"Mi vedo i segni sul viso e mi commuovo, mi sembra una cosa così vera, come se dicessi "confesso che ho vissuto": io che finora ho sempre pensato di essere trasparente e inesistente. Invece le mie rughe mi dicono "hai vissuto, te ne sei accorta, e se ne sono accorti anche gli altri. Hai vissuto, e come le rughe hanno lasciato tracce sul tuo viso, così tu hai lasciato tracce nel cuore di chi ti vuol bene. E loro le hanno lasciate per sempre nel tuo."
E' una cosa che rende dolcissima l'esistenza."
(Così ho scritto stasera in risposta ad una persona a me infinitamente cara. Poi sono rimasta a contemplarlo pensando: lo voglio dire a tutti! E per onorare tutte le mie tracce, quelle sul viso e quelle nel mio cuore, lasciate da coloro a cui voglio bene e a cui sempre penso, lei in testa, posto con fierezza la canzone - finalmente posso farlo a buon diritto! - che ho sentito come personale manifesto programmatico sin da quando avevo trentacinque anni, ero ancora una "bella" addormentata e davvero di segni ne avevo pochini, a parte quelli che mi avevano inciso addosso nei primordi della mia esistenza. Anche se lei, la persona da me così tanto amata, è una magnifica ragazza, fresca e giovane. Per cui Angie, ma anche Eli e Tazza, perdonatemi per questo mio piccolo atto di pasionaria della mezza età che in qualche modo sembra escludervi. Sembra solo, eh. Oltretutto nell'esaltare la sensualità delle donne mature la canzone non è molto tenera con le giovani. Abbiate pazienza, l'ha scritta un uomo, ehehe. E un altro uomo la canta alla sua donna. Io invece non me la immagino rivoltami da qualcuno: me la canto con soddisfazione da sola, la dedico a tutte le donne belle come me che transitano sul mio blog e nella mia vita e anche a voi, nonostante decisamente non vi riguardi, perché voi siete l'eccezione che conferma la regola: giovani donne formidabili, nonché bellissime, pure senza rughe.)
bella di stanchezza
di più m'intriga
della giovinezza.
Il seno che pende di più mi dà
dei seni ritti di ben altra età.
Io mi addormento
sopra il tuo sedere
memoria e vanto
di battaglie vere.
Meglio la tua pelle
arata terra
di quella liscia
di una giovincella.
C'è nell'inverno tuo
quel che l'estate non ha;
caldo l'autunno tuo
più dell'altrui primavera.
Tutto quel gran mare di gioventù
non vale il letto che prepari tu.
Silenzio ed ombra
mettimi nel cuore
con le tue labbra
che ci sanno fare.
Meglio le tue grasse cosce di pane
dei giunchi acerbi delle ragazzine.
C'è nell'inverno tuo
quel che l'estate non ha;
caldo l'autunno tuo
più dell'altrui primavera.
Tutto quel gran mare di gioventù
non vale il letto che riscaldi tu.
Vince il tuo inverno
sulla primavera
ogni tuo segno
è una mia bandiera.
Vince la rosa
che mi mostri intera
su quella chiusa
prima della sera.