lunedì 19 novembre 2012

Ogni cosa è illuminata

Guardo dalla vetrata della mia veranda e vedo il cielo al tramonto come solo in autunno sa essere: calde lingue di fuoco arancione che slabbrano con imponderabile contrasto la volta fredda e nera di pece popolata da impressionanti flotte di immensi bianchi batuffoli lanuginosi, spiccanti sull'illimitato sfondo di tenebra per i bagliori di quelle fiamme, grida cosmiche del giorno morente all'apice del più insostenibile strazio e della più squisita armonia, che nell'esatto momento finale della sua irreversibile sorte sprigiona, in sanguinosa e debordante cascata, la più perfetta e piena bellezza sia dato all'occhio umano di poter contemplare.
E' uno spettacolo che mi appaga e mi emoziona. E come sempre all'emozione si accompagna quella stretta al cuore, quel male dolcissimo che sempre si associa ad una percezione intensa, da "dopo".
Il "dopo" distinto dal mio "prima" di ingenuità, inconsapevolezza di me stessa, acerbità.
Il "prima" dove io, ancora addormentata, sognavo la vita, anziché viverla. Immaginavo i sentimenti, anziché provarli. Mi figuravo la sofferenza, anziché rendermi conto di portarne i segni e gli effetti sulla pelle.
Il "prima" dove mi muovevo ignara di me e degli altri, a volte triste, a volte felice, nella serena incoscienza di una bambina.
Il "prima" dove credevo alle fiabe, alla bontà intrinseca delle persone, anche quelle più spietate, e avrei giurato piena d'ottimismo che l'amore vince su tutto, e che è sempre corrisposto. Che, se avessi amato, mi sarebbe stato contraccambiato. Che le mie buone intenzioni, il mio faccino implorante, mi avrebbero accordato la clemenza della Corte.
Avevo avuto bisogno di crederci, da bambina. Ne andava della mia sopravvivenza. E in fondo, davvero, le persone spietate a cui ero stata obbligata ad affidare la mia vita, e a cui ero stata costretta a voler bene, alla fine talvolta si erano impietosite. Non erano mai arrivate ad uccidermi o a ferirmi fisicamente in modo grave, si fermavano sempre in tempo, al di qua del baratro. Ciò mi aveva condizionata ad amare anche i persecutori - anzi, ad amare soprattutto quelli, che mi erano così tanto familiari - e a credermi scioccamente invincibile quando e se lo facevo. Come se fosse stato grazie al mio amore che avevo avuto salva la pelle. Dunque, mi dicevo, di che ti preoccupi? Se ti trattano male si vede che sono legati a te, che a te ci tengono, ti vogliono bene, come quelli del principio, tanto tempo fa. E se tu sai sopportare, e mostrare la tua tempra, la tua resistenza ed entusiastica adesione al ruolo di agnello sacrificale, alla fine l'amore trionferà, e vivrai per sempre felice e contenta.
Al primo incontro "non protetto" con un altro essere umano questa mia fede incrollabile si è infranta contro lo scoglio della realtà. Per fortuna.
Non è mai troppo tardi per imparare.
Imparare, ad esempio, che l'amore vero non è con-fusione, ma distinzione. Che solo nello spazio tra i miei contorni e quelli dell'altro c'è il luogo dell'incontro.
Imparare che imbattersi nell'anima gemella può essere una iattura. Anzi, se per "gemella" si intende uguale, o comunque straordinariamente affine, è una iattura sicura.
Adesso, quando certe sventurate amiche mi decantano i pregi di una scombinata relazione con qualcuno asserendo con entusiasmo "siamo così tanto simili", mi piglia l'inquietudine.
Perché tutti gli esseri umani sono simili nelle cose buone: nell'esistenza, la vitalità. Nel saper voler bene, nella volontà di fare del bene. Nell'istinto di proteggere le creature più indifese, di provare per loro affetto e tenerezza. Nell'impulso di voler aiutare il proprio simile in difficoltà. Nella capacità di impietosirsi per il prossimo sofferente. Nella fame di giustizia, nel desiderio di pace. Nell'amore per l'arte, la bellezza della natura. Nell'attitudine a meravigliarsi e commuoversi. Sono queste qualità, a livelli più o meno sviluppati, comuni a tutti gli uomini dotati di intelletto e raziocinio.
Perché se si è simili in altro che non sia compreso in queste analogie fondamentali, di norma si è simili nelle  caratteristiche peculiari della nostra persona, quelle che ci distinguono dagli altri. Ossia, nelle criticità. Nei difetti. Nelle idiosincrasie. Nelle piccole o grandi psicopatologie. In tutto ciò che ci determina nella nostra unicità ma che, al contempo, ci è di inciampo, ostacolando il libero fluire della nostra energia vitale e delle relazioni positive con gli altri individui.
Perciò, se ci leghiamo a qualcuno per cui proviamo un affetto tanto intenso da assimilarsi ad un'affezione, una corrente di simpatia irresistibile per il suo essere tanto simile a noi, non è quasi mai una cosa buona.
Ci condanniamo, nella migliore delle ipotesi, alla con-fusione, all'indifferenziato, al rispecchiamento narcisistico l'uno negli occhi dell'altro, senza possibilità di evoluzione. Dove mancano diversità non c'è stimolo al cambiamento, non c'è ricchezza.
Non ci verrà mai di dire all'altro la frase che ha postato Minerva ultimamente, pronunciata da Jack Nicholson a Helen Hunt in "Qualcosa è cambiato": "mi fai venire voglia di essere un uomo migliore."
In realtà è più comodo e rassicurante amare qualcosa di conosciuto, che ci assomiglia. Solo che non ci fa crescere. Non è la tensione amorosa che si sprigiona tra due poli opposti e crea un flusso di energia. E' una sterile ammirazione di noi stessi.
Possiamo anche non crescere mai, beninteso. Ma alla fine si muore lo stesso.
Senza essere mai vissuti.
E insomma, guardo il tramonto, mi emoziono, e penso ai tramonti che guardavo un anno fa. Con nostalgia. Di me stessa, di certi miei languori, delle mie prime scoperte sull'amore. Tutte così sbagliate, così illusorie. Perché sbagliato e illusorio era, per quanto ho premesso, il legame che credevo di aver stretto.
Ma io c'ero davvero, coi miei sentimenti, che erano sì sbagliati, ma non illusori.
La Cri di oggi è un'altra. E' un'adulta che ha che ha imparato cos'è la passione. Che mai più potrà provare un'emozione senza sentirci il retrogusto della sofferenza.
E prova struggente tenerezza per quella Cri di un anno fa. E più ancora per quella prima, quella che non tornerà mai più.
Ma che, al contempo, starà sempre dentro di lei. A formare una parte essenziale, inscindibile, di se stessa.






19 commenti:

  1. Cri, questa musica straziante e carica di nostalgie è il giusto corollario alle tue parole.
    Non è facile seguirti nelle pieghe della tua anima. C'è dentro di te un vulcano di emozioni e sensazioni che si trasformano in lava bruciante. Quello struggimento di cui parli lo sento dentro di me nel seguire il tuo breve racconto, faticoso lembo e tentativo di vita.

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    1. Ambra, io devo chiedere scusa a te e a tutti gli altri amici che vengono a trovarmi e a dare così un senso alle mie sconnesse disquisizioni (ché se c'è un motivo positivo nel tenere un blog, un motivo che non sia il mero soddisfacimento del proprio narcisismo, è l'arricchimento spirituale e mentale che deriva dallo scambio di pensieri, ricordi, opinioni e anche critiche che riesce a stimolare). Uso il mio blog in modo "duro", poco rispettoso forse della sensibilità altrui, come strumento di autoanalisi, per non dire di autocoscienza. Da un'iniziale leggerezza allucinatoria, un ingenuo ottimismo in pompa magna, sono passata via via all'inquietudine e poi al malessere, alla caduta nel baratro della depressione, e ora che sono nella fase della "risurrezione" sento l'esigenza di guardare in faccia a viso aperto i miei fantasmi, che non sono pochi. Oltretutto nei mesi passati, quando ero psichicamente svuotata, ero lenta, meditativa, spezzata, quasi afasica. Ora, che mi sono ricaricata, sono tornata ad essere vulcanica ed esagerata, e per questo ansiogena. Spero sia anche questa una fase di assestamento. E spero di poter continuare comunque a godere del privilegio della tua vicinanza e delle tue parole; che per me sono e sono state davvero importanti in tutti questi mesi :)

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  2. Si amano sempre i persecutori, vero? Siamo tutti vittime della sindrome di Stoccolma. E poi quando si abbassano le difese e si vuole avere fiducia, c'è chi si approfitta. Ma poi si cresce, mia cara. Oh se si cresce. A suon di colpi di incudine.
    Pensa che lo spezzone di quel film con Jack Nicholson lo pubblicai anch'io qualche giorno fa. Con quella scena medesima, e mi si criticò la sdolcinatezza. Il voler credere che qualcuno mostri interesse per te al punto di volersi migliorare. Non cambiare, nessuno cambia. Ma semplicemente desiderare di non farti male.
    Un giorno si guarisce dalla sindrome di Stoccolma. Alcuni di noi perseguitati, diventano persecutori.
    Altri, quelli buoni, si soffermano a guardare tramonti.
    Ciao bella e buonanotte.

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    1. Cara Marti, sì; e soprattutto una bambina prigioniera non può far altro che affezionarsi ai propri carcerieri, se vuole sperare di sopravvivere...
      Quant'è vera la faccenda delle difese! Io, se ripenso al novembre scorso, ricordo una grande diffidenza, una marea di campanelli di allarme che mi risuonavano nella testa, momenti di estatica felicità intervallati da ore ed ore di incertezza e angoscia (sto molto meglio quest'anno, a conti fatti!); è stato proprio nel momento in cui finalmente, dopo fiumi di parole e centinaia di rassicurazioni, mi sono fidata, abbassando le difese, che zacchete, mi è stata data la coltellata assassina. Ma proprio in un tale perfetto rapporto di causa/effetto, senza soluzione di continuità, da sfiorare la perfezione :)
      Adesso dovrò cercarmi il tuo post con la scena di Jack Nicholson, perché non me lo ricordo e ci tengo! E come hai ragione: migliorare, non cambiare, perché nessuno cambia. Ma semplicemente desiderare di non farti male. E' esattamente il mio sentire di oggi, preciso!
      Grazie infinite, con commozione, tenerezza e affetto enorme, per i tuoi ultimi tre capoversi :)
      Buonanotte, cara, cara Marti :*

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  3. Come non affezionarsi, non voler bene alla Cri di oggi perchè ha avuto il coraggio, la forza e l'intelligenza di sganciarsi da quel "prima" che non andava bene, che la snaturava.

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    1. Oh, Aldo caro, come danno conforto queste tue parole, questo tuo dirmi che il "prima" mi snaturava!
      Tu lo sai il bene che ti voglio: e sai anche cosa m'hai promesso. Mi è necessario, quando mi sento giù, pensare che tu te ne ricordi e lo fai. Mi dà forza e coraggio :)
      Grazie! Un grazie dal profondo del mio cuore. :)

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  4. Nella prima parte mi è sembrato che tu parlassi di me per quanto anch'io ho creduto che l'amore vincesse su tutto. Poi l'esperienza è stata diversa. Resta, e ancor oggi riaffiora, la sensazione del rifiuto. Io addebito questo alle poche tenerezze di mia madre che anzichè darle ne chiedeva a suo modo. Ho avuto un'adolescenza infelice piena di fantasmi e senza rassicurazioni sul cambiamento fisico e psicologico-emotivo dell'età. Si vede che anche lei non ne aveva ricevuto e per questo incapace verso di me.
    Ti ho appena conosciuta e mi sembri una persona molto bella. Ti esprimi con chiarezza e pathos.
    Sono felice di averti incontrata a Roma.
    Un abbraccio
    Nou

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    1. Carissima Nou, di delicatezza e profumo di petali di un fiore (questa l'impressione che ho avuto di te quando ti ho incontrata: avere davanti un fiore!), anche per me resta, e ancor oggi riaffora, la sensazione del rifiuto. La tua adolescenza è stata identica alla mia, per come la descrivi. Poi anch'io sono stata brava, come immagino sia stata tu, a trovare una persona che mi volesse bene e che mi facesse vivere una vita meno infelice di quella dei miei primi vent'anni. Io questa persona l'ho sposata, come dice il libro che sto finendo di leggere, come una medicina, e mi sostiene tuttora. Purtroppo i miei "cattivi spiriti" mi attirano simpatie di persone sbagliate, e io stessa non sono immune a coinvolgimenti affettivi ed emotivi con gente che mi fa del male. Ora, dopo la lezione appena assimilata, vorrei smettere :)
      Mia madre è stata anch'essa una donna di poche tenerezze, e di molto altro. Il problema poi, per me, è stato anche dover fare io la madre a mia volta, perché, come dici bene tu, chi non ne ha ricevute non è capace di restituirne. Si deve inventare ex novo, cavare da dentro di sé, una capacità di amare che non le è stata trasmessa, e lo deve fare con grande tenacia e determinazione. In questo ho fatto parecchi errori, spero emendabili...
      Ti abbraccio anch'io. Forte!

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  5. Giornata incasinata dopo il rientro da una meravigliosa settimana in trasferta... Ma come potevo non trovare il tempo per venire ad abbracciarti e ringraziarti per giovedì sera? Grazie per essere venuta alla mia presentazione, e per aver accompagnato il mitico Aldo!
    Ogni cosa è illuminata dall'Amicizia.
    Grazie a tutti voi.

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    1. Oh Nicola! Dovrei scrivere tutta la notte per esprimere tutto quello che mi ha suscitato l'incontro con te: sei molto più bello, più garbato, più facondo, più brillante, più speculativo, più chiaro, più simpatico, più alto e più dolce di come immaginavo (e io mi immaginavo grandi cose, eh!!!)
      Il tuo libro lo comincio stasera, con l'acquolina in bocca: come ti ho detto, un po' iperbolica come sono sempre, mi ha fatto venire in mente Fanny e Alexander, ma anche Io non ho paura, e Il nome della rosa, per questa sorta di affascinante narrazione a scatole cinesi, di un adulto narrante che rievoca nella narrazione il suo sé bambino... E' stata una serata perfetta, oscurata solo da due piccoli dispiaceri, l'uno peraltro legato all'altro: che sia passata troppo in fretta e che non sia stato previsto uno spazio di dibattito... Avrei voluto farti un botto di domande. Poco male, vorrà dire che te le rivolgerò via mail a lettura ultimata! E spero di poterti rivedere a Roma prima di ulteriori quarantacinque anni...
      Grazie davvero di tutto. Ma tutto!
      (Sì. Ogni cosa è illuminata dall'Amicizia. I legami tra le persone sono la sola cosa per cui vale la pena vivere)

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    2. E il bello è che le domande sarebbero state graditissime, ma forse avevamo sforato con le tante letture, o semplicemente essendo la prima presentazione dovevamo ancora oliare i meccanismi (anche a Pescara stavamo per concludere senza domande del pubblico, ma lì una ragazza si è "ribellata" ed è riuscita a farne un paio... :D)
      Ma naturalmente saranno altrettanto gradite via mail.
      Buona lettura!

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    3. Finora ho letto ottantatrè pagine. Provando immensa frustrazione. Per come sai scrivere meravigliosamente bene :)

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  6. Sono finita, sa dio come, sul tuo post Risvegli (titolo giusto?)

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    1. In effetti c'è un mio post che si chiama Risvegli, e che parla del primo giorno di una nuova vita; però ho visto che tu hai commentato un altro post, quello che si intitola Al di là dei sogni, e volo là, in quell'al di là, per risponderti ^^

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  7. Un'"etica degli incontri", questa ci serve. Ciao Cri :-)

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    1. Il nostro Spinoza è davvero imprescindibile :)
      Quasi quanto i tuoi commenti sintetici e sereni, dove ogni parola stilla significato come fosse ambrosia.
      Ciao Bomba :) :*

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  8. un galateo degli incontri aggiungerei, la verità è che te la raccontano che se sei buona...brava...etc etc tutti ti vorrano bene e invece non è così, non puoi piacere a tutti, non puoi voler bene a tutti e dobbiamo smetterla di farci succhiare il sangue da certi vampiri, dobbiamo fermare questi serial killer e dobbiamo volerci bene

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    1. Il problema, come mi disse una volta il casumano agli albori della nostra conoscenza (per quello io l'ho amato tanto: aveva tutte le mie criticità, tutte le mie fragilità, almeno in apparenza) è voler piacere "non a quelli a cui sai che piaci, ma agli altri: chissenefrega se piaccio a quelli che mi conoscono, io voglio piacere a quella ragazzina laggiù, in fondo all'autobus" e su quello bisogna lavorare. Sul resto, che ne è diretta conseguenza - fermare i serial killer e volerci bene - sfondi un portone apertissimo, Pat: il mio meraviglioso terapeuta (non ci voleva forse lui per dirmelo, eh) mi assicura che, se cambio atteggiamento interiore, non solo non verrò io più attratta da certi personaggi, ma attrarrò io persone di spessore e di contenuto diverso; gente con cui varrà la pena scambiare rapporti umani degni di questo nome :)

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