qualche eccentricità ce l'aveva comunque; ma, avendo cuore e cervello collegati, si è mostrato buono, saggio, retto, giusto, maturo e affettivo fin da quando era giovane, molto giovane per avere sulle spalle un prestigio così elevato e una responsabilità così grande. Fatalità ha voluto che lo incontrassi della stessa età del casumano: quale differenza tra i due, come il giorno e la notte! Ho del privato, dunque, un concetto sicuramente edulcorato...
      "Quando sei programmato" è un penoso tentativo di linguaggio figurato: intendevo dire: "quando hai di base un certo carattere, certe doti, certi sentimenti, certa sensibilità, per cui dovrebbe venirti spontaneo essere ed agire in un certo modo"; insomma, quando sei programmato dai geni ad essere un certo tipo di pianta, tipo, che so, un ciliegio, e l'influenza familiare e sociale e culturale ti storce i rami fino a farti diventare un ammasso di rovi secchi e taglienti...

      Elimina
  5. La storia di Rumkowski è la storia incresciosa e inquietante dei Kapos e dei funzionari dei Lager; dei gerarchetti che servono un regime alle cui colpe sono volutamente ciechi; dei subordinati che firmano tutto, perché una firma costa poco; di chi scuote il capo ma acconsente; di chi dice "se non lo facessi io, lo farebbe un altro peggiore di me".
    In questa fascia di mezze coscienze va collocato Rumkowski, figura simbolica e compendiaria. Se in alto o in basso, è difficile dire: lui solo lo potrebbe chiarire se potesse parlare davanti a noi, magari mentendo, come forse sempre mentiva, anche a se stesso; ci aiuterebbe comunque a comprenderlo, come ogni imputato aiuta il suo giudice, anche se non vuole, anche se mente, perché la capacità dell'uomo di recitare una parte non è illimitata.
    Ma tutto questo non basta a spiegare il senso di urgenza e di minaccia che emana da questa storia. Forse il suo significato è più vasto: in Rumkowski ci rispecchiamo tutti, la sua ambiguità è la nostra, connaturata, di ibridi impastati di argilla e di spirito; la sua febbre è la nostra, quella della nostra civiltà occidentale che "scende all'inferno con trombe e tamburi", ed i suoi orpelli miserabili sono l'immagine distorta dei nostri simboli di prestigio sociale. La sua follia è quella dell'Uomo presuntuoso e mortale quale lo descrive Isabella in Misura per misura, l'Uomo che,
    ...ammantato d'autorità precaria,
    di ciò ignaro di cui si crede certo,
    - della sua essenza, ch'è di vetro -, quale
    una scimmia arrabbiata, gioca tali
    insulse buffonate sotto il cielo
    da far piangere gli angeli.
    Come Rumkowski, anche noi siamo così abbagliati dal potere e dal prestigio da dimenticare la nostra fragilità essenziale: col potere veniamo a patti, volentieri o no, dimenticando che nel ghetto siamo tutti, che il ghetto è cintato, che fuori del recinto stanno i signori della morte, e che poco lontano aspetta il treno.
    (Primo Levi)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Diamine, Matt, non ci avevo pensato... E' esattamente così.
      Anche nel senso che Levi attribuisce al malessere che promana dalla storia del kapò - parola ormai tabù, dopo l'uso sconsiderato che ne ha fatto un altro psicopatico, ma drammaticamente precisa e pregna di significato, di ambivalenza, di strazio e di tormento - Rumkowski. Il mio capo è meschino e vessatorio, aggressivo e lamentoso, cattivo e viscido, autoritario e servile, di quella schiera di subordinati "che firmano tutto, perché una firma costa poco": fosse anche una firma vergata a sangue sulla pelle altrui: ma l'angoscia che mi piglia nello stargli accanto è nell'inquietante, increscioso dubbio di star guardando un mio possibile riflesso, un esempio di come potrebbe essere la mia vita, il mio agire, se solo mi lasciassi andare, quasi senza accorgermene, alla corrente, appena appena...

      Elimina
  6. per ogni paradiso perduto c'è un inferno trovato. questa è la convinzione dell'uomo moderno, avere + che essere, è un trend che va prendendo piede sempre +. l'uomo è merce, si deve presentare nel modo migliore (o peggiore) per essere appetibile sul mercato.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "Per ogni paradiso perduto c'è un inferno trovato."
      Questo, proprio questo, voleva essere il senso essenziale del mio post.
      Io e te ci capiamo, endi.

      Elimina
  7. Tremendamente veri i meccanismi psicologici che descrivi. Aderire totalmente al sistema abbracciando il carrierismo, il profitto, il potere e il successo, questi sono fattori di corruzione, non l'essere gay o bisex!
    Anche una bella, brava e valida persona (che magari aderisce per motivi di sopravvivenza) può uscirne distrutta. Quante "toccate e fughe", ho fatto in certi ambienti.
    Preferisco essere un povero eremita.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Un eremita non è mai povero, Nick, soprattutto se è ricco del tesoro di cui sei ricco tu...
      Per il resto, mi hai stimolato un sacco di riflessioni che non basterebbe una pagina per scriverle tutte! Per esempio: io sono convinta che comunque si possa evitare di aderire, anche a costo della sopravvivenza; per poi scoprire che, nove volte su dieci, se non si aderisce si sopravvive comunque, e anche molto meglio di quelli che si sono piegati. E' tutta questione di coscienza, alla fine, secondo me: coscienza intesa come consapevolezza di se stessi, conoscenza dei propri meccanismi interiori, delle proprie debolezze e fragilità, dei propri punti di forza. Esistono persone che si sono adeguate col minimo sforzo, altre che non si sono irregimentate nemmeno sotto la minaccia costante della morte. Non tutti siamo cuor di leone, e a nessuno è dato mandato di esserlo: ma esiste, per me, in ogni modo, un limite al di sotto del quale non si può scendere, pena la perdita della propria dignità di persona. Esiste una soglia, uno scalino, al di sotto del quale, poi, si è incamminati nella strada dell'abisso. E prima o poi se ne paga il conto.
      Di nuovo sull'eremita: come la capisco la tua affermazione! E quanta tenerezza, quanto affetto, quanta empatia mi suscita. Perché anche lì, quanto è difficile l'equilibrio, in un essere umano particolarmente intuitivo e sensibile, tra il suo essere uomo tra gli uomini e le continue, piccole o grandi, ferite, che l'esposizione al contatto nella relazione con gli altri si procura. Per certi è faticosa la vita. Eppure è anche fonte di gioia restare curiosi, e fiduciosi, nel giusto modo, dei propri "simili", quelli giusti e degni, anche se spesso persino sentirsi in sintonia con loro non è una passeggiata :)

      Elimina
  8. Provi pena per lui, ma guarda io direi che puoi fregartene altamente perché chi si vende non è mai da compatire, solo disprezzare.
    E tu, come sempre, sei troppo buona...
    Ti abbraccio, lo sai.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La tua saggezza e la tua determinazione piena di umanità sono sempre una sferzata di energia salutare, cara Luz :)
      Io sono troppo fessa. Puoi dirlo con estrema serenità, eh! :D
      Ma sto cambiando, a poco a poco. Non diventerò mai un'aquila, ma spero almeno una bella civetta dagli occhi splendenti nel buio.
      Il tuo abbraccio me lo godo tutto, in attesa del prossimo dal vivo.
      Sto meglio, sorrido mentre scrivo, e ti penso, e vi penso, con autentico affetto.
      :*

      Elimina