lunedì 16 settembre 2013

With a little help from my friends

Martedì scorso, finalmente, torno da Edo.
Sono quaranta giorni che non lo incontro, troppo perché il mio desiderio di vederlo, così a lungo protratto, non si sia sfilacciato, ed ora, complice anche il rientro al lavoro che mi ha smorzato in sole quarantottore gran parte della gioia, della vivacità e del benessere recuperati o conquistati durante le ferie, la prospettiva di questo evento a lungo atteso con impazienza non mi alletta più mica tanto. Anzi.
Sto facendo la bimba piccola, lo sento. La bimba lasciata tutto il giorno a casa dei nonni dalla mamma che è andata a lavorare e che a sera, vedendola arrivare a riprenderla, mette il muso e volta il viso dall'altra parte, offesa.
In più ci si è messo pure questo pensiero deprimente a ronzarmi nella testa. Un pensiero che è uno squisito banchetto per le mie paranoie di abbandono e indegnità. Un rovello che mi si avvita nella mente e mi tenta alla ricaduta nella dipendenza e nella sofferenza: "Se è stato tranquillo quaranta giorni senza vederti significa che di te non gli importa niente. E come potrebbe essere altrimenti? Tu non sei nessuno per lui, sei solo lavoro. Mica sei una a cui vuole bene. Perché dovrebbe? Ti sopporta perché tu lo paghi. E ora che le vacanze sono finite, magari si sente come te, e si scoccia pure di tornare a lavorare, come tu ti senti scocciata di andare in ufficio". Roba da rabbrividire. E da lì a "non ti vuole bene perché nessuno te ne vuole, perché non sei degna di essere amata" il passo è breve.
Vincendo il mio malessere, e il senso di inutilità e scoramento, vado all'appuntamento.
Mi apre sorridente, bello come il sole e vitale come un mattino di maggio, e non mi dà nemmeno il tempo di registrare le mie prime sensazioni che già mi abbraccia con spontaneità e calore, apparentemente davvero contento di rivedermi.
Ci sediamo per il solito faccia a faccia sulle due Poang poste l'una di fronte all'altra.
Io annaspo nel mio mutismo.
"Allora?" mi sollecita placido, interessato, anche se un'insolita fissità e compostezza nella sua attitudine (non si dondola a gambe larghe curvandosi all'indietro in quel suo modo impetuoso che mi fa sempre temere che finisca in orbita per il contraccolpo) tradisce una punta di disagio anche in lui, o forse solo un'esitazione per l'incertezza delle mie reazioni, nel ritrovarsi me davanti dopo tanto tempo.
Io sbotto cercando di non farmi tremare la voce: "Sai, da un paio di giorni sono rientrata al lavoro, e mi sono bastati per spegnere tutta l'energia positiva che ho accumulato in queste ferie. Come se mi avessero spento un interruttore."
"Ah, il senso di straniamento, sì" mi interrompe roteando le sue due padelle azzurre come un folle, o un attore. "Quello ce l'ho anch'io, ti capisco. Mai come quest'anno mi fa fatica riabituarmi al caos della città: mi sembra che tutti vadano di corsa, che siano tutti pazzi. Sai, dopo sedici giorni di Grecia, in quella calma, in quella pace, in quella luce... In sedici giorni mai manco una nuvoletta, figurati..."
Me lo figuro eccome, steso a pancia in su sulla spiaggia di un'isoletta dell'Egeo. Sorrido nervosa, gli strappo di mano il filo del discorso, e riprendo: "Anch'io mi sono goduta il mio periodo di distacco con intensità particolare, quest'anno. Al punto, pensa, che mi ero proprio dimenticata dell'ufficio, dei colleghi, di tutto. E quando mi è toccato rientrare... Mi è costato proprio tanto, come entrare in una tomba e farmici chiudere dentro con una bella pietra sepolcrale, ecco. E allora mi sono detta che, se a te riprendere fa lo stesso effetto che a me, proprio non deve farti piacere rivedermi."
Allora mi guarda sornione, poi si scioglie nel suo sorriso più incantevole e  - lui, il mio terapeuta, l'uomo che fa, come dice lui, "una professione d'aiuto", quello che dovrebbe darmi una mano a campare nella mia realtà - replica allegramente, enfaticamente, affettuosamente: "Ma che c'entra! Ma per forza stai così! E grazie, anch'io, sai, se facessi il lavoro di merda che fai tu, che ancora non capisco dove trovi le forze per continuare a subire quella tortura, mi sentirei come te..."

20 commenti:

  1. A parte il lavoro di merda, comune a molti, c'era in prima pagina qualche giorno fa su Repubblica "Come evitare lo shock da rientro". Ma l'articolo non l'ho letto.

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    1. Alberto, neanche io: fa parte di quella gamma di articoli "know how", in cui rientrano anche "dieci consigli per proteggersi dal caldo/dall'influenza di stagione/dalla depressione post partum/dal colpo che ti piglia" che evito accuratamente ;)

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  2. No, scusa, fammi capire. Il tuo psicoterapeuta ti ha detto che fai un lavoro di merda? sei sicura che ti serva?

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    1. Scherzi? Il mio psicoterapeuta mi piglia sul serio ^_^ !
      Io, poi, l'ho preso come un complimento... :D

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  3. Scusa, ma lo psico è lui o sei tu? Forse non ho capito niente finora.

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    1. Ah, è lui, è lui, il marpione. E' il primo che non riesco a fregare, mi frega sempre lui... ^_^

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  4. Scherzavi, vero? Ti sei inventata tutto.

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    1. Giuro, croce sul cuore! Forse scherzava lui. Diciamo che ha fatto un'iperbole per farmi sentire in gamba e anche per eludere la mia domanda... Io l'ho preso come la più bella rassicurazione che potesse farmi, mi ha intenerito e scaldato il cuore, sul serio. Però, davvero, mi ha fatto tanto ridere :D

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  5. scusami Cri,
    sarà pure "bello come il sole e vitale come un mattino di maggio", ma dimmi, ti prego dimmi, che non lo paghi, il genio...

    e buon lunedi! ;-))

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    1. Questo è proprio un genio, fidati. Non dice mai una parola senza motivo; e ti assicuro che, per quello che gli ho raccontato fino a qui il suo commento è il solo calzante al mio impiego. Lui poi mica vuol farmi sentire in una vita rose e fiori: il suo maggior impegno è quello di ridurre al massimo lo scarto tra le mie illusioni e la mia realtà effettiva. Il fatto che io abbia un lavoro di merda è, appunto, un fatto; non posso mica dire che profuma di rose, è effettivamente un lavoro di merda. Detto questo, mi ingegno, grazie al suo aiuto, a viverci dentro il meglio possibile, senza indorarmi la pillola, senza frignare, senza vittimismi. Questo è il mood della nostra relazione: per quello lui mi ha risposto così. E io mi sento proprio orgogliosa del fatto che un uomo illuminato come lui riconosca che io, senza se e senza ma, svolgo, effettivamente, un lavoro di merda, umiliante, deprimente, annientante; e che riesco a farvi fronte con tutti gli spiriti. Per me è stato un incoraggiamento importante; senza omettere pure l'altra considerazione sottintesa, e cioè che io per lui sarò pure un lavoro, ma tutto il contrario di un lavoro di merda... :)

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  6. ogni mattina (tranne i giorni segnati in rosso) endi si sveglia per andare al lavoro.
    ogni mattina il collega di endi si sveglia per andare al lavoro.
    ogni mattina i 2 sfigatelli si incontrano ed esclamano "che lavoro di merda!", aggiungendo poi "pausa caffé?".
    inizia a non entrarmi + in testa il concetto di lavoro, penso che l'uomo sia e debba essere altro, per esempio una pausa caffé, che tra l'altro ho iniziato a prendere senza zucchero. Per una questione di linea, credo...si avvicina la prova costume :)

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    1. Prova costume? Vai ai Caraibi? :D
      Se "lavoro" significa disumanizzante routine, sì, sono arciconvinta che l'uomo sia e debba essere altro. Caffè o non caffè (io non posso più prenderne tanti, ultimamente, il mio stomaco si è fatto troppo delicato), l'uomo "deve" essere "pausa" dal meccanicismo alienante. Pausa di riflessione, di raccoglimento, di recupero dell'equilibrio, della percezione dei propri contorni di concretezza, di rientro in se stesso, di compattamento del suo essere.
      No, perché poi quando (nel mio caso, non so nel tuo, magari vivi la mia stessa condizione...) il cosiddetto lavoro arriva a consistere nel passare nove ore della giornata a guardare il soffitto - mi capita almeno una volta ogni due settimane, e per me è un'autentica tortura -, e quando va bene è invece una mera immersione in una marea di totale mancanza di professionalità, competenza, meritocrazia, stimoli, coordinamento, raziocinio, logica, senso buonsenso e sensibilità, ordine, armonia, sintonia umana, serenità, minimo ordinario funzionamento dei macchinari in dotazione, e oltretutto ti dicono pure che devi ringraziare il Padreterno (ma perché scomodare uno così in alto? So io chi dovrebbero ringraziare i miei colleghi) , eccome no!, perché "tu sei fortunato/a, al giorno d'oggi, con i diritti non più garantiti e il dramma epocale del precariato", come se tu fossi un pezzente senza risorse che deve contentarsi di esser preso a calci, a sentirti dire da uno che ti conosce, che sa chi sei e quello che vali, che fai un lavoro di merda, già ti senti risarcita, ti sembra che siano state ristabilite nel mondo le giuste priorità, che sia stata fatta giustizia. Io punto a licenziarmi e a trovare da fare altro, prima di tirare le cuoia. Non so se ci riuscirò, ma è quella la mia stella polare, la fuoriuscita dalla pubblica amministrazione di questo Paese. E il solo fatto che non me la stia più a raccontare, la fola di "quanto sono stata fortunata", mi fa star molto, molto meglio :)

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  7. ti stava prendendo in giro, ne sono sicura, io dal mio vado domani ;-)

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    1. Lo penso anch'io, per come lo conosco. Mica poteva dirmi "ma che dici, mi fa piacere vederti": avrebbe inficiato la terapia. Ma io so, e lui sa che io so ;)
      Domani anch'io, Pat! ^_^
      (E scusa per la buca al mercatino di ieri: sono stata trascinata via da Roma contro la mia volontà. Ma non demordo, il prossimo banco dove esponi è il MIO :D )

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  8. Spero di darti un aiuto. Intendiamoci il mio è un parere personale.
    Allora: non andare più in ferie. Smisi di prenderle cinque anni prima di andare in pensione e sono credo 20 anni che non vado in vacanza. Un beneficio che non ti dico.
    E poi non andare più dal terapeuta, sono geloso.

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    1. Senza scherzi: questa soluzione per me sarebbe la migliore, sai? Quella più praticabile. Molto meglio fare piccole pause di due o tre giorni nell'anno che dare un taglio netto di un mese, con choc all'inizio e alla fine della vacanza, per abituarsi e disabituarsi! Ma è il mondo che non vuole acconciarsi ai miei desideri, e continua a bloccare ogni attività per tutto il mese di agosto contro la mia volontà :D
      In quanto alla tua ultima frase, è un sacco di tempo che la stavo aspettando ;) :*

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  9. ...ti dirò che sono una di quelle che NON CREDONO assolutamente all'amore a distanza, o alla distanza in amore!

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    1. Ah, manco io, la trovo una comodissima scorciatoia per non impegnarsi davvero, oltreché una gran perdita di tempo in pippe mentali autogenerate e autoalimentate. Ma mi sfugge un po' la connessione col post... :D

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  10. Idealmente, solo a Pinocchio darei fiducia come psicologo del lavoro :)

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