mercoledì 11 settembre 2013

9/11

Apro incautamente FB la sera dell'11 settembre, e mi trovo ad assistere alla diatriba delle commemorazioni tra i filoUSA - Torri Gemelle sì, Golpe cileno no - e gli antiamericani - Golpe cileno sì, Torri Gemelle no. Allora io mando affanculo tutte e due le fazioni e celebro il mio 11 settembre personale: il giorno del compleanno di mio zio Agostino Ferretti detto Nino, fratello di mia madre, nato l'11 settembre 1920, e dell'incidente che lo uccise.
Anche mio zio aveva la retinite pigmentosa, ed era cieco come lei. Anzi, essendo nato 14 primavere prima di lei aveva anche il primato di esser lui il cieco originale di casa, per così dire, quello su cui avevano anche provato le torture di cure inutili e dolorose, prima di arrendersi all'inevitabile. Ma era lo stesso un uomo, mi si dice, molto vitale, spiritoso, un eterno ragazzone.
Pare che gli amici lo avessero chiamato il 10 settembre per invitarlo ad un pranzo a base di pesce ad un ristorantino di Ostia. Pare che lui convinse la compagnia a posticipare di un giorno: "andiamoci domani, è il mio compleanno, così festeggiamo." E così fu. E nell'andare, quell'11 settembre 1965, la macchina su cui viaggiava ebbe un incidente sulla famigerata Via del Mare: uno stupidissimo tamponamento, nulla di grave, così mi hanno raccontato. Ma la portiera del posto del passeggero, dove sedeva mio zio, si aprì per l'urto, e lui, privo di punti di riferimento visivi, non fece in tempo a rendersi conto di quel che stava capitando prima di cadere riverso fuori dall'abitacolo, battendo la nuca su una pietra miliare della strada.
Restò tetraplegico. Cieco e immobilizzato dalla testa in giù, rimase cosciente per qualche giorno, poi per fortuna entrò in coma. Ai primi di ottobre - il cinque, mi sembra - morì, tra l'altro fottendomi il primo compleanno della mia vita, capitato in mezzo a quel mese scarso di agonia.
Non ricordo niente di mio zio. Ricordo il viso di pietra di mia nonna, lungo tutto il corso della mia infanzia, quello sì. E devo aver assorbito il suo dolore per contatto ogni giorno da quell'undici settembre in poi, visto che, con una madre quasi cieca e un padre sempre fuori, era prevalentemente lei quella a cui ero affidata: quella che mi cambiava, che mi lavava, che mi dava la pappa.
Sembra che zio Nino fosse innamorato di quella nipotina, a cui aveva scelto il nome, Maria Cristina, combattendo e vincendo contro una pletora di parenti che ne avevano suggeriti altri, e che lei lo ricambiasse con uguale entusiastico amore. Che negli ultimissimi mesi, quell'ultimissima estate, ogni mattina, sentendo il suo vocione allegro che si approssimava al suo lettino, quella bimba di otto, nove mesi si svegliasse di colpo e si rizzasse in piedi, festante paperotta, dondolando energicamente la coda formata dalle fasce di lino intrise della pipì della notte.
Quando era di buonumore mia madre mi raccontava che, oltre al mio doppio nome, potendosi sul registro parrocchiale indicarne fino a sei, io ero segnata come Antonietta Marina Marta Laura Floriana. Antonietta come la mia madrina, Marina come mio nonno materno morto prima che io nascessi, Marta per far contento quell'originale di mio zio Aldo, fratello minore di mio padre, Laura per la mia zietta dodicenne sorella di Aldo e di mio padre, Floriana per la sorella della mia madrina.
Quando, nell'imminenza del mio matrimonio in chiesa, sono andata in parrocchia a richiedere l'indispensabile certificato di battesimo, ho constatato coi miei occhi che è vero, i nomi sono proprio quelli: Maria Cristina Antonietta Marina Marta Laura Floriana.
Ma all'anagrafe, prima della virgola, c'è solo Maria Cristina. E io quella sono, una Maria Cristina. Come volle lo zio Nino.
Auguri, caro zio che mi hai imposto il nome che porto, che mi ha definito come persona.
Oggi è te che ricordo.

6 commenti:

  1. Bello Cri questo tuo voltare le spalle (come la data, all'americana però)al coro di commemorazioni multiple e fluide. Culto obbligato che a tratti suona retorico feticismo.
    Ma tu lo sai che riesci a superarmi di due posizioni? Perché io all'anagrafe sono Ambra, poi anch'io sul certificato di battesimo (si sono nata in una famiglia cattolica) mi chiamo Ambra, Graziella, Gabriella, Letizia, Lucia e come non bastasse da piccola, e ancora ora in famiglia, mi chiamavano Nuccia. Lasciamo perdere.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho scelto il titolo, come sempre faccio per ammessa incapacità di trovarne di adeguati concepiti dal mio cervello, tra i titoli di film o di libri famosi. In questo caso ho preso un pezzo del titolo da Farenheit 9/11, di Moore. Non avevo minimamente pensato alle implicazioni che tu hai colto. Incredibile.
      "Culto obbligato che a tratti suona retorico feticismo."
      Applaudo appassionatamente.
      Favolosa la storia dei tuoi cinque/sei nomi! A me è capitato perché ero la prima nipotina: in assoluto da parte di padre, la prima nipotina femmina da parte di madre (mio zio era padre di un figlio unico maschio di diciotto anni più grande di me). I tuoi nomi sono tutti molto belli: anche il diminutivo, Nuccia, è affettuoso e soave; ma Ambra è un nome di tale fascino che li batte tutti di parecchie lunghezze, e ti calza a pennello. Chissà, forse è vero che il carattere di una persona si conforma al proprio nome di battesimo, a forza di sentirselo ripetere; oppure tu sei nata proprio Ambra. Ma resta il fatto che quel nome suggestivo e insolito - il nome di un gioiello; della purissima, trasparente gemma resinosa di caldo color oro che nei sette tesori del buddhismo viene associata alla saggezza - è perfetto per te, e fa venire da pensare che non avresti potuto chiamarti in nessun altro modo :)

      Elimina
  2. Cara multinome - fortunatamente salvi quello a noi più noto e che ti è stato imposto da il tuo caro zio Nino - hai narrato con maestria il tuo 11 settembre stracolmo di ricordi ed hai avuto anche la bontà di portarlo a nostra conoscenza. D'altra parte tu sei così, non ami nascondere nulla di te, sai di essere nel giusto in quanto scrivi sul tuo blog che è anche il tuo diario personale ma che non tieni nascosto in un cassetto. Per tuo e nostro gradimento.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ultimamente, Aldo, comincio a pensare che tu mi legga nel pensiero. Sarà anche che sono parecchio trasparente, ma certo tu hai un dono particolare. Sarà che siamo in sintonia, chissà :)
      (A proposito di questo, ne approfitto per dirti che quello che mi hai proposto martedì sera al telefono mi ha commosso profondamente. Ci penso e ripenso da due giorni. Grazie)

      Elimina
  3. auguri zio di Cri, anche da parte mia, anche se in ritardo, anche se non l'ho conosciuta, ma questo post, per qualche minuto l'ha reso vivo accanto a noi.
    saluti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie, caro endi! Se da qualche parte aleggia il suo spirito, lo zio Nino sarà molto contento di aver incontrato un nuovo amico :)

      Elimina