sabato 20 ottobre 2012

Ricomincio da tre

Settimana caotica, dentro e fuori di me. Sto cercando di conoscermi, di capire quel che mi piace, quel che mi interessa, quel che vorrei, potrei, fare da grande. E mi sento un uccello che, entrato per caso in una stanza da una finestra aperta, non riesce più ad uscirne, e frullando le ali come un disperato sbatte il capo in tutte le pareti. Vado a tentoni, insomma. Sperando di trovare dei punti fermi a cui appigliarmi.

Continuando a ripensare a Suu mi è venuto istintivo adoperare la sua vicenda come un test: comparare la sua forza di volontà alla mia. Così mi sono messa a rovistare nel barattolo arrugginito della mia memoria alla ricerca di qualche mio atto che, compiuto magari per caso, senza aver idea di star facendo chissà che, nella più completa inconsapevolezza della sua portata, abbia finito per dare un'impronta, una sterzata importante, alla mia vita, in modo tale che, vedendolo ora retrospettivamente, io ne possa cogliere l'importanza, il significato, e gli effetti che ha indelebilmente determinato nella mia essenza di persona, nonché quanto abbia potuto influire e incidere sull'esistenza di coloro che mi circondano. Per avere un punto di partenza, o di ripartenza, da me stessa.

Non è servito manco rimestare tanto, alla fine, per tirarne fuori qualcuno.

Uno, come già ricordato, riguarda la storia della mia erre blesa corretta da me in prima elementare.

Il secondo è la mia autoterapia di guarigione dagli attacchi di panico che ho risolto con la fierezza di non esser mai ricorsa all'ausilio di farmaci. Manco mezza pasticca di ansiolitico ho mai preso. Dopo l'insorgenza di episodi violentissimi, continui e invalidanti intorno ai miei ventitrè anni - e lì sono stata aiutata e assistita, tanto, dalla sola amorevole attenzione di due uomini che avevo vicino, il mio allora fidanzato oggi marito e il mio datore di lavoro - ne ho avuti altri, anche a distanza di anni, ripetutamente. Stavo bene per un bel po', con il mio silente malessere che mi scorreva sottotraccia come un fiume carsico. Poi, improvvisamente, come un fulmine a ciel sereno, senza un motivo apparente, ecco che si riscatenava. L'ultima volta è stato il giorno del compleanno di mio figlio, un agosto di dieci anni fa. Si era in campagna, era prossimo il tramonto, io stavo andando in auto al paese vicino a ritirare la torta; e nel passare il ponte sul fiume ho sentito salirmi la solita, familiare, angosciosa sensazione di morte che pian piano prendeva ad invadermi tutta. Il panico che   mi saliva alla gola, irrefrenabile, ingestibile. La certezza di star varcando la soglia del mondo dell'aldilà, di non poter far niente per ancorarmi alla vita, agli affetti, ai miei figli che mi aspettavano a casa. Ma invece di irrigidirmi, come avevo sempre fatto, favorendo l'aumentare dell'intensità dei sintomi, mi sono abbandonata, dicendo tra me e me con serena curiosità: "Cri, forse è un attacco di panico, forse invece stai davvero morendo. E con ciò? Non avere paura. In fin dei conti, è un'esperienza anche questa. Vediamo che succede". Ebbene, sono tornata all'istante padrona di me stessa. L'attacco di panico si è arrestato, per non tornare mai più.

Il terzo è quando sono riuscita autonomamente, con una regime alimentare e fisico di mia invenzione e una costanza di cui mai mi ero scoperta capace, a dimagrire di dodici o tredici chili. Nell'autunno del 2005, in seguito ad un brutto malanno di mia madre, e alla sua conseguente degenza in vari ospedali, qualcosa mi è scattato dentro, e mi son detta che se non potevo ringiovanire potevo almeno dimagrire. Sull'età non avevo potere, sul peso sì. E dai settantuno, settantadue chili che ero arrivata a pesare, a giugno 2006 ero tornata ad averne addosso i miei cinquantasette di ragazza. Ora ne ho ripresi un paio, forse tre. Ma so di avere la potenzialità di disfarmene quando voglio.

Se ci metto pure il mio modo piratesco di guidare l'auto, il mio autocontrollo e la mia fulminea lucidità nel calcolare il pericolo guizzando a zigzag nel traffico impazzito e spaventoso di Roma senza aver paura di niente e di nessuno, beh, mi trovo una buona base su cui ancorare la mia rinascita di persona.

E ora esco di qui e comincio a darmi da fare.


15 commenti:

  1. Mai provare a conoscere se stessi...metti che poi non ci si piace, comunque tocca passare insieme il resto della vita ;P

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Che cazzata, scusami. Perché non ci si dovrebbe piacere? Se si scoprisse una cosa del genere, tanto varrebbe suicidarsi. Vorrebbe dire essere proprio delle merde. Io non mi ci sento, e tu? :D

      Elimina
  2. Il titolo di questo tuo post secondo me è azzeccatissimo in quanto proprio leggendo il "terzo" appare abbastanza chiaro come tu abbia affossato il passato e come affronti il presente e affronterai il futuro.
    E ci riuscirai.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. :D Mi sento molto Vittorio Alfieri :D
      Grazie :***

      Elimina
  3. Non sottovalutare l'aiuto del tuo compagno. Vuol dire moltissimo. E' quando queste situazioni bisogna affrontarle davvero da sola che l'aiuto psicologico è necessario, altrimente davvero non si sopravvive. Molti non comprendono il significato letterele che io do' all'espressione "da sola". Lo so, è difficile da comprendere.
    In questo momento sono molto vicina alla mia amica di una vita (letteralmente, ci conosciamo da quando andavamo all'asilo insieme) che doffre di disturbo d'ansia generico da molti anni. Le è peggiorato e letteramente non riesce a farla vivere. So cosa dici. Ma so che ce l'ha farà, ha un compagno d'oro, una psicoterapia intelligente e... noi amici che siamo lì per lei. Quando si ha tutto ciò, gli ansiolitici non servono.
    Ma alla fine dei conti, è la solitudine (intesa letteralmente come isolamento) che è il vero male.
    Ciao bella, un abbraccio forte.

    RispondiElimina
  4. Chiedo scusa per tutti gli errori di battitura... eppure ho bevuto solo un bicchiere di vino a pranzo!!!
    ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. :D
      Io chiedo scusa per rispondere solo oggi :)
      ho avuto dei giorni emotivamente incasinati, tipo pentola a pressione, e non riuscivo a trovare il filo dei miei pensieri :)
      Ecco, quello che davvero in questi casi ti salva la vita è la rete di relazioni umane in cui sei intrecciata. Ciò che dà senso primario al nostro esistere è il nostro essere animali sociali... Da soli, oggi metaforicamente e ai tempi della preistoria anche fisicamente, si muore :)
      Un abbraccio grandissimo.

      Elimina
  5. ahahah swei un mito, io non mi metto mai alla prova o perlomeno non mi ci metto consapevolmente poi faccio delle cose e mi dico toh..ci sei riuscita

    però quando mi serve aiuto lo chiedo (sto parlando non di farmaci ma di terapia)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Eheheh, ma allora fai esattamente come ho fatto io: non mi sono mica messa consapevolmente alla prova, mi è venuto istintivo fare cose, e poi dirmi oggi "toh, guarda un po' che ho fatto!"
      e in quanto all'aiuto (terapeutico), saperlo chiedere fa parte dell'essere in gamba. Difatti io l'ho chiesto e lo sto chiedendo ;)

      Elimina
  6. ciao cri, penso che dopo aver superato in stile il traffico di roma, niente ci può far paura nemmeno caronte, credoche anche questo tuo blog, sia una bella prova, ci sono costanza, sentimenti, emozioni, in fondo ci sei tu che cerchi qualcosa che va al di là della normale quotidianità.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie, grazie, endi. Noi viaggiatori metropolitani ci riconosciamo a naso. Sento un calore nel petto a pensare che hai ragione :)
      (un giorno poi mi spiegherai il tuo nick ^^)

      Elimina
  7. Ecco, io sul "modo piratesco di guidare l'auto" avrei qualche riserva!! Quindi, non mi incrociare quando sono sullo scooter perché litighiamo!

    Ciao Cri e buon pomeriggio. Però, mi pare che la tua "rinascita" l'hai poggiata su solide basi. Comunque, per come la penso io, anche se mi avessi detto che "ricominci da zero",invece che da tre, avrei detto che è una buona cosa.

    Importante è "darsi da fare", poi se uno comincia da uno, da due o da cinque fa poca differenza. O meglio, qualche differenza la fa, almeno come "certezze" su cui basare il proprio cammino. Però, ripeto, l'importante è avere forza di volontà e voglia di fare, anche quando si ridiscute tutto se stessi.

    A questo punto, però, spero ci farai partecipi anche delle tue conquiste!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ahahahaha, Carlo, mi piacerebbe litigare con te... L'ho fatto solo una volta, e non mi è nemmeno riuscito, tu sei troppo signorile ed equilibrato per darmi manforte ;)
      Grazie delle tue bellissime parole. Mi incoraggiano tanto! In questo momento mi sento solo sull'ottovolante, alterno fitte di ansia a picchi di euforia, ma è la prima volta nella vita che davvero percepisco, a tratti, l'ansia come energia psichica invece che come sofferenza, che ne colgo tutta la potenzialità vitale... Sono una pentola in ebollizione col coperchio, non riesco a connettere del tutto né a capire cosa dovrò fare. Però, sicuro, vi terrò al corrente delle mie avventure :D
      buona giornata!

      Elimina