Io premetto una cosa: voglio bene a Pierluigi Bersani.
Non da oggi, non da un mese, non da un anno. Da tanto.
Lo stimo, ho fiducia in lui, e ho sofferto nell'assistere ai tradimenti, ai travagli e alle umiliazioni che gli hanno inflitto i suoi avversari, e anche i suoi compagni di partito, dopo le ultime elezioni.
Già allora temetti che si ammalasse per lo stress e per il dispiacere. Perché lo vedevo umano, sincero: una persona perbene. Una delle poche rimaste nell'agone sozzo della marcia politica italiana.
Adesso quella mia nefanda profezia di sventura pare si sia avverata.
Io incrocio le dita e prego per lui, perché, ripeto, gli voglio bene. E lo voglio qui al mondo assieme a me.
Ho ascoltato il fratello medico - che ha contribuito a salvargli la vita, comprendendo subito la gravità del suo stato e accompagnandolo in ospedale senza indugio - commuoversi nel descriverlo "un duro mite", e uscirsene poi con una cosa come questa:
"Può darsi che qualche stress di troppo possa avere generato qualche picco pressorio di troppo. Però pensiamo tutti ai picchi pressori che deve avere un padre di famiglia che non ha lavoro".
e poi questa:
"Più sono presenti ansia e preoccupazione, più sei esposto. Per questo non voglio incolpare nessuno: anche l'infortunio fa parte del mestiere, e Pierluigi il mestiere di politico se lo è scelto".
Non una parola acrimoniosa, un accento amaro o polemico, nei confronti di tanti avventurieri di mezza tacca che si sono comportati e si comportano ancora in modo pessimo, cialtroni senza faccia, senza senso dello Stato, senza decoro, senza dignità; non una recriminazione, un guizzo di rammarico per l'imbecillità mostrata dai tanti dementi connazionali che hanno ritenuto lecito sversare, su giornali come Repubblica o Il fatto quotidiano, a corredo degli articoli della notizia del malore del fratello, il putridume infetto delle loro viscere in commenti osceni del genere "la prima buona notizia dell'anno" o "speriamo che finisca bene, speriamo che muoia".
Ecco, Pierluigi e la sua famiglia sono molto, molto più bravi di me.
Se proprio devo cercare una cosa che non mi piace di lui, trovo che sia nei gusti musicali: lui è un notorio adoratore di Vasco che a me fa cordialmente cagare.
Perciò non me ne vorrà se, per augurargli una serena notte, scelgo una canzone che non è di Vasco, ma di un gruppo che comunque per metà è suo conterraneo: gli Stadio.
Di cui, per conciliargli il sonno e i sogni, posto una delle canzoni più lievi, più belle.
(Ora mi ritiro e lascio Gaetano qui a cantare sommessamente. E lui a ballare al buio. Buonanotte, Pierluigi, auguri di ogni bene)
Ecco, Pierluigi e la sua famiglia sono molto, molto più bravi di me.
Se proprio devo cercare una cosa che non mi piace di lui, trovo che sia nei gusti musicali: lui è un notorio adoratore di Vasco che a me fa cordialmente cagare.
Perciò non me ne vorrà se, per augurargli una serena notte, scelgo una canzone che non è di Vasco, ma di un gruppo che comunque per metà è suo conterraneo: gli Stadio.
Di cui, per conciliargli il sonno e i sogni, posto una delle canzoni più lievi, più belle.
(Ora mi ritiro e lascio Gaetano qui a cantare sommessamente. E lui a ballare al buio. Buonanotte, Pierluigi, auguri di ogni bene)