martedì 23 dicembre 2014

Le invasioni barbariche

E' di oggi la notizia dell'interruzione del concerto alla Scala da parte del direttore d'orchestra Daniel Barenboim - non esattamente il primo che passa per strada, come si dice dalle mie parti - infastidito oltre ogni limite di sopportazione dall'incessante, esecrando e villano scrosciare del flash del cellulare di una signorina che invece di ascoltare con attenzione, compostezza e, direi, pudico rispetto, la delicatissima sonata di Schubert appena iniziata nella magia di un soffio di "pianissimo" e "moderato" si dava alla fotografia compulsiva. Di che, poi, non è dato intuire.

Io stessa ho assistito, nell'agosto del 2013, disorientata e poi pietrificata dallo choc, all'improvviso infrangersi della quarta parete da parte di un esasperato Maurizio Donadoni, precipitato bruscamente sulla terra assieme a tutto il pubblico dalla sospensione dell'incanto del Riccardo III a causa dell'improntitudine prossima alla bestialità di una cretina che, nell'arcano e fiabesco scenario del Globe Theatre, seduta in primissima fila proprio sotto l'attore, continuava imperterrita, nel bel mezzo del suo monologo più intenso e terribile, a messaggiare sul suo cellulare.

Di tante tragedie e minacce che ci circondano questa, che sembra così di poco conto, mi appare invece una delle più odiose e insidiose. Perché misura con impietosa esattezza l'ampiezza del vuoto cosmico dilagante nelle menti e negli animi di tanti membri del consesso umano.

L'incredibile progresso tecnologico sembra direttamente proporzionale al regresso antropologico. Gli effetti sono abnormi, le conseguenze difficilmente quantificabili.

Per ora assistiamo, spettatori inermi e impotenti, all'avanzata dei nuovi barbari: i quali, al posto della clava, agitano forsennati il telefonino. Non meno dotato di potenzialità distruttiva.

10 commenti:

  1. Io credo che certi "umanoidioti" non si rechino in quei luoghi (sacri per me) per assistere e contemplare l'arte ma per snobismo e, per non addormentarsi, compiano gesti inopportuni e maleducati.
    Complimenti a Barenboim.

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    1. Commento da sottoscrivere in toto. Lo credo anch'io!

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  2. Non so dire quanto sono d'accordo, no capisco alla fine che ci vadano a fare ai concerti se poi anche lì devono spippolare il telefonino per una delle varie App, non so come si scrive. Tutto molto ben espresso, Buon Natale

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    1. Giustissime osservazioni, a cui risponde bene il commento di Aldo. Buon Natale anche a te!

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  3. Forse sono persone che vivono al di fuori della realtà e anche della consapevolezza del mondo. Fanno bene a interrompere gli artisti. Penso che debbano proibire l'uso dei cellulari durante gli spettacoli.
    Un abbraccio
    Nou

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    1. Verissimo anche questo, cara Nou. E' una sorta di paralisi cerebrale che in vari individui si riscontra anche in occasioni meno speciali, ormai, purtroppo: ad esempio, persino nel modo di guidare l'auto, fermandosi in mezzo alla strada all'improvviso, o svoltando a sinistra senza preavviso, o tamponando il veicolo davanti che si è fermato al semaforo rosso... Tutti segni di una regressione inquietante e purtroppo assai diffusa tra i nostri consimili. Speriamo sia reversibile. Durante gli spettacoli ci si abbassa anche a chiedere di silenziare il cellulare (dico "ci si abbassa" perché dovrebbe essere un imperativo di buonsenso implicito per chiunque senza bisogno di doverlo rammentare), purtroppo non si è arrivati al sequestro prima di entrare in sala. Barenboim è stato fin troppo civile: ho letto di artisti di jazz che danno in escandescenze (legittimamente) se solo ne vedono uscire uno da una tasca prima di cominciare a suonare...
      Un abbraccio anche qui!

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  4. Splendido il tuo brano. Come non essere d'accordo con te? Un progresso che fa rima con regresso. La mancanza di rispetto per gli altri mostrata sull'autobus quando giovani, vecchi e rimbambiti urlano al telefonino parlando con l'interlocutore fantasma e costringendoti ad ascoltare le idiozie che gli dicono. L'ottusità mentale e incivile di chi con arrogante disprezzo pasticcia col telefonino mentre gli stai parlando. E' successo e ho dato in escandescenze, rompendo il rapporto. Il fatto è che, come sempre, per omaggiare il business, tace la buona educazione. Non si è fatta una campagna che impedisce il fumo ovunque? Sarebbe il caso che le istituzioni ne facessero una per impedire l'uso indiscriminato del telefonino. Quello stupido apparecchietto è il nuovo status symbol di oggi.

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  5. Uno status symbol purtroppo relativamente a buon mercato, e dunque ancora più gettonato. A buon mercato da una parte: dall'altra, non quella della tasca ma quella della mente, la stanno, lo stiamo pagando caro e salato, in questa ennesima sostituzione di una parte dell'essere con l'avere. Questo tuo suggerimento di una campagna anticellulare sulla falsariga di quella antifumo è acutissimo: e mi ha fatto subito pensare ai luoghi "free internet". Ecco, accanto a quelli io prospetterei dei luoghi "internet free". Ma non basterebbe. E' di oggi la notizia della foto scattata al cadavere di Pino Daniele: fatta, ovviamente, col cellulare. Per fortuna ha suscitato proteste scandalizzate; ma ricordo l'inquietante sarabanda dell'esposizione della salma di Giovanni Paolo II: lì di foto col cellulare ne vennero scattate migliaia, nessuno trovò da eccepire sul procacciamento di un souvenir così macabro, inumano e inutile. Il fatto è che è troppo facile, ora, comportarsi da barbari e idioti: basta fare clic con un dito... Non so, mi verrebbe di proporre, imbarbarendomi anch'io, un contrappasso stile legge del taglione: dito mozzato a chi scatta!

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  6. "L'incredibile progresso tecnologico sembra direttamente proporzionale al regresso antropologico. Gli effetti sono abnormi, le conseguenze difficilmente quantificabili."
    Quanto hai terribilmente ragione!

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