domenica 7 agosto 2011
Riflessioni di una mente pericolosa/2
Forse la gente si spaventa di essere amata, ancor più di quanto non si spaventi di amare. E' che non ci sono abituati, tutto qua.
sabato 6 agosto 2011
Gorilla nella nebbia
Mezzatazza m'ha invitata su Google+.
Fico!
Ora ho un altro spazio virtuale dove muovermi a tentoni senza capirci una mazza.
Fico!
Ora ho un altro spazio virtuale dove muovermi a tentoni senza capirci una mazza.
giovedì 4 agosto 2011
Camminare insieme
"Mi vuoi accompagnare a casa?"
Lo bisbigliò quasi, con la voce di un bambino che ha paura del buio.
Misi il piede sul primo scalino e mi fermai. Gli avrei fatto attraversare la nostra casa, ma non lo avrei potuto condurre a casa sua.
"Signor Arthur, pieghi il suo braccio, qui, così: ecco, così, signore."
Infilai la mano nel cavo del suo braccio.
Lui dovette curvarsi un pochino, per poter camminare con me, ma se miss Stephanie Crawford fosse stata a guardare dalla finestra del piano di sopra, avrebbe visto Arthur Radley che mi scortava sul marciapiede come avrebbe fatto qualsiasi gentiluomo.
Giungemmo al lampione, all'angolo: quante volte Dill e io eravamo stati fermi là, abbracciando il grosso palo, osservando, aspettando, sperando? Quante volte Jem e io avevamo fatto quel percorso? Entrai nel giardino dei Radley per la seconda volta in vita mia. Boo e io salimmo gli scalini che conducevano al portico. Le sue dita trovarono la maniglia della porta; lui lasciò andare dolcemente la mia mano, aprì la porta, entrò e la richiuse. Non lo vidi mai più.
I vicini portano dei cibi quando qualcuno muore, fiori quando siamo malati e piccoli doni nelle occasioni intermedie. Boo era nostro vicino. Ci aveva regalato due figurine di sapone, un orologio rotto con la catena, un paio di monetine portafortuna, e le nostre vite. Ma i vicini ricambiano i doni. Noi, invece, non avevamo mai rimesso nel tronco dell'albero quel che vi avevamo preso: non gli avevamo regalato niente, e questo mi rendeva triste.
(...)
Atticus aveva ragione. Una volta aveva detto che non si conosce realmente un uomo se non ci si mette nei suoi panni e non ci si va a spasso.
mercoledì 3 agosto 2011
Perché?
Quando la musica è la tua voce, e parla parole, canta domande, chiede risposte che si sa che non verranno.
martedì 2 agosto 2011
C'era una volta
Venerdì notte scorso, scesa per prima dalla macchina nel buio fitto della verzura ciociara brandendo una torcia accesa onde evitare di finire a faccia avanti sui gradoni del portico, la figlia giacobina prima borbotta qualcosa a proposito di roba viva addossata al bordo del portoncino d'ingresso e poi caccia un urlo che dalle pendici della mezza collina dove la nostra casetta rosa sta abbarbicata lambisce le cime degli appennini lontani all'orizzonte e ci fa accapponare la pelle.
Che è? Vociamo noi a nostra volta con i capelli ritti.
"Un topo" bercia lei inquieta e irritata "o piuttosto un rospo. Sì, è troppo lento, è troppo tondo: dev'essere un rospo."
Ferma restando la nostra meraviglia sulla capacità di un rospo non tanto di saltellare dal fiume, un paio di chilometri a valle, sino alla nostra proprietà, quanto di riuscire a salire la veranda centrando gli scalini, ci avviciniamo e constatiamo che sì, effettivamente, c'è un rospo davanti alla porta.
Un grosso rospo. Grigio, livido sotto la luce della luna, e gonfio.
E' la prima volta che, in più di vent'anni di frequentazione del luogo, ci imbattiamo in un rospo appoggiato al muro di casa.
Mi viene da vomitare al solo buttarci un'occhiata. Se fosse una palla morta, non mi farebbe tanta impressione. Ma è vivo. Devo girare la testa, perché se lo vedessi muoversi mi sembrerebbe di sentirmelo addosso, viscido, repellente. Bleah.
Grido anch'io un po', tanto per fare scena, e per richiamare i prodi maschi di casa, soprattutto perché è passata mezzanotte, saranno quindici gradi, è umido e voglio entrare dentro per evitare di morire congelata nella mia scamiciata con le bretelline.
Arriva prima il figlio naturalista, che con placido interesse ed estrema attenzione lo esamina, affascinato.
"Sbrigati!" strilliamo noi parte femminile della famiglia. "Fa' qualcosa, portalo via!"
Il giovane non trova di meglio da fare che provare a stimolare la motilità del rospo mediante una lieve pressione di spinta effettuata sul corpo del medesimo con una scopa trovata nei pressi. La qual cosa per fortuna non sortisce effetti, ma fa lo stesso intensificare i nostri strilli, al pensiero che l'animale, così sollecitato, faccia un paio di zompi nella nostra direzione.
La giostra continua così per una decina di minuti. Il tempo, per il plantigrado capofamiglia, di andare con la massima calma ad aprire la sottostante cantina e riemergerne brandendo una pala. Con la quale raccoglie il rospo come se fosse un mucchio di letame, e lo lancia al di là della rete di recinzione.
Noi tutti rabbrividiamo, attendendo uno "splash" che per fortuna non arriva.
"Ma papà, che cavolo, l'hai spiaccicato" protesta vibrante il naturalista.
"Macché" replica sereno il genitore. "Quello sta meglio di me. Sarà già tornato al fiume."
Fine dell'interludio, si può accedere alla dimora senza ostacoli.
E mentre mi avvio veloce verso l'entrata, storcendomi una caviglia nell'erba rugiadosa, penso che una come me, se le fanno tanto schifo i rospi, non può poi lamentarsi di non aver mai incontrato un principe.
lunedì 1 agosto 2011
Per te, Eli
Ho una bella fanciulla
simile nell'aspetto ai fiori d'oro,
la mia Cleide diletta.
Io non la darei né per tutta la Lidia
né per l'amata...
Mystic pizza
Dopo un inizio sfolgorante, il luglio appena finito mi ha portato tante inquietudini e troppi rimescolamenti emotivi: tempeste in un bicchier d'acqua che hanno sollevato il mio fondale psichico come uno tsunami, ottovolanti su cui sono andata su e giù senza riuscire a fermarmi, provando nausea e paura.
Sono passata attraverso un mutamento violento e rapido, come stessi attraversando un deserto sotto il sole cocente sballottata sul dorso di un cammello con l'andatura di un destriero.
Avessi dovuto affrontare tutto questo in solitudine, non so se ce l'avrei fatta.
E invece ho fatto il guado in compagnia di molte presenze che, giorno dopo giorno, in varie circostanze, per lo più inaspettatamente, a partire dall'inizio di quei giorni belli, mi hanno teso la mano.
Per ottimi motivi, se ho amato sempre appassionatamente, di amore struggente, la metà maschile dell'universo, ho sempre diffidato del genere femminile. Ho avuto fin da giovanissima, ed ho tuttora, grosse remore e timori persino con la parte femminile di me stessa.
Eppure, se ho attraversato questo tratto di fuoco uscendone quasi del tutto indenne, lo devo ad una piccola frotta di donne che in questo mese mi è venuta incontro e ha condiviso dei momenti di vita con me.
Donne che mi hanno vista, guardata, scrutata con sguardo amorevole e complice.
Che mi hanno ascoltata, confortata, capita. Che mi hanno fatto riflettere, emozionare, e, a volte, ridere tra le lacrime. Che mi hanno aperto il cuore, rivelando con pudore, semplicità, delicatezza, le loro affinità con la mia esperienza, e non mi hanno fatto sentire più sola, alleggerendomi il giogo.
E' stato così che, in questo riappropriarmi di me stessa, in questo doloroso riversare dentro e fuori il groviglio di bene e male che ho tenuto compresso e celato per i lunghi anni in cui sono stata come morta, ho finalmente scoperto l'arcana e magica forza della sorellanza.
Per ottimi motivi, se ho amato sempre appassionatamente, di amore struggente, la metà maschile dell'universo, ho sempre diffidato del genere femminile. Ho avuto fin da giovanissima, ed ho tuttora, grosse remore e timori persino con la parte femminile di me stessa.
Eppure, se ho attraversato questo tratto di fuoco uscendone quasi del tutto indenne, lo devo ad una piccola frotta di donne che in questo mese mi è venuta incontro e ha condiviso dei momenti di vita con me.
Donne che mi hanno vista, guardata, scrutata con sguardo amorevole e complice.
Che mi hanno ascoltata, confortata, capita. Che mi hanno fatto riflettere, emozionare, e, a volte, ridere tra le lacrime. Che mi hanno aperto il cuore, rivelando con pudore, semplicità, delicatezza, le loro affinità con la mia esperienza, e non mi hanno fatto sentire più sola, alleggerendomi il giogo.
E' stato così che, in questo riappropriarmi di me stessa, in questo doloroso riversare dentro e fuori il groviglio di bene e male che ho tenuto compresso e celato per i lunghi anni in cui sono stata come morta, ho finalmente scoperto l'arcana e magica forza della sorellanza.
Tenera nemica
E' dura, con una giacobina per casa.
Figlia, mia cara
come sabbia al sole
sei d'oro
Tu, figlia
piccola mia luna
misteriosa per me
Sorrisi
ed improvvise lacrime
Silenzi
e sguardi ostinati e allegria
Mia cara,
prendi le mie ali e vola
lontano da me.
Figlia, mia cara
prepotente e fragile
sei mia
Tu, figlia
tenera nemica
sconosciuta per me
Mi parli
Fiumi di parole e poi
segreti
e sogni speranze e timori
Mia cara,
prendi le mie ali e vola
lontano da me.
Ti guardo
Come mi assomigli,
la rabbia
la mia stessa malinconia
Mia cara,
prendi le mie ali e vola
lontano da me.
Figlia, mia cara
come sabbia al sole
sei d'oro
Tu, figlia
piccola mia luna
misteriosa per me
Sorrisi
ed improvvise lacrime
Silenzi
e sguardi ostinati e allegria
Mia cara,
prendi le mie ali e vola
lontano da me.
Figlia, mia cara
prepotente e fragile
sei mia
Tu, figlia
tenera nemica
sconosciuta per me
Mi parli
Fiumi di parole e poi
segreti
e sogni speranze e timori
Mia cara,
prendi le mie ali e vola
lontano da me.
Ti guardo
Come mi assomigli,
la rabbia
la mia stessa malinconia
Mia cara,
prendi le mie ali e vola
lontano da me.
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