Dopo due anni di web - ho "festeggiato" il 12 luglio il mio sbarco su FaceBook, dal quale è scaturito tutto il resto - tiro le somme.
Se mi guardo indietro vedo una strada costellata di illusioni e delusioni.
Mie ed altrui.
La miracolosa semplicità di contatto che offre la rete lusinga la mente e inganna il cuore. Ti collega ad un'immensa piattaforma virtuale, dove all'annullamento della distanza fisica sembra associarsi anche una velocità di trasmissione delle informazioni a livello temporale che davvero rivoluziona il modo di percepire gli avvenimenti, le esperienze, le ambizioni, individuali e di massa.
Tu, goffo prototipo di vitellonerd, che nutri il tuo fragile ego drammaticamente carente di autostima di sogni di agevoli successi - perché al tuo narcisismo di sfigato non basta trovare la propria strada, no, ci vuole di più, esso brama una luminosa fama; sì, ma le tue palle non sono idonee ad ottenerla mediante gli usuali canali, non avendo tu né la determinazione, né le capacità, per raggiungerla, né financo un'accettabile quantità di faccia di culo per percorrere canali alternativi, opportune scorciatoie - ti lasci abbacinare dalla facilità con cui con un semplice clic le tue creazioni artistiche vengono date in pasto alle folle, potenzialmente fruibili da un pubblico sterminato, laddove in altre epoche sarebbero state conosciute al massimo da una ristretta cerchia di parenti ed amici compiacenti, e ti illudi che ciò ti proietterà verso un futuro prossimo di gloria, denaro e scopate con masnade di groupies ammirate ed infoiate (incoraggiato dal fatto che sul momento qualcuna ne rimedi pure).
Pensi così di aver trovato la magica soluzione ai tuoi monumentali complessi di inferiorità risalenti ai tempi in cui eri il secchione della classe con la leccata di bove in fronte, sbeffeggiato da tutti i compagni e schifato da tutte le compagne, timido e scontroso e aggressivo oppure stolidamente cerimonioso e sorridente per disperazione, credendo, per il solo fatto di saper scrivere in italiano corretto, di aver a portata di mano una folgorante carriera di scrittore satirico, opinionista politico e culturale, filosofo retore idolatrato dalle femmine e rispettato dai maschi, che ti ripaghi e ti riscatti di tutto il fiele che hai dovuto ingoiare in passato.
E lì, invece di guardare in faccia il tuo dolore e superare le tue inadeguatezze passando attraverso le tue pregresse sofferenze per costruirti come persona, ti scolli definitivamente dal tuo vero sé scegliendo di esibire al posto tuo un'immagine che ti sostituirà in tutto e per tutto, rendendoti ogni giorno più fatuo, più disumano, più disconnesso, più distruttivo, per te e per gli altri.
Tu, romantica donna solitaria, alquanto carente di esperienze interpersonali, sociopatica e sociofobica, mancante di riscontri di vita vissuta e per questo vulnerabile, ipersensibile ed enfatica, leggi su una bacheca di FB, in una multichat di skype o su un blog un paio di commenti di un tizio - chissà se tizio o tizia - che vive - dice di vivere, magari - a Kulusuk in Groenlandia e li trovi incredibilmente accattivanti, capaci di toccarti dentro destandoti punti silenti che nemmeno immaginavi di avere fino a lì, e se sei ingenua come in effetti sei credi di aver trovato uno adatto a te, che ti somiglia, che ti capisce, che sente quello che senti tu (incoraggiata in questo dal fatto che quello non solo ti dà corda, ma pure ti viene a scocciare in privato, proponendosi lui come tuo interlocutore privilegiato). E il fatto che stia, o dica di stare, in quel luogo a casa del diavolo in qualche misura legittima le tue commoventi e grandiose pretese: perché, dato il tuo essere unica e speciale, è quantomai verosimile e ragionevole, oltre che estremamente esaltante, che una tua anima gemella, uno con cui ci sia finalmente il feeling tanto a lungo invano cercato, non si trovi dietro l'angolo di casa, ma semmai a migliaia e migliaia di chilometri di distanza; e che ti possa aver pescato senza che tu ti sia dovuta nemmeno scomodare ad alzarti dalla sedia davanti al pc.
Pensi così di aver trovato la magica soluzione alla tua perenne insoddisfazione, alla tua brama di contatto umano, di stimoli affettivi, emotivi, intellettivi, con persone non volgari, non banali, non ordinarie quali quelle di cui tu, per una tua sventurata propensione a lasciarti influenzare nelle tue scelte esistenziali e una mancanza di coraggio nelle medesime, ma soprattutto di reale conoscenza dei tuoi gusti e delle tue inclinazioni effettive, ti sei per troppi anni circondata, consentendo loro di invadere gli spazi del tuo essere, abbrutendolo, abbassandolo, estenuandolo.
E lì, invece di una nuova vita, la nuova vita che giustamente ti spetta di diritto, inizia la tua fuga dalla realtà quotidiana in un mondo che è assai più pericoloso di quello dove ti sei persa sinora, ossia quello, tristemente disabitato ma rassicurante, della tua fantasia. Perché questo è interattivo, ti risponde, in modo non prevedibile e non controllabile da te. E si rivelerà uno scabro muro invisibile su cui sbatterai e ti graffierai la faccia facendoti molto male.
Tutto qua.
Però stasera finalmente, dopo una giornata di nuvole e temporali, l'aria è fresca, mossa, profumata di terra e di pioggia. E il cielo è costellato di stelle, quelle vere (o perlomeno della luce che da distanze siderali è giunta fino a noi).
Speriamo domani perseveri, questo brutto tempo concreto, tangibile, benedetto.
Buonanotte.