mercoledì 18 luglio 2012

Hushabye Mountain

Sto percependo finalmente il senso giusto e profondo del detto "chi si contenta gode".
Più che capirlo, sto cominciando lievemente, fugacemente, quasi inavvertitamente, a sperimentarne gli effetti sulla mia pelle.
Tutto sta a comprendere che significa "contentarsi".
Perché c'è un modo di contentarsi che è illusione ed umiliazione, a cui non bisogna mai piegarsi. Mai.
Poi c'è il contentarsi che è quella "perfetta letizia" di cui parla Francesco d'Assisi.
Che è tutt'altra cosa.
E lì contentarsi e godere, appieno, è tutt'uno.
E significa, semplicemente, vivere.
Sapere di esserci.
Che è la ricchezza più inestimabile che potremo mai sperare di ottenere.


A gentle breeze from Hushabye Mountain
Softly blows o'er lullaby bay.
It fills the sails of boats that are waiting--
Waiting to sail your worries away.
It isn't far to Hushabye Mountain
And your boat waits down by the key.
The winds of night so softly are sighing--
Soon they will fly your troubles to sea.
So close your eyes on Hushabye Mountain.
Wave good-bye to cares of the day.
And watch your boat from Hushabye Mountain
Sail far away from lullaby bay.

23 commenti:

  1. Già cara amica... è proprio così! Come ho risposto (senza aver ancora letto il tuo post! Incredibile!), sul tuo saluto nel mio blog, saper apprezzare giorno per giorno le piccole cose che possono essere enormi se vissute in piena letizia dell'anima.... Bella questa ninna nanna non la conoscevo. Cara dolce Cri, sono rientrata a Roma solo per un paio di gg, devo sbrigare delle piccole ma importanti cose. Domani sarò di nuovo di partenza e rientrerò definitivamente ad ott. Ne approfitto per abbracciarti affettuosamente con un mare di sorrisi.

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    1. :D
      Le piccole cose sono tutto quello che abbiamo, in effetti. Siamo proprio noi, piccole cose. Se riuscissimo a ricordarlo, e ad apprezzarne l'intrinseca appagante bellezza...
      Ricambio gli abbracci affettuosi e il mare di sorrisi!
      Arrivederci, cara Vania
      :*

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  2. è vero, ma troppo spesso ci nascondiamo dietro questo detto per rassegnazione, invece come scrivi te è "una perfetta letizia" che ci avvicina a noi stessi e al divino. ed è meraviglioso scoprire l'anima delle cose, invidio i bambini che fanno "oh", li invidio veramente, per me quello è contentarsi.

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    1. Oh!
      (Ecco dove avevo ricevuto la suggestione di Terzani. Da te! Sono una sbadata confusionaria, faccio un minestrone nel cervello, però per fortuna mi ritrovo anche ogni tanto)
      E' esattamente quello che vorrei acchiappare: la meraviglia del bambino, per cui nulla è scontato. E in verità davvero nulla è scontato: i bambini lo sanno, e perciò vivono e godono di vivere, sono gli adulti che non sanno più farlo :)

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    1. Grazie, Sandra! Il tuo pensiero mi dà gioia e soddisfazione ^^

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  4. Sì Cri, mi piace il post.
    "Sapere di esserci"...e, per me, sperare di esserci ancora almeno per un po'.

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    1. Eh, caro Aldo :)
      E' da un po' che mi aleggia intorno questa sensazione, mai provata prima, di intuizione, più che percezione, della contentezza nel semplice "esserci"; ma l'ho chiaramente distinta solo ieri, nella sala d'aspetto del reparto Ematologico del Policlinico, nell'ora in cui, mentre attendevo l'uscita di mio suocero a chemioterapia finita, sono stata in contatto con la disperazione dell'intera famiglia di una ragazzina che stava morendo di leucemia a pochi metri da me, dietro le porte del pronto soccorso. E lì ho avuto la folgorazione di come davvero la vita sia una sorta di stratificazione di situazioni acquisite che noi diamo per scontate e che invece non lo sono affatto: che ci si può disperare per la perdita di un affetto, ma ci sono tanti gradini da scendere ancora perdendo su ciascuno qualche altra cosa anche più importante la cui sussistenza oggi non recepisco e non apprezzo, perdendomi molto: la possibilità di uscire, camminare, andare; di essere in relazione con le persone; di avere occhi per vedere, orecchie per ascoltare, gambe per muovermi, fino al semplice, essenziale privilegio di esistere. Che già di per sé, sfrondato di ogni piacere accessorio, è una fonte di gioia piena e ricca di senso.

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  5. Che bel pensiero ... @Aldo, profondo come te !
    E che bel post "belle gambe" @CRI : in fondo, quel poco di cui dovremmo accontentarci, è di gran lunga "tanto", se lo si sa far valere con il cuore, sognante .... appena un poco !
    @Cavaliereerrante ....

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    1. Sì, Bruno, quel poco, quel nostro essere canne al vento, è di gran lunga tanto. Perché è tutto. Perché è il NOSTRO tempo, il NOSTRO spazio, il NOSTRO essere. Perché siamo noi a dare senso, nome, misura e colore a tutte le cose!

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    1. Sono contenta, sussurrò lei facendogli una carezza sulla bella testa spinosa.
      (Bella ninnananna, vero? A me fa sempre piangere un po', prima. Poi, pian piano, mi scioglie - oddio, proprio sciogliere forse no; mi allenta, ecco - il nodo che ho nelle profondità del mio petto, mi distende, mi rassicura, fino a che davvero la mia bambina interiore si addormenta quieta e tranquilla, senza più paura, almeno per un po')

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  7. Per realitatem et per perfectionem idem intelligo... ;-)

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  8. chi si accontenta si accontenta, godere è altro, e credo tu lo sappia bene. il sentire la vita come persona è diverso dall'amore e dalla passione. il primo non dovrebbe mai venire meno anche in assenza del secondo, ma non confondiamo le due cose e non smettiamo di aspirare al secondo (magari con un'altra persona), anche se non dipende mai da noi. ho letto che sei in mezzo al guado di un work in progress, fase che ho attraversato, ecco cosa ne ho dedotto http://graziabruschi.wordpress.com/2012/06/03/gli-amori-muoiono-svariate-volte/ -

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    1. Ho letto il tuo post (me lo sono dovuto cercare perché il link non mi mandava lì dove dovevo andare :D), direi che sono abbastanza d'accordo, ma non del tutto. Ossia, le fasi son quelle, ma io le ho vissute alquanto diversamente. Probabilmente perché per gli aspetti di sofferenza "immediata" e percepibile io ero tra i due attori della vicenda la soccombente. Per esempio, nella fase due non sono mai stata io a cercare l'altra persona, è stata l'altra a tornare sporadicamente a cercare me, e sempre ottenendo di farmi stare di nuovo male, esacerbata, sconfortata dall'inanità della faccenda, dalla mia incomprimibile sensazione di inutilità dello "stuzzicarsi" in una situazione che ormai io percepivo come assolutamente mancante di sentimento reale. E ambisco ad arrivare alla fase tre con la consapevolezza di poter, non addolcirmi nel ricordo di un affetto morto, ma di aver compreso, in ogni cellula del mio cervello, in ogni poro della mia pelle, in ogni atomo del mio cuore, che la fonte dell'amore non era esterna a me, ma interna, e che dunque posso abbeverarmene quando e come voglio. Ecco, questo io intendo per "contentarsi". E tu capisci che quando arrivassi a questa condizione di estasi, contentarsi e godere diverrebbero davvero tutt'uno.

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    2. alla veneranda età di 54 anni amo il mio ricordo, perchè ho potuto raggiungere un'estasi che è donazione di sè all'altro e viceversa, non speranza di essere "bastante" a me stessa immersa nell'amore. quello spero di sentirla quando sarò alla fine della vita, ricca di tutto l'amore dato e ricevuto

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    3. Se hai ricordi così sublimi sei fortunata, se ti gratificano fai bene a tenerteli stretti. Bastare a se stessi comunque per me non può esser relegato alla fine della vita - come faremo a sapere quando sarà la fine? Quando saremo ottantenni? E chi l'ha detto che gli ottantenni sono "alla fine", che non possono ancora avere esperienze significative? La fine è quando è finita, e allora è troppo tardi comunque - ma dev'essere una condizione essenziale della vita di ogni giorno. Perché la legge aspra e dura da mandar giù è la seguente: solo chi basta a se stesso potrà ottenere il di più, cioè l'amore, la passione, e tutte le altre belle cose; chi non si basta cercherà tutto questo come riempitivo di un suo vuoto, e non troverà la gioia, o il godimento. Se tu hai raggiunto estasi che erano donazione di sé all'altro, evidentemente sei una che sa bastare a se stessa. Io invece questo risultato devo ancora ottenerlo, e per ora mi pare la questione fondamentale per costruire una vita - quel che me ne rimane - ricca e significativa.

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  9. No, non mi piace "chi si accontenta gode" è comunque riduttivo. Io ho scelto di essere così "poca, piccola" per potermi accompagnare all'umanità intera. E il godere è una sottile sensazione di benessere per essere riuscita, almeno in parte, ad esserci sempre come sorella di chi voleva fare un tratto di questa infinita salita.
    Insomma, non mi accontento e non godo, non nel senso del proverbio.

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    1. Forse diciamo la stessa cosa, Luz :)
      Solo che io sono affezionata al suono delle parole, ed egocentrica nel pensare ancora di essere io la misura di tutte le cose, proverbi di saggezza popolare compresi (è un periodo che me ne vengono in continuazione, come se fossi in una fase della vita in cui ripercorro tutto il cammino pregresso dell'umana evoluzione. Dev'essere sempre così, quando un bambino cresce...)
      Per me contentarsi significa "soddisfarsi". E la gioia e la soddisfazione si intrecciano. Non cerco un nirvana, cerco un motivo forte per gioire di esistere. E mi sembra - non da oggi, questo - di comprendere come essere "poca, piccola", non sia solo una scelta, ma una condizione esistenziale comune a tutta l'umanità (una congrua parte della quale magari non se ne rende conto, e ridicolmente, e penosamente, si illude di esser "tanta" e "grande" per i motivi più disparati, per potere o fama o ricchezza, ma sono illusioni effimere). Poi, certo, acquisirne coscienza, e abbracciare questa piccolezza, è un'adesione che apporta benessere e pienezza nella vita. Siamo piccole, sono piccola, sì. Ma densa densa. E mi esploro, corpo e anima, e mi trovo fertile, e lussureggiante, ed esistente, e indipendente dalla necessità altrui, e dall'altrui bisogno. E, per quanto sembri incredibile, è una sensazione che sto scoprendo per la prima volta. Incredibilmente appagante.

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  10. Ma se la radiosa luce che una volta
    tanto negli sguardi è tolta,
    se niente può far si rinnovi all' erba il suo splendore
    e che riviva il fiore
    della sorte non ci dorrem
    ma ognor più saldo in petto
    godrem di quel che resta.

    William Wordsworth

    http://youtu.be/lWbd8uOsbBE

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    1. Bruno, questa cosa mi turba e mi smuove il cuore in petto, davvero. Sono giorni, giorni e giorni che ho in mente questo film, proprio questo, specificatamente questo, assolutamente questo...

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  11. Ci leggiamo dentro, "gambe bellissime e profumo di lavanda" .... e a questo film sentivo che ti stavi avvicinando, a piccoli passi, @Cri ! E' un film, sebbene di una malinconia infinita, che ci ha dato tantissimo .... e se lo si rivede con attenzione .... ci può dare ancora molto !!!

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