Allora: Torino è bellissima. Come sospettavo. (E si consideri pure che chi, come me, vive in una città eccezionale come Roma, è alquanto difficile da impressionare o entusiasmare.)
I torinesi pure. Ne ho avuti numerosi esempi, diretti e indiretti, simbolicamente riassumibili nel felice incontro con una bella e grande donna che, dopo aver brillato per mesi nel mio piccolo amato universo virtuale, ha accettato di uscire dallo schermo, diventare vera per me, e donarmi la stretta calda, forte e dolce delle sue parole e dei suoi abbracci.
La gita scolastica lo è stata altrettanto.
Siamo proprio un gruppo assortito di galapiats, come si chiamavano i ragazzi del telefilm simbolo della mia infanzia. Ci sono gli indomiti protagonisti, i nerd geni trascinatori, i gregari operosi e indispensabili, i battitori liberi, le belle ardimentose, tutti uniti da un medesimo interesse, dalla nostra collettiva ricerca del tesoro, per perseguire la quale abbiamo bisogno gli uni degli altri. Come loro viviamo, sublimata nel forum. un'avventura ricca di emozione, divertimento e fantasia. E quando ci troviamo insieme ci riconosciamo, in un'atmosfera di affetto e sintonia che si fa subito d'intensità palpabile.
Con tanti di loro mi ero già vista più volte. Certuni posso considerarli proprio amici, so di voler loro bene, di provare un calore in petto quando penso a loro. Alcuni scelti rappresentanti di questa categoria compaiono nella piccola foto che ho inserito nel blog, colta in un momento idilliaco, su un ponte del LungoPo, ai piedi della famosa collina, vicino al magnifico parco del Valentino. Con un piccolo, residuo manipolo invece è stata la prima occasione di conoscenza reale, dopo mesi, magari anni, di sporadici rapporti virtuali. E mi si è rinnovata la solita eccitante, appagante esperienza di pienezza. Per uno specificamente avevo curiosità ormai spasmodiche, simpatia e stima che necessitavano di esser infine indirizzate verso un viso, un nome, una fisionomia precisa. Anche queste sono riuscita a soddisfare, con un senso di mera gratitudine.
E poi c'erano anche altre due persone. Due persone in particolare, che da sole costituivano per me una buona metà delle motivazioni dell'intero viaggio. Due esseri umani con i quali, per motivi diversi, avevo sentito di avere un legame autentico, merce così rara qua dentro. Due uomini, uno più maturo, l'altro giovane filibustiere, che avevo estrema necessità di abbracciare.
Ce l'ho fatta. Quando li ho visti il cuore mi si è aperto, e ho saputo di non essermi sbagliata. Li ho stretti a me in successione, carezzando i loro visi, le care fattezze viste tante volte in foto e mai potute sfiorare fino ad allora. Prima il più vecchio. Poi il più giovane. E ho ovviamente battezzato il magico momento con le lacrime. Di gioia, per una volta, finalmente. Semplice, purissima e autentica gioia.
Guardandomi mentre mi rovesciavo sul vestito la coca che mi aveva offerto nella foga di investirlo con una valanga di parole, lo scontroso e tenero filibustiere ha commentato "sei una bambina, Cri". Dimostrando di comprendermi davvero. E dandomi non poco ristoro.
E quando poi, in un carosello di taxi, clacson, esclamazioni, la compagnia alle tre di notte si è sciolta, trasportando ciascuno al suo destino - chi ad un treno, chi ad un pub dove continuare a tirare mattina insieme ai più tenaci, chi in albergo, chi all'aereoporto - ho avuto davvero la sensazione che si prova quando, alla fine di un campo estivo, i ragazzi si salutano cantando la canzone dell'addio e combattono la nostalgia del distacco cominciando a pensare al prossimo incontro.
Io, dal canto mio, ho cacciato fuori un paio di ulteriori lacrime rivolgendomi al filibustiere con la stessa appassionata e pudica emozione con cui nel video l'angelica Marion si approssima al suo primo amore Jean-Loup.
"Ciao, stronzone, c'ho speranza di vederti un'altra volta prima di morire?"
"Dai, scema, magari una volta ci vengo a Roma."
"Vaffanculo" ho risposto commossa, coprendolo di baci.