venerdì 20 luglio 2012

Tenerezza

TENEREZZA Fruizione, ma anche inquieta valutazione dei gesti di tenerezza dell'oggetto amato, nella misura in cui il soggetto comprende che egli non ne ha il privilegio assoluto.


1. Non è solo bisogno di tenerezza, ma anche bisogno di di essere tenero con l'altro: noi ci rinchiudiamo in una bontà vicendevole, ci maternizziamo reciprocamente; risaliamo alla radice di ogni relazione, là dove bisogno e desiderio si congiungono. Il gesto tenero dice: chiedimi qualunque cosa che possa sopire il tuo corpo, però non dimenticare che io ti desidero un po', leggermente, senza voler immediatamente ghermire alcunché.

Il piacere sessuale non è metonimico: una volta appagato, esso è troncato; era la Festa, sempre inaccessibile, che si esplicava attraverso la temporanea, ma controllata, rimozione della proibizione. Al contrario, la tenerezza non è che una metonimia infinita, insaziabile; il gesto, l'episodio di tenerezza (il delizioso affiatamento d'una serata) non può interrompersi che con strazio: tutto sembra essere messo nuovamente in causa: ritorno del ritmo - vritti -, allontanamento del nirvana.

2. Se ricevo il gesto di tenerezza nella sfera della domanda, io sono appagato: quel gesto non è forse come un miracoloso condensato della presenza? Ma se invece lo ricevo (e ciò può essere simultaneo) nella sfera del desiderio, io sono inquieto: la tenerezza, a buon diritto, non è esclusiva; io devo perciò ammettere che ciò che ricevo, anche altri lo ricevono (talvolta mi è anzi dato di vederlo). Dove ti dimostri tenero, là individui il tuo plurale.

10 commenti:

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    1. Non tutti, Bomba. Ma i semiologi della mia giovinezza, quelli che ho avuto l'onere e l'onore di incrociare sul mio cammino negli studi di Lettere intrapresi e subito abbandonati nel 1982 (esame di letteratura italiana con Ferroni, Il Decameron, un misero 28), periodo d'oro dello strutturalismo e dell'obbligo di devozione a Propp, Todorov, Jakobson, Genette, e ai due divertissement che furoreggiavano in tutte le biblioteche dei piccoli nerd snob d'antan, ossia Il nome della rosa e Se una notte d'inverno un viaggiatore, quelli sì :D

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  2. Un saffio sulla tenerezza che fa molto bene leggere accompagnato dalla colonna sonora di una musica anch'essa tenera.

    pc.peccato la scrittura piccola del post che, per me, è stata un po' difficile leggere

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    1. Scusami per i caratteri, Aldo. Ci ho pensato subito dopo aver editato, sai? Prometto che non lo farò più :)
      (Sapevo che tu, leggendo di tenerezza, avresti apprezzato)

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    1. Non fare il vago, piccolo spinoso :*
      Ad ogni modo ho intenzione di proseguire il discorso sul tema con altri frammenti di Barthes. Mi interesserà molto sapere il tuo parere in merito ;)

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  4. Già. Vissuto in modo esperienzale, una delle cose che più mi è mancata nei miei lunghi anni di isolamento, è stata la tenerezza. Reciproca, femminile, di quella che noi spesso sfoghiamo sui figli, ma poi i figli crescono. E comunque bisogna riceverla. Più del sesso mi mancava un bacio e una carezza e qualcuno che mi dicesse che ero donna. Poi il sesso tornò ma in modo mercificato, usufruttuario ed arido, e ancora di più bramai la tenerezza.
    In modo incredibile, la tenerezza è rientrata nella mia vita nel momento di mia maggiore "singletudine" e nel momento in cui la mia corazza protettiva ha raggiunto il suo maggior spessore. Nel momento in cui sto vivendo la mia solitudine con una gioia infinita, con un senso di ebbrezza che forse solo paracadutisti ed apneisti provano.
    Ed ecco la tenerezza, che rifugge dal bisogno, fieramente autonoma che si nutre e si calibra solo di se stessa.
    Perché per vivere l'amore non bisogna essere vulnerabili ne' incapaci di darlo, incapaci, appunto, di essere plurale.
    Vedi Cri, è troppo tempo che non scrivo e come al solito tu mi dai la nota giusta, come questo canone inverso. Prima o poi ricomincerò a scrivere e quel giorno passerò prima di qui per afferrarne la melodia ;)

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    1. Tra tante delusioni, il web mantiene qualche promessa di magia.
      Una è questa felice immediatezza di sintonia tra le anime. Ciascuna con le sue proprie esperienze, i suoi diversi vissuti. Ma convergenti, in più di un'occasione, sugli stessi pensieri, le medesime riflessioni. Tante volte, l'inverno passato, mi è capitato, passando sul tuo blog, di emozionarmi nel leggerti, perché ciò che avevi scritto, di tuo, personale, individuale, dava voce a ciò che avevo dentro in modo informe e che tu precisavi così esattamente, come se cantassi, liberandola, anche la musica inespressa, muta, del mio cuore serrato in una morsa.
      La tenerezza...
      La tenerezza è qualcosa che si è sprigionata da me, a seguito di una insistente e prepotente sollecitazione, in maniera intensissima, violenta, abnorme. E' stato come se un apparato in disuso riprendesse a funzionare a pieno regime senza preavviso: ho scoperto di custodirne oceani, nell'anima, di traboccarne spontaneamente senza riuscire a smettere, a finirla. Ne ho pianto fiumi e fiumi inesauribili, sgorgando ogni volta in nuove sorgenti interiori e cascate di portata gigantesca; e lo sforzo, impossibile da contenere, di sversarle ogni volta al di fuori di me mi ha sfinita. E quando poi ho dovuto fermarmi dover tacitare la tenerezza ridestata è stata la causa di sofferenza più insopportabile. Giungere a smorzare una passione è niente, rispetto allo strazio cosmico, infinito, di tentare di spegnere la tenerezza.
      Oggi sono presa nel difficile compito di mantenere aperto questo canale in maniera buona, sana, indolore. Ormai la diga si è riaperta, non è infrequente che io mi commuova fino alle lacrime per cose anche piccole, per minimi, quasi inavvertibili dettagli, che sfuggirebbero ai più, o che senta sorridere il cuore di gratitudine per gesti o parole gentili che mi siano rivolte da interlocutori che in quei gesti o quelle parole svelano la loro umanità. Sto cercando di renderla fieramente autonoma, come dici tu, nutrita e calibrata solo di se stessa, fortificandomi, volendomi bene, rendendomi non più, o almeno, meno vulnerabile.
      Anche se in questo momento, ti giuro - e il mio post precedente quello voleva goffamente dire, con tutta l'anima - aspiro ad assaporare la gioia infinita della solitudine, il "senso di ebbrezza che forse solo paracadutisti ed apneisti provano..."
      Grazie di esserci, grazie di aiutarmi. Sono felice di averti incontrata. Buonanotte, cara Martina :)

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